Imprese e asset owner su fronti opposti
Fondi pensione Usa, più info human capital
Chi ha detto che i grandi investitori non guardano al capitale umano? La consultazione pubblica con oggetto la revisione della Regulation S-K, la normativa della Securities and Exchange Commission (Sec) che disciplina la disclosure delle informazioni societarie negli Stati Uniti, si è chiusa lunedì 13 aprile con 58 risposte da parte di operatori di mercato, investitori istituzionali e associazioni di categoria. Come riportato da Responsible Investor, l’analisi dei risultati evidenzia posizioni contrapposte attorno alle comunicazioni sul capitale umano: da una parte il mondo delle imprese, favorevole a semplificazioni; dall’altra i grandi fondi pensione che chiedono invece regole più stringenti e comparabili.
Nelle nuove linee guida allo studio figurano il passaggio dalla rendicontazione trimestrale a quella semestrale, modifiche alle disclosure sui fattori di rischio e nuove regole sui compensi dei dirigenti. Il presidente della Sec, il repubblicano Paul Atkins, ha dichiarato di voler tornare a un regime che «tuteli il pubblico con la minima interferenza possibile negli affari delle imprese oneste», puntando a razionalizzare e modernizzare il reporting societario. Un orientamento accolto con favore dal mondo imprenditoriale, ma che sta sollevando malumori tra gli investitori istituzionali, preoccupati di perdere informazioni ritenute finanziariamente rilevanti.
In particolare sono le disclosure sul capitale umano a rischiare di uscire fortemente ridimensionate dal processo di revisione. Introdotte nel 2020, prima dell’insediamento del presidente Trump era stata proposta l’introduzione, poi accantonata, di requisiti più stringenti. La Camera di Commercio degli Stati Uniti ne chiede adesso la completa abrogazione, definendo l’attuale impostazione «estremamente vaga, inapplicabile per molti emittenti e priva di utilità concreta per gli investitori». Tuttavia, diversi grandi fondi pensione, pur riconoscendo i limiti dell’approccio attuale, che data la mancanza di uno standard produce spesso informazioni disomogenee e non comparabili tra aziende, si sono schierati a difesa delle regole, tornando ad invocare requisiti più prescrittivi.
Liz Gordon, Head of corporate governance presso il New York State Common Retirement Fund, rispondendo alla consultazione ha dichiarato che «la semplificazione è benvenuta, ma gli investitori concordano ampiamente sul fatto che servano informazioni più sostanziali, non meno, su aree chiave come la gestione del capitale umano e i rischi climatici».
Calstrs, il fondo pensione californiano degli insegnanti con 402 miliardi di dollari in gestione, ha chiesto disclosure più dettagliate su composizione della forza lavoro, turnover e benessere dei dipendenti. «Gli investitori cercano regolarmente queste informazioni perché rappresentano una fonte chiave di vantaggio competitivo per le aziende», si legge nella lettera.
Sulla stessa linea Calpers, il cui ceo Marcie Frost ha invitato la Sec a «respingere qualsiasi narrazione che descriva le informazioni sul capitale umano come una forma di ingegneria sociale o di regolamentazione basata sulla vergogna», chiedendo metriche specifiche come tassi di rotazione e costo disaggregato della forza lavoro.
Diversi investitori propongono di espandere il perimetro. La Teachers Insurance and Annuity Association of America (Tiaa) e il suo gestore patrimoniale Nuveen hanno evidenziato l’insorgere di rischi legati all’intelligenza artificiale e al quadro normativo ambientale globale. I due operatori hanno chiesto che qualsiasi revisione della Regulation S-K sia «sufficientemente ampia da imporre la disclosure di tutte le informazioni che un investitore ragionevole potrebbe ritenere rilevanti». L’American Federation of State, County and Municipal Employees (Afscme) e lo stesso New York State Common Retirement Fund, hanno infine chiesto l’introduzione di disclosure obbligatorie sulle spese politiche aziendali.
Matteo Russo
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