ANALISI DEL REPORT DI MORNINGSTAR
Segnali Esg: l’Europa rilancia raccolta 2026
I fondi sostenibili globali sono tornati in territorio positivo nel primo trimestre del 2026, interrompendo la fase di forte debolezza registrata nella seconda metà dello scorso anno. Secondo il nuovo report di Morningstar Sustainalytics, il settore ha registrato flussi netti stimati pari a 3,5 miliardi di dollari, in netto miglioramento rispetto ai deflussi rivisti di 27 miliardi del quarto trimestre 2025. Il patrimonio registra invece una flessione rispetto al trimestre precedente.
Il quadro che emerge è quello di un mercato Esg ancora sotto pressione, ma capace di mostrare segnali di resilienza soprattutto in Europa, dove il ritorno dei flussi suggerisce una rinnovata fiducia degli investitori nei prodotti sostenibili.
A trainare la ripresa è stata, come anticipato, soprattutto l’Europa, dove i flussi verso i fondi sostenibili hanno segnato una netta inversione di tendenza, tornando positivi per la prima volta dal terzo trimestre del 2024. La raccolta netta ha raggiunto 9,1 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2026, sostenuta in particolare dall’impennata degli afflussi nei fondi passivi Esg.
Più debole invece il quadro negli Stati Uniti, dove i fondi sostenibili hanno registrato deflussi netti per il quattordicesimo trimestre consecutivo. Nel periodo i riscatti hanno raggiunto 4,3 miliardi di dollari, confermando le difficoltà del comparto in un contesto politico sempre più ostile alle strategie Esg. Nel resto del mondo, i flussi sono rimasti complessivamente negativi (1,3 miliardi di dollari) e, oltre all’Europa, solo Canada e Australia/Nuova Zelanda hanno registrato una raccolta positiva, seppur contenuta.
Secondo Morningstar, «il persistente clima politico anti-Esg, soprattutto negli Stati Uniti, insieme alla volatilità dei mercati e all’aumento dell’incertezza geopolitica, hanno continuato a pesare sui flussi verso i fondi sostenibili nel 2026».
CRESCONO I FLUSSI, NON IL PATRIMONIO
Il patrimonio globale dei fondi Esg, spinto dalla performance negativa dei mercati, ha subito una contrazione. Alla fine del primo trimestre del 2026, gli asset dei fondi sostenibili globali sono diminuiti di circa il 10%, attestandosi a 3,51 trilioni di Usd, rispetto ai 3,90 trilioni di Usd rivisti alla fine del 2025. Anche in termini di patrimonio, l’Europa continua a dominare, rappresentando circa l’85% degli asset globali dei fondi sostenibili, seguita dagli Stati Uniti con circa il 10%, mentre il resto del mondo copre la quota rimanente.
Eppure, nonostante il recente rallentamento, il settore mantiene una crescita significativa: dalla fine del 2018 gli asset sostenibili globali sono aumentati di quasi sei volte.
L’OFFERTA SI FA DESIDERARE
Il report evidenzia inoltre il rallentamento dell’industria sul fronte dei nuovi prodotti. Nel primo trimestre del 2026 sono stati lanciatifondi so soltanto 17 nuovi fondi sostenibili a livello globale, minimo storico recente e in forte calo rispetto ai 50 del trimestre precedente.
CHI VINCE E CHI PERDE
Sul fronte degli operatori all’interno del mercato europeo, quello considerato più virtuoso, i dieci asset manager Esg che hanno registrato la maggiore raccolta nel trimestre hanno totalizzato complessivamente circa 30 miliardi di dollari di afflussi netti. Blackrock ha guidato la classifica con 10,5 miliardi di dollari di raccolta, segnando un deciso recupero dopo due trimestri consecutivi di deflussi. Alle sue spalle si sono posizionate Swisscanto con 4 miliardi di dollari e Amundi con 3,4 miliardi. Sul fronte dei deflussi, Dws ha registrato il volume più elevato, con 3,0 miliardi di Usd di riscatti netti, seguita da Pictet con 2,2 miliardi di Usd e da LBP AM con 2,1 miliardi di Usd.
Per quanto riguarda le masse Esg in gestione, la top ten è dominata ancora una volta da Blackrock con un Aum pari a 407 miliardi di dollari. Al secondo posto, si colloca Amundi con 220 miliardi di dollari, seguita da Ubs con 207 miliardi.
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Noemi Primini
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