SFDR 2.0 / Parlano gli esperti di BancoPosta Fondi Sgr
BancoPosta: «Il beneficio di Sfdr 2.0? Maggiore chiarezza per il retail»
La revisione del Regolamento Sfdr è considerata «fisiologica e doverosa» in risposta sia all’evoluzione del quadro normativo europeo sia all’esigenza di semplificazione espressa dal mercato. Le tre nuove categorie di prodotto sono considerate più comprensibili per gli investitori retail e capaci di ridurre ambiguità e rischi di greenwashing. Sono le considerazioni di BancoPosta Fondi Sgr, la società di gestione del risparmio del gruppo Poste Italiane, che ha ritenuto di prendere parte alla serie di interviste su Sfdr 2.0, tuttavia preferendo la formula dei contributo scritto (del quale sono riportati di seguito i contenuti), a nome dell’intera società, affrontando i temi dell’indagine in un’ottica di gruppo anziché attraverso la voce di un singolo interlocutore. «Il vero beneficio della Sfdr 2.0 – spiega la sgr di Poste Italiane – risiede nella maggiore chiarezza per gli investitori finali e nell’alleggerimento degli obblighi di disclosure per le fabbriche prodotto». Restano tuttavia alcune sfide aperte, in particolare il coordinamento con altre normative e la definizione futura degli indicatori Pai a livello di prodotto.
L’IMPORTANZA DI UNA REVISIONE
Dopo alcuni anni di applicazione del Regolamento era fisiologica e doverosa una revisione, in relazione ai cambiamenti avvenuti – e in corso – nel complesso corpo normativo sulla sostenibilità della UE. L’esigenza di semplificazione emersa dal mercato ed espressa nel Pacchetto Omnibus necessitava di una messa a terra anche nella regolamentazione della finanza sostenibile, dal momento che gli intermediari finanziari – insieme alle banche – sono sempre stati il centro delle spinte regolamentari dall’accordo di Parigi e dal Eu Green Deal in poi.
LE ASPETTATIVE
La nostra è una valutazione nel complesso positiva della proposta di revisione dello SFDR. Le principali aspettative soddisfatte riguardano la semplificazione degli oneri di trasparenza, soprattutto in relazione all’usabilità e utilità per l’investitore retail, inclusa l’eliminazione della disclosure dei PAI a livello di entità; un maggior focus sui prodotti, con l’introduzione delle tre categorie che seguono l’esempio delle label volontarie già presenti in altri paesi, come Francia, Belgio e Germania. Crediamo che tali categorie risultino più comprensibili agli investitori finali e soprattutto più adattabili alle diverse “ambizioni” e preferenze di sostenibilità, come l’eliminazione della complessa definizione di investimenti sostenibili e l’introduzione della categoria di prodotti “sustainable” con specifiche soglie e vincoli
Anche il divieto di introdurre o applicare requisiti aggiuntivi rispetto a SFDR per le autorità degli Stati membri riteniamo che risponda all’esigenza degli operatori del mercato di ottemperare a un’unica normativa comune, evitando duplicazioni e oneri aggiuntivi. Ora è però necessaria una tempistica certa per la realizzazione di tale riforma e la garanzia di coordinamento e coerenza con le altre normative rilevanti come Taxonomy, Benchmark Regulation, CSRD, MiFID e Linee guida ESMA sui nomi dei fondi.
Tuttavia, soprattutto in ambito indicatori, servirebbe una vista più chiara sul futuro dei PAI a livello di prodotto. Per questo sarà necessario attendere la normativa di secondo livello. Infine, sarebbe auspicabile una maggiore chiarezza in merito alla classificazione delle obbligazioni sovrane tra gli investimenti ammissibili nelle diverse categorie di prodotti legati alla sostenibilità, soprattutto per gli investitori italiani, storicamente caratterizzati da una forte esposizione al reddito fisso governativo.
LE AREE DI MIGLIORAMENTO E LE SFIDE ANCORA APERTE
La priorità riguarda il coordinamento sia a livello di tempi sia di contenuti con altre normative. Sarebbe necessario anche un adeguato spazio per le attività di engagement come elemento delle strategie di investimento dei prodotti ESG/sostenibili e della rendicontazione, prevedere la divulgazione a livello di prodotto di informazioni su come le attività di stewardship ed engagement con le aziende supportano il raggiungimento degli obiettivi ESG/di transizione/di sostenibilità, comprese le azioni intraprese o pianificate, e le eventuali strategie di escalation. Negli ultimi anni l’impegno degli investitori delle attività di dialogo con le aziende è cresciuto esponenzialmente, soprattutto in Italia, dando vita a iniziative notevoli (come, ad esempio, gli engagement promossi dal Forum per la Finanza sostenibile) sia in termini di portata che di efficacia nella promozione delle pratiche di sostenibilità e crediamo sia un elemento da valorizzare.
CATEGORIE SFDR 2.0 PROMOSSE
Le categorie introdotte forniscono maggiore chiarezza per gli investitori finali e alleggeriscono gli obblighi di disclosure per le fabbriche prodotto. Chiaramente l’allineamento della disciplina Mifid sulle preferenze di sostenibilità alle nuove categorie è fondamentale e auspichiamo che la regolamentazione converga sia in termini di contenuti che di tempi. Sarà poi responsabilità delle case prodotto fornire adeguata e pronta formazione verso i collocatori in modo che gli obiettivi della semplificazione normativa siano raggiunti. Sappiamo poi che in Italia la strada verso una maggiore “literacy” finanziaria a livello di clientela retail è ancora lunga e auspichiamo che la finanza sostenibile continui ad attrarre l’attenzione, visto il ruolo fondamentale degli investitori per la realizzazione della transizione ecologica e dello sviluppo sostenibile.
CATEGORIE ED ESCLUSIONI, UNA BARRIERA AL GREENWASHING
Riteniamo che l’intento di semplificazione attraverso le tre categorie con criteri uniformi per i prodotti che propongono claim ESG o di sostenibilità avrà l’effetto positivo di evitare dichiarazioni vaghe, non verificabili e poco comprensibili agli investitori. Vediamo con favore anche la definizione di set di esclusioni settoriali imprescindibili per prodotti che si vogliono dichiarare ESG, un minimo comun denominatore che finora mancava nell’offerta di prodotti art.8-9 creando ampie zone “grigie”. Riteniamo, inoltre, che tali esclusioni non limiteranno in modo significativo le opportunità di investimento: l’integrazione dei fattori ESG, per sua natura, comporta una riduzione dell’universo investibile, ma contribuisce alla gestione e mitigazione del rischio e promuove la transizione a modelli economici più sostenibili e alla creazione di valore nel lungo periodo.
Inoltre, l’allineamento delle regole sul naming con la disciplina relativa al materiale di marketing crediamo possa ulteriormente mitigare il rischio di greenwashing che in ogni caso è necessario continuare a monitorare con attenzione. Valutiamo con favore la recente iniziativa in tal senso di Consob che, insieme all’università di Trento, ha sviluppato un prototipo per la rilevazione di eventuali messaggi ingannevoli da parte degli emittenti di green bond utilizzando strumenti di intelligenza artificiale¹. Valutiamo con favore la possibilità che la AI possa essere uno strumento di contrasto al greenwashing e al servizio della trasparenza e della chiarezza, per mantenere alta la fiducia degli investitori verso la finanza sostenibile.
L’IMPATTO DI SFDR 2.0 SULL’OFFERTA BANCOPOSTA FONDI SGR
In questa prima fase ci aspettiamo che la revisione della SFDR non stravolgerà il mercato ma gradualmente le tre nuove categorie renderanno l’offerta più “ordinata”, pur mantenendo la possibilità di innovare e distinguersi per i diversi operatori del mercato.
La nostra offerta retail – che conta già più del 70% in fondi art.8- non subirà modifiche di rilievo, sarà necessario rimodulare alcuni aspetti e un effort consistente sarà collegato all’aggiornamento della documentazione di offerta che sicuramente sarà più sintetica ma sulla quale ancora non abbiamo indicazioni, in attesa della discliplina di secondo livello.
L’IMPATTO SULLA STRUTTURA
La norma non modificherà la struttura dedicata alla finanza sostenibile.
SEMPLIFICAZIONE RIUSCITA, C’È ATTESA SUGLI INDICATORI
Crediamo che soprattutto le 3 categorie di prodotti abbiano centrato l’obiettivo della semplificazione e rispondano all’esigenza di chiarezza per il cliente finale. Sulla documentazione è necessario attendere i nuovi standard/template e i chiarimenti sugli indicatori, con l’auspicio che il regolatore opti per un insieme di indicatori di sostenibilità di base per la trasparenza obbligatoria, per promuovere la comparabilità tra le informative dei fondi. Alle esclusioni potrebbe accompagnarsi un obbligo di informativa per una serie di “categorie” di indicatori PAI tematicamente rilevanti rispetto all’obiettivo/ambizione del singolo prodotto, mantenendo per le case prodotto la flessibilità di scegliere la/le metrica/e più appropriata/e all’interno delle categorie.
UN PERCORSO AVVIATO, CON NODI ANCORA DA SCIOGLIERE
Stiamo ancora facendo valutazioni in tal senso: terremo in considerazione quanto previsto dalle 3 categorie per la costruzione di nuovi prodotti ma, come detto in precedenza, l’assenza di set o categorie di indicatori di impatto avverso (volontari/obbligatori) e di nuovi modelli per la documentazione di offerta lasciano ancora molti punti in sospeso.
¹ https://www.consob.it/documents/d/asset-library-1912910/cs_20250804-1
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