il percorso impostato dalla Uefa

Un calcio sostenibile è possibile

9 Apr 2026
Notizie Compliance Commenta Invia ad un amico
Il Financial Fair Play varato 15 anni fa è stato rivisto e aggiornato post pandemia aggiungendo al pareggio di bilancio parametri sui costi della rosa e sul pagamento dei creditori. Il focus rimane la sostenibilità finanziaria. Ma anche quella "responsabile": l'Uefa ha appena presentato le nuove linee guida del reporting

L’accelerazione impressa dalle innovazioni e gli impatti di shock economici in un mondo in sempre più connesso e integrato hanno posto di fronte nuove sfide non solo i settori industriali tradizionali, ma anche lo sport. Il calcio, data la sua popolarità e la sua rilevanza economica, ne è stato investito più di altri. E il cambiamento è avvenuto, di pari passo, tra sostenibilità finanziaria e responsabilità sociale.

LA SFIDA FINANZIARIA

La crisi finanziaria del 2008 ha generato perdite complessive per 1,7 miliardi di euro per i club europei, mentre la pandemia Covid-19 nel biennio 2020/21 ha fatto registrare un calo dei ricavi cumulato di oltre 7 miliardi. Una vera e propria emorragia nei bilanci delle società che ha messo a rischio la sopravvivenza del sistema calcio del vecchio continente, il più ricco e importante a livello globale. Come analizzato da Morningstar Dbrs nel report “Building Financial Resilience: How UEFA and Domestic Leagues Are Shaping a More Sustainable Future for Football”, l’Uefa ha ridefinito le regole del gioco (non sul campo ma nei bilanci dei club) con l’obiettivo di costruire un ecosistema calcistico sostenibile, in grado di resistere alle crisi e di promuovere una gestione responsabile delle risorse. Un cambio di paradigma per l’industria del pallone che ha rilevanti implicazioni non solo sportive, ma anche creditizie e di attrattività per gli investitori.

GLI INIZI

Negli ultimi 30 anni il calcio è diventato un fenomeno ancora più globale. Sponsorizzazioni internazionali, tournée estive, ingresso in nuovi mercati e soprattutto la nascita delle pay tv hanno convogliato fiumi di denaro sulle società calcistiche, in particolare su quelle europee. Tuttavia, i bilanci dei club invece di godere di buona salute hanno iniziato ad accumulare perdite anno su anno, inghiottiti in un vortice di crescenti spese per cartellini e ingaggi dei giocatori ed esose commissioni richieste da procuratori e agenti. Lo scoppio della bolla dei subprime nel 2008 e la grave crisi che ne è seguita non ha potuto che far precipitare la situazione. L’introduzione delle norme del Financial Fair Play (Ffp) dell’Uefa a partire dalla stagione 2010-2011 ha rappresentato per molte società calcistiche un’ancora di salvezza. Cardine del Ffp, una regola semplice quanto ovvia, il pareggio di bilancio. Le spese calcistiche che non potevano superare i ricavi core degli ultimi tre esercizi, pena l’esclusione dalle competizioni europee organizzate dal Uefa e dai relativi ricchi premi in denaro.

Nella sua formulazione originale il Ffp ha indubbiamente migliorato la disciplina finanziaria dei club, ma è stato criticato sin da subito per il fatto di ampliare il gap tra i club più blasonati, favoriti in questo dagli stessi ricavi garantiti dalla partecipazione alle coppe, e quelli di “provincia”; la scarsa vigilanza soprattutto su sponsorizzazioni gonfiate o fittizie volte ad aggirarne i parametri e il non tenere conto delle differenze fiscali tra Paesi creando squilibri competitivi.

PRESA DI CONSAPEVOLEZZA

L’insorgere della pandemia da Covid-19 ha mostrato una volta di più la stretta relazione tra economia reale e calcio. Il crollo improvviso degli incassi da stadio e la riduzione degli introiti televisivi rese di fatto impossibile per le società calcistiche rispettare i criteri del Ffp. Nell’aprile 2022, l’Uefa è corsa ai ripari varando le Financial Sustainability Regulations (Fsr). La nuova normativa, fondata sui principi del controllo dei costi, dell’equità competitiva e della trasparenza, introduce un percorso pluriennale con vincoli via via più stringenti. I tre pilastri delle Fsr sono:

  • Squad Cost Rule (Scr), entrato in vigore a partire dalla stagione 2023-24. L’indicatore misura il rapporto tra i costi della rosa (stipendi, ammortamenti dei cartellini e altri oneri) e i ricavi calcistici, compresi i proventi netti dai trasferimenti. Il limite è stato fissato al 90% nella prima stagione, scendendo progressivamente fino al 70% nell’attuale 2025-26. Il risultato è già visibile: il rapporto medio tra salari e ricavi nelle principali leghe europee è calato dal 74% al 67% negli ultimi tre anni.
  • Football Earnings Rule, sostituisce il precedente requisito del pareggio di bilancio, consentendo una perdita totale di 60 milioni di euro in tre anni, che può aumentare a 90 milioni di euro se il club è finanziariamente solido e copre l’eccedenza con conferimenti di capitale.
  • No Overdue Payables, per garantire la solvibilità i club sono tenuti a pagare puntualmente i propri creditori (altri club, dipendenti e autorità fiscali/previdenziali) su base trimestrale.

IL REPORTING DELLA SOSTENIBILITÀ

Proprio alcuni giorni fa, la Uefa ha pubblicato il nuovo Football Sustainability Reporting Playbook in cui sono definite linee guida, principi chiave e benchmark internazionali per migliorare e incentivare la sostenibilità delle federazioni nazionali, delle leghe e dei singoli club. L’obiettivo è quello di ispirare, stimolare e accelerare l’azione collettiva per generare un impatto sociale e promuovere il rispetto per l’ambiente nel calcio europeo coinvolgendo stakeholders, comunità locali, tifosi, investitori and sponsor. Non un mero strumento di compliance, ma un vero e proprio piano strategico per guidare investimenti, monitorare risultati e individuare aree di intervento.

Matteo Russo

0 commenti

Lascia un commento

Translate »