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Adattamento, 3 strade guidate dal “mercato”
Gli effetti dei cambiamenti climatici persisteranno per diverse generazioni, ma nonostante l’interesse individuale a implementare misure preventive sia elevato per via dei benefici diretti che ne derivano, si osserva ancora una carenza di risposte adattive sistematiche a livello globale. La necessità di integrare le politiche di mitigazione con robuste strategie di adattamento è quindi una priorità. In questo contesto, l’articolo “Using markets to adapt to climate change” (Science Policy Forum – Febbraio 2026) propone tre vie d’azione distinte per facilitare la resilienza, basate sul concetto di “domanda e offerta”: rendere più efficienti i mercati esistenti; costruire mercati mancanti; e intervenire laddove i meccanismi di mercato risultano insufficienti.
L’analisi economica identifica nel mercato uno strumento potenzialmente efficace per facilitare un adattamento decentralizzato che affianchi le grandi opere infrastrutturali pubbliche. Secondo l’articolo, la politica economica determinerà il modo in cui le popolazioni si adatteranno. Tali policy possono essere classificate lungo uno spettro che va dal modello direttivo («command-and-control»), in cui i responsabili politici impongono comportamenti specifici, al modello «market-based», in cui gli incentivi economici spingono gli attori a compiere scelte autonome. I mercati non rappresentano una panacea universale, ma se adeguatamente progettati possono disciplinare le decisioni di spesa e correggere incentivi derivanti da sussidi o controlli sui prezzi controproducenti.
PIÙ EFFICIENZA NEI MERCATI ESISTENTI
L’incremento dell’efficienza dei mercati già operativi può essere perseguito attraverso riforme che garantiscano la trasparenza informativa e la corretta prezzatura del rischio climatico. È stato osservato come i mercati finanziari e immobiliari abbiano storicamente fallito nel valutare accuratamente tali rischi, portando a una sopravvalutazione di proprietà situate in aree ad alta vulnerabilità di inondazione. L’introduzione di requisiti di trasparenza nelle transazioni immobiliari e il sostegno pubblico alla diffusione di modelli di rischio ad alta risoluzione rappresentano quindi interventi fondamentali per allineare i prezzi privati ai costi sociali. Poiché le informazioni sui rischi climatici costituiscono un bene pubblico, il settore statale deve giocare un ruolo primario nella loro fornitura e nel sostegno alla ricerca scientifica di base. Dopodiché, l’efficienza del mercato è spesso compromessa da politiche governative preesistenti, come i sussidi per l’assicurazione dei raccolti o i tetti alle tariffe assicurative domestiche, che attenuano gli incentivi degli agenti economici a investire in misure protettive o a delocalizzare verso aree a minor rischio. La rimozione di tali distorsioni, insieme alla cessazione degli investimenti infrastrutturali e dei soccorsi in zone eccessivamente esposte, permette di trasferire il costo reale dello sviluppo sui proprietari, incentivando comportamenti più resilienti.
COSTRUIRE I MERCATI MANCANTI
La formazione di nuovi mercati è una strategia essenziale per preparare l’economia alle sfide climatiche, superando ostacoli quali i fallimenti di coordinamento, gli elevati costi di transazione e l’incertezza sulla domanda futura. Lo sviluppo di tecnologie adattive, come le varietà di sementi resistenti al calore, è spesso frenato dall’esitazione degli innovatori a investire in assenza di segnali di domanda certi; strumenti analoghi agli Advanced Market Commitments (Amc) possono risolvere lo stallo garantendo ricompense economiche al raggiungimento di standard tecnologici predefiniti. L’assenza di prodotti finanziari per la condivisione del rischio può poi essere colmata dall’introduzione di obbligazioni catastrofali e assicurazioni parametriche, che consentono un afflusso rapido di capitali per il ripristino delle funzioni governative e dei soccorsi immediati dopo eventi estremi. Esempi come il Caribbean Catastrophe Risk Insurance Facility dimostrano l’efficacia del pooling internazionale del rischio. Analogamente, l’istituzione di mercati per la gestione delle risorse naturali, come lo scambio di diritti idrici, può ottimizzare l’allocazione delle risorse durante periodi di siccità estrema. In questi ambiti, lo Stato può agire come facilitatore riducendo le frizioni burocratiche attraverso la standardizzazione delle valutazioni d’impatto e l’impiego di tecnologie di telerilevamento per il monitoraggio degli asset ambientali.
COSA FARE DOVE I MERCATI NON BASTANO
Esistono circostanze in cui i mercati, da soli, risultano insufficienti a causa di barriere politiche, diritti di proprietà frammentati o conflitti sociali, richiedendo un intervento pubblico più incisivo e diretto. Gli investimenti in beni pubblici, quali argini e difese costiere, necessitano di rigorose analisi di costo-beneficio per evitare che generino rischi morali o esternalità negative che disincentivano l’adattamento privato. Spesso, il raggiungimento di un equilibrio favorevole tra protezione pubblica e investimenti privati richiede un massiccio impulso iniziale tramite fondi governativi. Oltre alle infrastrutture fisiche, la gestione dell’adattamento richiede la creazione di istituzioni capaci di governare fenomeni complessi come la migrazione climatica, i conflitti e la geoingegneria solare. Sussiste inoltre una fondamentale questione di equità, poiché mercati che riflettono pienamente i rischi potrebbero escludere le popolazioni più svantaggiate dall’accesso a servizi essenziali come le coperture assicurative. In situazioni di questo tipo, sussidi mirati agli investimenti protettivi o la possibilità di utilizzare i risarcimenti assicurativi per l’acquisto di abitazioni in aree sicure possono mitigare le disuguaglianze senza scoraggiare la mobilità. L’intervento governativo rimane fondamentale per contrastare asimmetrie informative e pratiche predatorie, garantendo che le scelte di adattamento attuali siano solide rispetto alle incertezze del futuro.
Sofia Restani
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