un paper sulle compagnie tra il 2015 e il 2024
Assicurazioni: l’Esg non esclude la difesa
La finanza sostenibile non esclude automaticamente la difesa. A incidere sono soprattutto il quadro regolamentare europeo e gli effetti della guerra in Ucraina. È questa la principale conclusione del paper Institutional Portfolio Allocation under ESG and Geopolitical Risk: Evidence from International Insurers, firmato da Karolina Puławska, che analizza le scelte di allocazione del capitale di 59 compagnie assicurative internazionali tra il 2015 e il 2024.
Lo studio arriva in una fase in cui il dibattito sul rapporto tra investimenti sostenibili e industria della difesa si è fatto sempre più acceso. Lo scorso anno, infatti, la Commissione Europea aveva chiarito che il quadro Ue sulla finanza sostenibile è compatibile con gli investimenti nel settore della difesa (vedi articolo Armi e Esg oltre le norme. Qual è il confine?)
ESG NON SIGNIFICA MENO DIFESA
La prima ipotesi analizzata dal paper riguarda il legame tra integrazione dei criteri Esg e investimenti nel settore della difesa. L’assunto di partenza era che gli assicuratori europei che integrano gli aspetti Esg nei processi di investimento fossero meno esposti alle società della difesa rispetto agli operatori extra-Ue.
I risultati raccontano però una realtà più complessa.
L’integrazione dei fattori Esg, da sola, non è associata a una minore esposizione a investimenti legati alla difesa. Secondo l’autrice, il fattore decisivo non è quindi la semplice integrazione Esg, bensì l’interazione tra le politiche interne degli investitori e l’ambiente istituzionale in cui operano. Infatti, la diminuzione dell’esposizione emerge soltanto in una situazione specifica: quella delle compagnie assicurative del ramo danni domiciliate nell’Unione europea che, oltre a integrare criteri Esg, operano all’interno del contesto regolamentare europeo.
Questi risultati mettono in discussione la percezione diffusa secondo cui integrare considerazioni Esg nelle strategie di investimento comporti necessariamente l’esclusione sistematica delle imprese della difesa dai portafogli. Al contrario, i risultati indicano che il contesto istituzionale svolge un ruolo più importante della sola integrazione Esg.
DOPO L’UCRAINA CAMBIANO I PORTAFOGLI
La seconda parte della ricerca analizza l’impatto sulle decisioni di investimento dell’invasione russa dell’Ucraina. Dopo il 2022 gli assicuratori europei del ramo danni sono diventati più propensi a investire in società della difesa convenzionale. Lo stesso cambiamento non si osserva, invece, tra gli assicuratori vita, i cui portafogli restano più stabili nelle diverse categorie considerate.
La spiegazione risiede nella diversa natura dei due modelli di business.
Gli assicuratori vita perseguono tipicamente strategie di lungo periodo finalizzate a coprire passività di lunga durata con attivi di lungo termine, con portafogli relativamente stabili e una limitata riallocazione nel breve periodo. Di conseguenza, essi risultano generalmente meno reattivi agli shock geopolitici o ai cambiamenti improvvisi dell’ambiente esterno. Gli assicuratori danni, gestiscono passività di durata più breve e mantengono quindi una maggiore flessibilità nei portafogli, che consente loro di adeguare più rapidamente l’allocazione del capitale in risposta a cambiamenti nelle condizioni di mercato, rischi emergenti e sviluppi geopolitici.
Il paper evidenzia inoltre che, nonostante il maggiore interesse verso il comparto della difesa, gli investitori continuano a distinguere tra difesa convenzionale e armi controverse, mantenendo un approccio più prudente verso questi ultimi.
CYBER E AI, NESSUNA DISTINZIONE ESG
La terza ipotesi del paper riguardava il possibile diverso atteggiamento degli investitori verso imprese attive nella cyber‑security e nelle tecnologie di difesa basate sull’intelligenza artificiale. L’idea di partenza era che queste tecnologie di difesa emergenti, spesso utilizzate per funzioni che vanno oltre le applicazioni militari convenzionali, contribuendo alla resilienza informatica, alla continuità operativa e alla protezione delle infrastrutture critiche, potessero essere valutate più favorevolmente rispetto alla difesa tradizionale.
Anche questa ipotesi viene però smentita dai dati.
Gli autori non trovano alcuna evidenza che gli assicuratori che incorporano considerazioni Esg nelle loro strategie di investimento siano meno propensi a investire in imprese della difesa convenzionale rispetto alle imprese attive nella cyber‑security e nell’AI. Analogamente, la guerra in Ucraina non sembra aver modificato l’allocazione di portafoglio degli assicuratori verso imprese della difesa cyber‑ e AI‑related.
Secondo l’autrice «ciò implica che fattori quali la strategia complessiva di portafoglio, i mandati di investimento, le opportunità di mercato e le caratteristiche specifiche delle imprese svolgano probabilmente un ruolo più importante nel determinare gli investimenti nelle imprese della difesa cyber‑ e AI‑related rispetto alla sola integrazione Esg».
SICUREZZA E SOSTENIBILITÀ POSSONO CONVIVERE
Le conclusioni del paper si inseriscono nel più ampio ripensamento europeo del rapporto tra sostenibilità e sicurezza.
Secondo l’autrice, le evidenze raccolte supportano l’orientamento che sta emergendo nelle istituzioni europee: gli investimenti nella difesa non sono necessariamente incompatibili con gli obiettivi Esg, purché siano distinti dagli armamenti controversi e valutati all’interno di un quadro di governance adeguato.
La ricerca suggerisce inoltre che un semplice rafforzamento degli obblighi di disclosure difficilmente sarà sufficiente a modificare i comportamenti degli investitori istituzionali. Le decisioni di portafoglio degli assicuratori sembrano dipendere dall’interazione tra i quadri regolamentari formali e le politiche di investimento interne delle istituzioni, piuttosto che dai soli requisiti normativi. Ciò implica che un’ulteriore espansione degli obblighi di disclosure potrebbe non generare cambiamenti significativi nei comportamenti di investimento se non accompagnata da una più chiara guida istituzionale e da meccanismi di governance interna.
I risultati offrono inoltre indicazioni importanti per assicuratori e asset manager. L’integrazione Esg non richiede automaticamente l’esclusione sistematica delle imprese della difesa dai portafogli. Le politiche di investimento dovrebbero adottare un approccio più differenziato, distinguendo tra difesa convenzionale, armi controverse e tecnologie emergenti della difesa, consentendo alle istituzioni di bilanciare obiettivi di sostenibilità, realtà geopolitiche in evoluzione e responsabilità fiduciaria.
Noemi Primini
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