lettera di accusa alla sec da 23 procure repubblicane
Anti-esg Usa, attacco alle agenzie di rating
Negli Stati Uniti si apre un nuovo fronte nella guerra agli Esg: 23 procuratori generali di Stati a guida repubblicana hanno inviato una lettera alla Security and Exchange Commission (Sec), accusando le tre agenzie di rating Moody’s, S&P Global Ratings e Fitch di incorporare criteri ambientali, sociali e di governance nelle proprie valutazioni in modo opaco e potenzialmente illegale.
Come riportato da Bloomberg al centro della contestazione c’è un’accusa precisa, le agenzie di rating avrebbero «conflitti d’interesse materiali non dichiarati», in quanto firmatarie degli Un Principles for Responsible Investment (UnPri) con l’impegno formale a integrare i fattori Esg nelle proprie analisi finanziarie. Secondo i procuratori ciò significa che le agenzie valutano i debitori applicando una lente ideologica, non finanziaria. Gentner Drummond, Attorney General dell’Oklahoma, ha dichiarato che «le agenzie hanno intrapreso azioni contro Stati e municipalità che traggono entrate dalla produzione di combustibili fossili sulla base di assunzioni Esg speculative mai materializzate, discostandosi delle loro stesse metodologie di downgrading». La lettera cita inoltre possibili violazioni dell’Exchange Act, delle leggi antitrust e delle normative statali contro le pratiche commerciali scorrette.
I procuratori minacciano contenziosi legali se le agenzie non intraprenderanno le «azioni richieste» indicate nel documento. Tra queste figurano l’istanza di fornire spiegazioni scritte relative a «specifici e quantificati criteri finanziari (non Esg) per ogni declassamento mantenuto nei confronti di società e amministrazioni coinvolte nel settore dei combustibili fossili, o in alternativa la revoca di tutti i declassamenti motivati da valutazioni Esg»; il ritiro dell’adesione agli UnPri oppure indicare impegno nei confronti dei Principles come un conflitto di interessi rilevante; la revisione delle metodologie per il settore petrolifero e del gas in modo da eliminare i fattori di rischio di transizione Esg o li collochino in orizzonti temporali specifici; la cessazione dell’offerta di servizi di consulenza Esg o dare comunicazione che sono svolti in conflitto di interessi; e l’aggiornamento dei controlli interni per impedire che gli impegni Esg influenzino le valutazioni sul credito.
S&P Global Ratings ha dichiarato di essere a conoscenza della lettera e di «prendere la questione molto seriamente», senza ulteriori commenti. Moody’s ha comunicato che la società sta «esaminando la lettera e la gestirà attraverso i canali appropriati». Fitch non ha ancora commentato pubblicamente, ma ha recentemente pubblicato un report in cui avverte come i rischi climatici impatteranno seriamente sul rating di decine di nazioni, soprattutto di quelle più piccole, poiché eventi meteorologici che si ripetono con maggiore sempre frequenza e intensità renderanno più difficile rifinanziare il servizio del debito.
L’iniziativa rappresenta l’ultimo episodio dell’ampia offensiva anti-Esg che sta imperversando negli Stati Uniti dall’insediamento di Donald Trump. Dopo le grandi istituzioni finanziarie e i gestori patrimoniali sono adesso le agenzie di rating a subire pressioni politiche e legali dei repubblicani per uscire da iniziative a favore del clima o per richiedere modifiche alle strategie operative. Emerge quindi con ancora maggior forza il divario tra chi considera i criteri Esg un legittimo strumento di analisi del rischio finanziario e chi invece li considera un espediente per promuovere un’agenda politica.
Matteo Russo
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