Sfdr 2.0, Efama scettica su tempi ed esclusioni

24 Mar 2026
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La revisione del regolamento Sfdr proposta dalla Commissione europea rappresenta, secondo Efama, l’associazione europea dei gestori, un passaggio chiave per rendere il quadro della finanza sostenibile più semplice e comprensibile per gli investitori. L’associazione accoglie con favore l’introduzione di categorie di prodotto più chiare, la semplificazione delle disclusure a livello di prodotto e l’eliminazione della rendicontazione Pai entity-level, oltre a un maggiore allineamento con le preferenze di sostenibilità previste da Mifid e Idd.

Tuttavia, Efama sottolinea che l’efficacia della riforma dipenderà da alcune scelte tecniche cruciali. In primo luogo, per ottenere una reale riduzione degli oneri, gli obblighi destinati a essere eliminati (in particolare la rendicontazione Pai a livello di entità) dovrebbero cessare immediatamente con l’entrata in vigore del nuovo regime, evitando costi operativi inutili. Allo stesso tempo, i nuovi requisiti dovrebbero essere applicati solo una volta definiti gli standard tecnici, con tempi di implementazione realistici di almeno 18 mesi, così da evitare modifiche continue.

Un aspetto particolarmente critico riguarda i criteri minimi di esclusione proposti. Efama esprime forti perplessità su requisiti che andrebbero oltre quanto già previsto dalle linee guida Esma sul naming dei fondi e dai requisiti del Climate Transition Benchmark (Ctb). Il rischio, avverte l’associazione, è quello di creare frammentazione regolamentare e di penalizzare proprio i settori più rilevanti per la transizione climatica. In particolare, le analisi sugli impatti delle esclusioni proposte indicano che circa il 90-95% del settore energetico globale sarebbe escluso dai prodotti classificati come Transition, così come fino al 50-60% delle utility dei mercati emergenti.

«Sfdr 2.0 rappresenta una vera opportunità per costruire un quadro che funzioni: per gli investitori, per il mercato e per gli obiettivi climatici dell’Europa – ha dichiarato Anyve Arakelijan, Senior Policy Advisor di Efama -. Ma questa opportunità rischia di essere sprecata se le esclusioni minime per la categoria Transition andranno oltre quanto già previsto dai framework europei già esistenti. Escludere i settori carbon-intensive dai prodotti classificati come Transition non accelera la decarbonizzazione: crea semplicemente una categoria Transition che finanzia ciò che è già green, invece di sostenere chi sta attivamente compiendo la transizione.

L’associazione richiama inoltre l’importanza di considerare i sovereign bond come asset eligible per le categorie Transition e Sustainable, a condizione che siano sottoposti a metodologie di valutazione solide e trasparenti. Escluderli, aumenterebbe il rischio del portafoglio, ridurrebbe la diversificazione e comprometterebbe la coerenza del framework.

Un altro punto molto importante è il tema della trasparenza. Efama chiede maggiori responsabilità anche per i fornitori di dati Esg e suggerisce una differenziazione delle disclosure tra investitori retail e professionali. Fondamentale sarà anche testare le nuove regole con i consumatori, per garantire che le informazioni restino chiare, comparabili e comprensibili per gli investitori retail.

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