oltre l'acronimo, messaggi ad alto potenziale dalla polis
2026, lo spettro Esg conquista l’Europa
Cosa sarà il 2026 per gli Esg? È difficile trovare una risposta, dopo un anno, come quello passato, vissuto nei grandi contrasti tra le retromarce ufficiali (politiche e legislative) e le spinte del mondo reale (sia corporate sia finanziario). È probabilmente il caso di porsi una domanda inversa, ossia: cosa saranno gli Esg nel 2026? L’acronimo è stato bistrattato, vietato e, in molti casi, anche sostituito in esercizi dialettici, ma è bene ricordare che, soprattutto, è stato vittima di un enorme equivoco, probabilmente anche alimentato da semplificazioni giornalistiche. Quello di essere identificato come aggettivo qualificativo, invece che come oggetto (o soggetto). Con Esg si dovrebbe intendere uno strumento di valutazione della sostenibilità, declinata nelle sue innumerevoli (forse infinite) forme tecniche e umane. Affermare, perciò, che qualcosa (o qualcuno) è Esg, è una forma sintatticamente pericolosa. Si tratta di un esercizio di sintesi del concetto corretto e più complesso: qualcosa (o qualcuno) ha un elevato valore Esg.
Paradossalmente, la vulgata negativa sull’acronimo, potrebbe favorirne l’applicazione nel 2026: basta non usare il termine, e ci si sente più liberi di dire cose di importanza Esg. L’uso progressivo dello strumento, dunque, sarà un’applicazione inconsapevole, ma necessaria a trattare le molteplici sostenibilità emergenti. O meglio, i comportamenti sostenibili che emergono spontaneamente nella-e-per la polis. Qualcosa che si può definire “modo di agire” ad alto contenuto Esg.
Questo “modo di agire” non sembra potersi fermare, nonostante i potenti sforzi istituzionali dell’Europa di imporre un freno alla cultura Esg (simili, nella storia, alle barricate ideologiche costruite nell’ottocento contro il teorico di Treviri).
UN BANCHIERE “COMUNISTA”
Uno degli ambiti in cui si manifesteranno “modi Esg” è senz’altro quello dell’impegno sociale. La “S” è stata cancellata, negli ultimi mesi, dalla narrazione politica continentale, proiettata in un distopico scenario apocalittico-militare. Nonostante la forza distorsiva della narrativa ufficiale, tuttavia, non mancano importanti voci fuori dal coro, a segnalare l’importanza di un fattore che caratterizza l’identità europea. Una di queste, da mesi, è quella del ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina, il quale a fine anno ha parlato anche più chiaro del solito. Andando a braccio in un evento universitario, ha smascherato gli autogol Esg della narrativa ufficiale: «Se guardate l’Unione europea – ha detto – oggi abbiamo molti più poveri e disuguaglianze rispetto ai rischi potenziali che derivano da una minaccia reale (non percepita o teorica) della guerra. Forse l’Europa si sta concentrando su priorità che non sono quelle che consentono di costruire un futuro a medio-lungo termine».
Quale valore Esg ha un posizionamento del genere?
ESG COME IA, LA “FIESTA” DI MARIO DRAGHI
Un altro aspetto dove faranno la differenza i “modi” sostenibili sarà quello dell’intelligenza artificiale e, più in generale, della tecnologia. «Le ripercussioni dell’AI sul mondo reale» sono tra i grandi interrogativi del prossimo anno. Ed è evidente che si tratta di una frontiera dove l’etica (i comportamenti, appunto, i modi) gioca un ruolo cruciale.
È non è forse casuale come, su fronte della tecnologia, l’Europa stia compiendo lo stesso percorso di legislazione a ritroso compiuto sulla sostenibilità, anche qui nella logica di una “artefatta” semplificazione normativa volta a una incomprensibile competitività. Il danno è talmente forte da spingere una testata spesso “filo-istituzionale” come Euractiv ad attaccare duramente la Commissione per aver sacrificato la propria cultura del diritto e dei diritti, in omaggio alla «fiesta della deregolamentazione» attivata da Mario Draghi senza «tener conto delle conseguenze».
L’attacco di Euractiv evidenzia il contrasto tra le scelte del Regolatore e le spinte (o le richieste) di sostenibilità “politica” della base.
I GIOVANI CERCANO “DENTRO” GLI ESG
I “modi Esg” giocheranno poi un ruolo chiave nel coinvolgimento delle giovani generazioni. Appare sintomatica una ricerca di Pulse sui driver dell’interesse nel mondo dei social media. Ebbene, la Gen Z cerca, nei brand con cui interloquisce, caratteristiche come autenticità, coinvolgimento umano, impegno nella realtà, capacità educativa e «attivismo con valori chiari e coerenti nel tempo».
Si tratta di aspetti che definiscono le identità Esg dei soggetti, aspetti che concorrono a completare un concetto di sostenibilità comportamentale (il modo) ancora una volta esterno alle matrici regolamentari. E, come tale, destinato a sfuggire ai tentativi di depotenziamento istituzionale.
GLI ESG INVISIBILI AGLI OCCHI
Tutto questo evidenzia l’impossibilità di contenere gli aspetti cui il modello Esg è in grado di dare misurabilità, e dunque identità. Il regolatore, dopo aver abdicato all’idea di classificare la sostenibilità ambientale, sociale e di governance in maniera analitica, oggi si vedrà costretto ad abdicare al tentativo di contenerla.
Come uno spettro, dunque, gli Esg diventano invisibili agli occhi.
Questo, perché gli Esg sono negli occhi di chi guarda. Gli Esg sono dentro noi molto prima che accadano.
Carlo Messinaet.politicaet.resilienzaEuractivMario Draghipulse
