Il Report di Unep, Wef ed Eld

Finanza per la natura, servono 4.100 mld in più

11 Giu 2021
News Finanza SRI Commenta Stampa Invia ad un amico
Per affrontare con successo le crisi del clima, della perdita di biodiversità e del degrado del suolo, bisogna investire 8.100 miliardi di dollari da oggi al 2050. Secondo l'analisi, servono trasformazioni strutturali, incentivi economici e normativi, e una maggiore condivisione del rischio dal settore privato

Servono 8.100 miliardi di dollari per la natura entro il 2050. Gli investimenti in riforestazione, tutela degli ecosistemi e della biodiversità dovranno triplicare da qui al 2030 e quadruplicare al 2050, se si vogliono affrontare con successo le crisi interconnesse del clima, della perdita di biodiversità e del degrado del suolo. È quanto si legge nel rapporto “State of Finance for Nature” prodotto, dall’United Nations Environment Programme (Unep), l’agenzia per l’ambiente dell’Onu, dal World Economic Forum (Wef), e dall’Economics of Land Degradation (Eld), un’iniziativa dell’agenzia di sviluppo tedesca Deutsche Gesellschaft für Internationale Zusammenarbeit (Giz), in collaborazione con Vivid Economics.

Il documento dettaglia che gli investimenti annuali in soluzioni basate sulla natura dovranno quasi triplicare entro il 2030 e più che quadruplicare entro il 2050 rispetto alle cifre attuali. Nel 2020, infatti, gli investimenti di questo tipo si sono aggirati attorno ai 133 miliardi di dollari, ma dovrebbero raggiungere la quota di 400 miliardi all’anno entro il 2030, e di 536 miliardi annui entro il 2050. L’obiettivo del rapporto è di esortare i governi, le istituzioni finanziarie e le imprese a porre la natura al centro dei processi decisionali, sia pubblici sia privati, e ad accelerare rapidamente i flussi di capitale verso soluzioni basate sulla natura, comprese la riforestazione, l’agricoltura rigenerativa e il ripristino degli oceani.

«La perdita di biodiversità sta già costando all’economia globale il 10% della sua produzione ogni anno. Se non finanziamo a sufficienza soluzioni basate sulla natura, avremo un impatto sulle capacità dei Paesi di compiere progressi in altri settori vitali come l’istruzione, la salute e l’occupazione. Se non salviamo la natura ora, non saremo in grado di raggiungere uno sviluppo sostenibile», ha spiegato Inger Andersen, direttore esecutivo dell’Unep.

Un gap da colmare

Il report calcola che tra la quota di investimenti attuale e l’obiettivo fissato al 2050 c’è un divario finanziario di 4.100 miliardi di dollari. Per colmarlo, quindi, sono necessarie trasformazioni strutturali da attuare attraverso una ricostruzione post pandemia più sostenibile e incentivi economici e normativi. Tuttavia, la natura attualmente rappresenta solo il 2,5% della spesa prevista come stimolo economico post Covid-19.

Inoltre, secondo il documento, solo le soluzioni basate sulle foreste, compresa la gestione, la conservazione e il ripristino delle foreste, richiederanno un totale di 203 miliardi di dollari di spesa annua a livello globale. Il rapporto specifica che bisognerebbe abbinare gli investimenti in azioni di restauro con il finanziamento di misure di conservazione per arrivare a un aumento della superficie forestale e agroforestale di circa 300 milioni di ettari entro il 2050.

Settore privato nel mirino

Gli autori del documento sottolineano che anche il capitale privato dovrà essere aumentato drasticamente per colmare il divario di investimenti. Per far sì che ciò accada è necessario sviluppare e aumentare i flussi di entrate dai servizi ecosistemici e utilizzare modelli di finanza mista per occupare il capitale privato. Inoltre, questo passaggio richiede la condivisione dei rischi da parte delle entità del settore privato.

Nel 2018, si legge nel report, l’investimento annuale del settore privato in soluzioni basate sulla natura è stato pari a 18 miliardi di dollari, che rappresenta solo il 14% del totale. Mentre, secondo la Climate Policy Initiative, gli investimenti del settore privato rappresentano il 56% dei flussi di capitale nella finanza per il clima.

Per questo motivo, gli autori del report indicano l’aumento del capitale privato per soluzioni basate sulla natura come una delle sfide centrali dei prossimi anni. Anche se sono già emerse alcune iniziative guidate dal settore privato, l’Unep ribadisce la necessità che aziende e istituzioni finanziarie condividano maggiormente il rischio e si impegnino a incrementare i finanziamenti e gli investimenti in soluzioni basate sulla natura in modo ambizioso e con obiettivi chiari e vincolati nel tempo.

Alessia Albertin

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