Cina, “electro-state” che ridisegna l’economia globale
La Cina si sta rapidamente affermando come il primo “electro-state” globale: un’economia fondata su elettricità, tecnologie pulite, manifattura avanzata e controllo dei materiali strategici. Un modello che ridisegna gli equilibri industriali e geopolitici mondiali. Secondo l’analisi pubblicata da The Asset, i cui numeri sono confermati anche da un report di Allianz Research, la Cina si è ormai affermata come leader indiscusso nella produzione mondiale di solare, eolico e batterie, con circa il 60% della capacità globale e oltre l’80% dei moduli fotovoltaici, contribuendo a un forte calo dei costi delle tecnologie verdi.
Il primato è rafforzato dal controllo delle terre rare (si tratta di circa il 40% e il 50% delle riserve mondiali, a cui si aggiunge la gestione di quasi il 70% della produzione mondiale dal 2022), fondamentali per l’industria high-tech, che garantisce alla Cina una forte presa sulla supply chain globale. Non solo, gli ingenti investimenti in innovazione e intelligenza artificiale stanno dando i loro frutti.
Tutto ciò contribuisce al posizionamento strategico di lungo termine.
Tuttavia, l’articolo evidenzia anche le vulnerabilità strutturali di questo modello: dipendenza dalla domanda estera in un contesto di crescente protezionismo, crisi demografica e una riduzione della popolazione in età lavorativa, crollo del settore immobiliare e debolezza dei consumi.
Affinchè questa condizione di “electro-state” sia duratura, la Cina dovrà affrontare tre sfide chiave: aumentare la produttività (non con più robot o fabbriche, ma con innovazione continua, sviluppo delle competenze, gestione efficace e modernizzazione del settore dei servizi), rafforzare la domanda interna e gestire in modo equilibrato le dipendenze esterne.
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