ESG.litigation - claim ingannevoli per i consumatori

Caffè etico? Starbucks a rischio class action

23 Gen 2026
Notizie Companies & CSR Commenta Invia ad un amico
ET.litigation propone ogni settimana un esempio particolarmente interessante di contenzioso legato agli Esg, ossia le "Esg litigation". In questa rubrica si trovano anche gli aggiornamenti dei casi più importanti, magari accompagnati da contributi legali. Selezionati per chi vuole approfondire questo specifico fronte

Due consumatori hanno presentato presso una Corte Distrettuale degli Stati Uniti una proposta di class action contro Starbucks, accusata di aver ingannato i consumatori con claim etici falsi sulle etichette dei suoi prodotti.

Il caso. Il 13 gennaio 2026, due acquirenti di caffè, Jennifer Williams e David Strauss hanno depositato, presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Occidentale di Washington, una denuncia contro la Starbucks Corporation, con sede a Seattle, per aver pubblicizzato falsamente un impegno a rispettare gli standard di approvvigionamento etico del caffé per ottenere credito tra i consumatori e applicare prezzi maggiorati, nonostante le numerose segnalazioni di lavori forzati e altre violazioni dei diritti umani nelle aziende agricole fornitrici della sua supply chain.

Nello specifico, la denuncia cita l’etichetta ingannevole “100% Ethical Coffee Sourcing”, apparsa per anni in vista sulle confezioni dei prodotti Starbucks e in altri materiali di marketing, e il logo del programma “Coffee and Farmer Equity Practices” di Starbucks, che certifica i suoi fornitori di caffè, sempre messo in evidenza sul packaging. Inoltre. la causa riporta che Starbucks ha promosso i suoi standard “Coffee and Farmer Equity Practices” come una politica di “tolleranza zero” per le violazioni del lavoro.

In realtà, argomentano i querelanti, le aziende agricole certificate dal programma di Starbucks sono state ripetutamente coinvolte in gravi violazioni dei diritti umani e del diritto del lavoro, tra cui lavoro forzato, lavoro minorile, condizioni di lavoro pericolose senza dispositivi di protezione e condizioni di vita degradanti e scadenti. La causa argomenta anche che la multinazionale statunitense del caffè era a conoscenza di tali mancanze, poiché, nell’ultimo decennio, autorità governative, giornalisti investigativi e organizzazioni per i diritti umani avevano più volte scoperto e denunciato prove di condizioni di lavoro non sicure e violazioni dei diritti tra i suoi fornitori certificati. E cita specifici esempi di violazioni segnalate in Brasile, Cina, Guatemala e Messico.

Inoltre, i querelanti denunciano che il colosso del caffè non ha rivelato la presenza di contaminanti chimici pericolosi per il consumo umano (benzene, toluene e cloruro di metilene) rilevati in almeno uno dei suoi prodotti a base di caffè decaffeinato, e argomentano che l’informazione potrebbero aver influenzato le decisioni di acquisto dei consumatori.

Le richieste. I querelanti sostengono di aver pagato prezzi più alti di quanto avrebbero altrimenti pagato a causa delle dichiarazioni dell’azienda secondo cui i suoi chicchi di caffè e altri prodotti provenivano da fornitori etici e contenevano ingredienti di qualità, privi di contaminanti chimici.

Williams e Strauss rivendicano frode ai sensi della common law e violazioni della tutela dei consumatori e hanno chiesto al tribunale un risarcimento dei danni e di emettere un’ordinanza che impedisca a Starbucks di continuare a commercializzare il suo caffè come proveniente da fonti interamente etiche.

Inoltre, i due consumatori hanno chiesto al tribunale di obbligare la società a divulgare l’esistenza di composti chimici pericolosi per il consumo umano nei suoi prodotti.

Infine, i querelanti stanno anche cercando di trasformare la causa in una class action che rappresenti i clienti che hanno acquistato prodotti di caffè Starbucks dal 2016 negli Stati di Washington e New York.

I precedenti. Alcune delle accuse delineate in questo caso riecheggiano quelle di un’altra causa intentata contro Starbucks dalla National Consumers League, presso la Corte Superiore di Washington D.C. nel gennaio 2024. La causa sostiene che i claim della multinazionale relativi a un approvvigionamento “etico al 100%” fossero ingannevoli ai sensi della legge che tutela dei consumatori.

Il caso ha subito una deviazione procedurale in un tribunale federale, prima di essere rinviato alla Corte Superiore di Washington D.C. nel gennaio 2025. Nell’agosto 2025, un giudice di Washington D.C. ha respinto la richiesta di archiviazione di Starbucks, consentendo al caso di proseguire.

Alessia Albertin

 

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