Trump non basta: carbone in calo per l’energia Usa
Il declino del carbone come fonte energetica negli Stati Uniti si sta accentuando, nonostante i tentativi del presidente Donald Trump di rilanciarlo. Come anticipato nella rassegna stampa di questa settimana, i gestori degli impianti stanno continuando a ridurre l’attività delle unità più datate, mentre fonti concorrenti più economiche, come le rinnovabili e il gas naturale, stanno guadagnando quote di mercato.
Secondo i dati della Us Energy Information Administration, nel primo semestre del 2026, la produzione di elettricità da carbone è diminuita dell’11% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’agenzia ha previsto che il calo proseguirà, sebbene a un ritmo più lento, per il resto dell’anno e per il 2027, quando la produzione da carbone scenderà rispettivamente del 4% e del 3 per cento. Il trend va avanti da decenni: la quota del carbone nel mix di generazione elettrica degli Usa è passato dal 52% del 1990 al 17% del 2025. Per invertire la tendenza, Trump ha firmato due ordini esecutivi per sostenere il settore, ha ospitato numerosi eventi alla Casa Bianca con dirigenti dell’industria e minatori, ha prorogato la vita operativa di sette impianti destinati alla chiusura e ha aperto nuove aree pubbliche all’attività estrattiva.
Ma la spinta politica non sembra sufficiente a modificare le dinamiche del mercato. Secondo Lazard, il costo dell’elettricità prodotta dal carbone è oggi superiore a quello di solare eolico onshore, mentre risulta sostanzialmente comparabile a quello dell’eolico offshore. Nel frattempo, nonostante la politica fortemente critica di Trump nei confronti delle rinnovabili, nel primo semestre del 2026 la generazione da solare è aumentata del 21% e quella da eolico del 6 per cento.
CarboneDonald Trumpet.politicagas naturalerinnovabili