ESG.PRIVATEMARKETS/ Investment Fund ESG Rating Review 2026
Fondi private, 56% non fa stress test su clima
Il 56% dei fondi di private markets esaminati non effettua stress test climatici e il 31% dichiara di non considerare i rischi fisici o di transizione legati al cambiamento climatico. È uno dei risultati più significativi dell’Investment Fund ESG Rating Review 2026, la ricerca pubblicata il 4 novembre da Xps Group, società britannica specializzata nella consulenza previdenziale e agli investitori istituzionali.
Lo studio, giunto alla sesta edizione, analizza 146 fondi gestiti da 40 operatori, appartenenti a nove classi di investimento. Quest’anno dedica un approfondimento specifico ai mercati privati, anche alla luce del crescente interesse di fondi pensione e compagnie assicurative verso questa tipologia di investimenti.
I risultati mostrano un quadro articolato: l’integrazione dei fattori ambientali, sociali e di governance (Esg) nelle decisioni di investimento registra alcuni progressi, ma nei mercati privati rimangono differenze significative rispetto agli strumenti quotati, soprattutto nella gestione dei rischi climatici e nelle attività di stewardship.
IL DIVARIO NELLA GESTIONE DEI RISCHI CLIMATICI
La disponibilità di informazioni sulle emissioni rappresenta una prima area di differenza tra mercati privati e quotati. Secondo Xps Group, il 77% dei gestori di private markets è in grado di fornire dati adeguati sulle emissioni di carbonio, contro il 99% registrato nei mercati quotati.
La distanza diventa più rilevante quando si passa dalla rendicontazione alla valutazione dei rischi. Oltre alla quota del 56% che non conduce stress test climatici, il 31% dei fondi esaminati dichiara di non tenere conto dei rischi fisici o di transizione.
I rischi fisici riguardano le conseguenze del cambiamento climatico sulle attività economiche, mentre quelli di transizione sono associati ai cambiamenti normativi, tecnologici e di mercato legati al passaggio verso un’economia a minori emissioni.
I dati evidenziano quindi una differenza tra la capacità di rendicontare le emissioni e l’utilizzo di strumenti specifici per valutare l’esposizione ai rischi climatici. Una distinzione particolarmente rilevante per gli investimenti nei mercati privati, caratterizzati generalmente da orizzonti temporali medio-lunghi.
STEWARDSHIP, I MERCATI PRIVATI RESTANO INDIETRO
Un secondo elemento critico riguarda la stewardship, ossia l’insieme delle attività attraverso cui gli investitori esercitano i propri diritti e promuovono il confronto con le società partecipate o con i gestori sottostanti.
Nella valutazione di Xps Group, il 22% dei fondi di private markets riceve un giudizio negativo, classificato come Red, per la stewardship, contro appena il 3% dei fondi dei mercati quotati.
La ricerca segnala inoltre che il 41% dei fondi privati analizzati non è stato in grado di dimostrare concretamente l’integrazione dei fattori Esg nei processi di investimento. Le evidenze risultano particolarmente deboli tra i fondi in fase di run-off, nei quali l’attività è concentrata sulla gestione e sulla progressiva liquidazione degli investimenti residui.
Il dato richiama l’attenzione sulla continuità delle pratiche di monitoraggio e coinvolgimento delle società partecipate durante l’intero ciclo di vita del fondo, comprese le fasi successive al periodo principale di investimento.
L’INTEGRAZIONE ESG MIGLIORA, NON L’IMPEGNO
L’approfondimento sui mercati privati si inserisce in un quadro generale di sostanziale stabilizzazione dei risultati Esg dell’industria del risparmio gestito. Nel campione complessivo analizzato da Xps Group, il 40% dei fondi ottiene una valutazione Esg positiva, classificata come Green, rispetto al 43% del 2025 e al 40% del 2024.
La valutazione considera cinque ambiti: impegni generali del gestore, integrazione Esg nelle decisioni di investimento, cambiamento climatico, stewardship e reporting. La ricerca registra un miglioramento dell’integrazione operativa dei fattori Esg, con la quota più elevata finora osservata di valutazioni Green in questa categoria. Parallelamente, continua però a indebolirsi il giudizio sugli impegni generali dei gestori, in calo per il terzo anno consecutivo.
Resta inoltre una distanza tra politiche dichiarate ed evidenze operative. Il 17% dei fondi analizzati non è stato in grado di fornire neppure un esempio di fattori Esg che abbiano influenzato una decisione di investimento. La percentuale è comunque diminuita rispetto al 26% rilevato nel 2025.
IL RUOLO DEGLI INVESTITORI ISTITUZIONALI
Per Xps Group, la crescente attenzione di fondi pensione e compagnie assicurative verso i mercati privati rende più importante una verifica approfondita delle pratiche Esg adottate dai gestori.
Alex Quant, head of Esg Research di Xps Group, richiama in particolare la necessità di non dare per scontato che i rischi Esg vengano gestiti in maniera uniforme durante tutte le fasi di vita di un fondo. La società sottolinea l’importanza di un controllo periodico dei gestori, della definizione di priorità nelle attività di stewardship e della valutazione della preparazione rispetto ai rischi fisici derivanti dal cambiamento climatico.
Fabrizio Guidoni
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