si alza il rischio di conflitto tra il sistema e il regolatore
Deutsche Bank, è record Esg (ma di nascosto)
La scorsa settimana, Deutsche Bank ha annunciato utili record nel 2025. Ma c’è qualcosa che è sfuggito alle cronache. Assieme a questo record di redditività, l’istituto tedesco (esclusi i dati della controllata Dws) ha segnato un altro primato: ha ottenuto il maggior volume di “Sustainable Financing and ESG investment” dal 2021. Deutsche, insomma, nell’annus horribilis per le bandiere Esg, ha ottenuto una spinta, in termini di finanza sostenibile, che non si vedeva dagli anni della grande euforia (2020-21).
Eppure, questo aspetto è stato praticamente ignorato dai media.
Da un lato, è un effetto dello scarso interesse da parte dei giornali, oggi molto più concentrati a evidenziare i lati negativi della sostenibilità che non i vantaggi.
Ma Deutsche Bank ci ha messo del suo. Il gruppo tedesco, infatti, agisce in modo molto diverso dal 2021. In quell’anno, i dati sugli Esg finivano anche nella prima pagina del comunicato (scarica il documento), tanto che, nelle lezioni svolte dai professionisti di ET.Group, veniva indicato come esempio di trasparenza e commitment sulla sostenibilità.
Ebbene, nella nota trimestrale della scorsa settimana, i risultati Esg vanno ricercati in ultima pagina. Appena prima dei disclaimer legali.
LA DISTORSIONE INFORMATIVA
La “prudenza” del gruppo tedesco è coerente con l’atteggiamento generale di silenzio che ha colpito i protagonisti degli Esg negli ultimi 15 mesi. Le ragioni sono state più volte analizzate (vedi, per esempio, il recente articolo Se il non profit chiede “show me the money).
Il caso Deutsche Bank evidenzia in modo lampante la disconnessione tra realtà e narrativa ufficiale (cioè, istituzionale), soprattutto sul fronte dell’utilità dei fattori di sostenibilità. Cioè, ci sono soggetti che continuano (o hanno ripreso) a moltiplicare valore con gli Esg, sebbene agiscano come una raffineria clandestina di whisky ai tempi del proibizionismo.
Quanto danno provoca, questa disconnessione, in termini di disinformazione e distorsione del mercato?
IL PESO DELLE ASPETTATIVE
Un altro aspetto pericoloso della frattura Esg tra politica e mondo del business è emerso nelle dichiarazioni di TotalEnergies. Il gigante francese dell’energia ha annunciato che ridurrà gli investimenti nei combustibili a basse emissioni di carbonio.
Una scelta dettata dal cambio di convinzione sulla sostenibilità?
Al contrario, il ceo di TotalEnergies si è dichiarato pronto a innalzare la produzione di tali combustibili per l’aviazione. Tuttavia, sulle scelte pesa l’aspettativa dell’intervento politico.
Total si aspetta che Bruxelles annacqui l’obbligo di incorporare carburante sostenibile per l’aviazione, così come l’Ue ha di recente deciso di abbandonare il divieto sulle nuove auto con motore a combustione interna a partire dal 2035. E come è accaduto con una lunga serie di revisioni e rinvii, da parte della Commissione, sul tema della sostenibilità.
LO SCHIAFFONE DELLA MANO PUBBLICA
Il problema della frattura tra ambizioni del business e sistema istituzionale è che quest’ultimo ha ormai generato nel mercato una sfiducia profonda sulle proprie scelte di politica Esg, al punto da attivare il classico meccanismo per cui l’aspettativa incide al punto da auto-avverarsi prima della effettiva decisione legislativa (o governativa).
Questa attitudine auto-punitiva del sistema Esg è senz’altro un pericolo ancora maggiore rispetto a quello, sopra evidenziato, delle distorsioni informative. Perché evidenzia uno scenario in cui non solo gli operatori sono disillusi sulla capacità del regolatore di legiferare in modo utile al sistema.
Ma si convincono della volontà del regolatore di usare la mano pubblica per tirare “schiaffoni” al sistema.
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