Il rapporto Onu sulla biodiversità riguarda anche l’economia
L’ultimo rapporto dell’Intergovernmental science-policy platform on biodiversity and ecosystems (Ipbes), la piattaforma intergovernativa che si occupa di biodiversità ed ecosistemi dell’Onu, pubblicato il 6 maggio, ha passato in rassegna lo stato di salute del nostro pianeta. Secondo la United Nations Environment Programme Finance Initiative (Unep FI) il rapporto della scorsa settimana farà , per la biodiversità , quello che i report del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc) hanno fatto per il clima: «La porterà all’attenzione della gente, influenzando l’azione dei politici, delle imprese e delle istituzioni finanziarie».
Le tendenze negative indicate nel report vanno da una riduzione del 47% dell’estensione e delle condizioni dell’ecosistema, a un milione di specie a rischio estinzione; dall’aumento di 10 volte dell’inquinamento delle materie plastiche dal 1980, alla presenza di oltre 2.500 conflitti “per i combustibili fossili, l’acqua, il cibo e la terra che si verificano attualmente in tutto il mondo”.
Il rapporto osserva che gli incentivi economici in generale favoriscono l’espansione dell’attività economica, a cui spesso sono connessi danni ambientali, piuttosto che la conservazione o il ripristino. Tuttavia, sottolinea il report, incorporare il valore della natura nel processo decisionale migliora i risultati ecologici, economici e sociali.
L’invito rivolto alle istituzioni finanziarie è di andare oltre il clima, per fissare obiettivi e traguardi per la biodiversità e gli indicatori degli ecosistemi. Certo, non si può raggiungere l’obiettivo immediato, «soprattutto perché molti di questi indicatori non sono pienamente sviluppati per l’utilizzo nel settore finanziario. Tuttavia, sono finiti i tempi in cui le istituzioni finanziarie potevano utilizzare la mancanza di conoscenze e dati scientifici come scusa per non agire». A questo proposito Unep Fi fa riferimento allo strumento Encore della Natural Capital Finance Alliance. Encore collega già i temi “naturali” ai settori economici, «e le future iterazioni dello strumento aggiungeranno gli impatti del capitale naturale e una migliore copertura dei dati ambientali».
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