Critiche alla poca trasparenza sui criteri di calcolo dell'haircut
Clima, banche confuse dai collateral Bce
Le banche chiedono più trasparenza alla Bce sull’applicazione del cosidetto “fattore climatico”. In ballo c’è un ulteriore “sconto” sul valore dei collaterali usati dagli istituti di credito per ottenere liquidità presso la Banca centrale europea. L’applicazione del “fattore climatico” da parte della Bce è già in atto dal giugno 2026 per le obbligazioni aziendali fornite come collaterali. L’operazione aggiunge un ulteriore strato all’haircut già applicato dalla Bce al valore dei collaterali e calcolato su vari fattori di rischio, riducendo ulteriormente il valore degli asset maggiormente esposti ai rischi di transizione verso un mondo low carbon.
La Bce ha recentemente deciso di estendere l’applicazione, entro il 2027, di questo fattore climatico anche al credito corporate, che rappresenta una fetta molto più ampia degli asset dati come collaterali rispetto ai bond corporate, amplificando quindi l’effetto finale sull’accesso alla liquidità da parte degli istituti. La stessa Bce indica che la riduzione aggiuntiva massima del valore finale delle garanzie, comprensive sia di obbligazioni sia di crediti, sarà pari al 5 per cento. «Le garanzie reali costituite dalle controparti nelle operazioni di rifinanziamento dell’Eurosistema – ha spiegato la Bce nella nota – possono essere esposte a shock di transizione inattesi legati al clima, quali cambiamenti nella politica climatica, sviluppi tecnologici, mutamenti nel comportamento dei consumatori, contenziosi e più ampi aggiustamenti macroeconomici. Tali fattori possono incidere sul valore delle garanzie reali, compresi i crediti, in momenti in cui l’Eurosistema potrebbe dover liquidare tali attività».
Tuttavia, come ripreso dalla Rassegna Stampa Aumentata ESG/458, la Banca centrale europea sta incontrando resistenze riguardo la mancanza di disclosure su come questi aggiustamenti sono effettivamente calcolati. L’European Banking Federation chiede di rendere pienamente noti i criteri di calcolo, dal momento che il settore bancario necessita di visibilità per gestire adeguatamente le proprie strategie di liquidità e di collaterale. In altri termini, è la posizione dell’industria, alle banche viene detto che il valore delle loro garanzie è diminuito, ma non riescono a capire la matematica che ha portato a tale conclusione. Secondo quanto emerso, gli aggiustamenti sono basati su fattori di stress settoriali piuttosto che su valutazioni individuali sulle aziende.
Nella sua nota di giugno, la Bce fa riferimento a tre aspetti: il settore, l’esposizione del debitore alle incertezze legate alla transizione e la durata residua del credito. «Quanto maggiore è la sensibilità della garanzia alle incertezze climatiche, tanto maggiore sarà la riduzione applicata al suo valore – si legge nella nota -. Il fattore climatico si baserà su un punteggio di incertezza a livello di attività composto da tre elementi: un fattore di stress a livello settoriale derivato dall’ultimo stress test climatico dell’Eurosistema, l’esposizione del debitore alle incertezze legate alla transizione e la durata residua del credito. L’Eurosistema potrà avvalersi di dati a livello settoriale o di dati alternativi idonei a valutare i rischi in questione, qualora non siano disponibili dati a livello di settore o di debitore». I valori dei fattori climatici saranno aggiornati annualmente, seguendo lo stesso processo previsto per le obbligazioni societarie non finanziarie, al fine di incorporare i dati più recenti disponibili relativi al clima. Per il momento, il calcolo riguarda solo i cosiddetti rischi di transizione, ma la banca centrale riesaminerà costantemente l’ambito di applicazione e potrebbe prendere in considerazione anche il rischio climatico fisico dei debitori.
Elena Bonanni
Bcecollateralnormativa