Consulenza Esg/ PARLA Irene Litardi, Head of Communities Domain
Italiacamp: «Impatto come linguaggio comune»
La comunicazione Esg si sta spostando sempre più dal racconto della sostenibilità alla capacità di governarne e misurarne gli effetti. In questa intervista della serie dedicata alle società di TOP.ESG CONSULENTI, Irene Litardi, Head of Communities Domain di Italiacamp, spiega come dati, ascolto degli stakeholder e modelli di valutazione possano trasformare l’impatto in uno strumento di apprendimento e decisione per il management. L’approccio dell’advisor si concentra sulla costruzione di percorsi capaci di collegare risultati, impatti e scelte future, integrando strumenti differenti in funzione del contesto e delle esigenze dell’organizzazione. Un metodo che attribuisce un ruolo centrale anche al confronto con comunità e società civile, e al rapporto tra purpose e impact management, per rendere il valore generato più visibile e diffuso.
Stanno emergendo nuovi strumenti narrativi per sostituire o affiancare i tradizionali approcci della comunicazione Esg?
I nuovi strumenti non sostituiscono la comunicazione Esg, la spostano da una sostenibilità raccontata a una sostenibilità governata. Report e disclosure restano necessari, ma si rafforza la misurazione dell’impatto: capire quali effetti stiamo generando, dove investire, quando correggere la rotta. In Italiacamp trasformiamo dati, evidenze e ascolto in informazioni utili al management, costruendo modelli valutativi che collegano risultati, impatti e scelte future. L’impatto diventa così una leva di apprendimento e decisione, e rende il valore sociale, economico, ambientale e territoriale più visibile e gestibile. Oggi, sostenibilità e impatto entrano nel cuore della strategia: non più solo strumenti per proteggere il valore esistente, ma per immaginare, costruire e misurare nuovo valore.
Come aiutate i clienti a mantenere relazioni costruttive con stakeholder multipli e spesso in conflitto in un contesto normativo in rapida evoluzione?
Italiacamp aiuta le organizzazioni pubbliche e private a trasformare il confronto tra interessi diversi in un processo strutturato di ascolto e decisione, con modelli valutativi che vanno oltre il dato descrittivo. Mappiamo gli stakeholder, analizziamo aspettative e conflitti, costruiamo percorsi di engagement e integriamo le evidenze che emergono nella strategia. Il nostro approccio «di bricolage» combina, in base al contesto, Teoria del Cambiamento, analisi costi-benefici, Sroi, Kpi d’impatto Esg. In parallelo, monitoriamo l’evoluzione normativa (dalla semplificazione degli Esrs agli standard volontari) perché governance, misurazione e rendicontazione evolvano in modo coerente. Il punto non è produrre un indicatore in più, ma capire cosa quell’indicatore ci dice sulla direzione che vogliamo prendere. Questa è anche la logica che guida il nostro lavoro nel Comitato consultivo per le imprese impact del Mimit, dove siamo rappresentati dall’amministratore delegato Fabrizio Sammarco. Qui la collaborazione di sistema tra soggetti pubblici, privati e università permette di affrontare il tema da più punti di vista e rispondere a bisogni diversi.
Il coinvolgimento e la pressione da parte di società civile e organizzazioni non governative è ancora rilevante o il loro peso si è ridotto?
Il ruolo di società civile e Ong resta rilevante, ma sta cambiando, si sta evolvendo: dalla sola pressione esterna alla produzione di conoscenza, alla rappresentanza delle comunità e alla partecipazione ai processi decisionali. Questi soggetti fanno emergere effetti che i dati aziendali non intercettano e aiutano a verificare se il valore dichiarato sia realmente condiviso e migliorabile. Per Italiacamp, l’ascolto degli stakeholder è parte fondamentale della misurazione: consente di leggere impatti, rischi e opportunità e di anticipare i conflitti. Escluderli significherebbe perdere evidenze essenziali e indebolire la credibilità delle scelte.
Qual è il rapporto tra purpose e impatto nella strategia di un’organizzazione e come questo possa aiutare nel superamento del “greenhushing”?
Il purpose definisce la direzione, l’impatto verifica se il cambiamento dichiarato si sta davvero producendo. L’impact management consente alle organizzazioni di apprendere dalle evidenze, adattare le strategie e correggere la traiettoria nel tempo. In uno scenario segnato da transizioni profonde, questa capacità diventa essenziale per orientare risorse, partnership, rischi e opportunità. L’impatto diventa così un linguaggio comune tra imprese, investitori, istituzioni e territori, e uno strumento per leggere il valore in modo integrato: non solo economico-finanziario, ma anche sociale, ambientale, relazionale e territoriale. Un valore complesso che l’impact management rende visibile, comprensibile e governabile.
Matteo Russo
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