ET.OBSERVER - RASSEGNA COMMENTATA DI CIÒ-CHE-FA-SISTEMA

L’occhio sostenibile della settimana/ 170

18 Mar 2019
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In questo numero: Se sei fossil non ti assicuro - Uk, comitato sul climate change - Teec per un Etf Lyxor - Global compact driver per la Csr - Atp analizza lo scenario climatico “in-house” - Zurich punta sull’impact - Esg, i dubbi dei 401(k)

Quadrato_ETpro_OBET.observer è la Rassegna Stampa settimanale commentata di ETicaNews. Che punta la lente su alcuni dei principali snodi dell’informazione sui temi di sostenibilità negli ultimi sette giorni. Dando la precedenza agli argomenti su cui l’attenzione di ETicaNews è costante.

Se sei fossil non ti assicuro

Il gruppo assicurativo globale Mapfre SA non assicurerà più la costruzione di miniere di carbone e centrali elettriche a carbone, né investirà in aziende elettriche che traggono almeno il 30% dei loro ricavi dall’energia prodotta dal fossil fuel. Mapfre entra a far parte del gruppo di assicuratori e riassicuratori che hanno annunciato l’abbandono degli investimenti nel carbone, e che comprende, tra gli altri, Generali, Munich Re Co. Ltd., Allianz SE, Zurich Insurance Group AG e Axa. Secondo un report diffuso a fine 2018 dal braccio statunitense della campagna internazionale Unfriend Coal, un terzo del mercato riassicurativo globale avrebbe già limitato la copertura per i progetti sui combustibili fossili. Lucie Pinson, coordinatrice europea di Unfriend Coal, in un comunicato stampa ha dichiarato: «Purtroppo mancano le azioni necessarie per eliminare completamente il carbone in Europa entro il 2030». Le società assicurate da Mapfre, in Spagna e Portogallo, dovrebbero essere carbon-neutral entro il 2021, anno in cui la compagnia stima una riduzione delle emissioni di carbonio del 61per cento.

Uk, comitato sul climate change

Le principali autorità di regolamentazione finanziaria del Regno Unito hanno istituito un comitato per monitorare e rispondere al rischio che i cambiamenti climatici rappresentano per il settore finanziario. La Financial Conduct Authority (Fca), equivalente Uk della nostra Consob, e la Prudential Regulatory Authority (Pra) hanno ospitato la riunione inaugurale del nuovo Climate Financial Risk Forum l’8 marzo. Oltre alle due autorità di regolamentazione, erano presenti 15 gruppi di servizi finanziari in qualità di membri del comitato, tra cui i gestori patrimoniali BlackRock, Hermes, Invesco, Schroders e Standard Life Aberdeen. Il nuovo gruppo comprende anche cinque banche (BNP Paribas, HSBC, JP Morgan, Royal Bank of Scotland e Yorkshire Building Society) e cinque assicuratori (Aviva, Legal & General, Lloyd’s di Londra, RSA e Zurigo). Fanno parte del comitato anche la Borsa di Londra e il Green Finance Institute (un progetto sostenuto dal governo britannico lanciato l’anno scorso).

Teec per un Etf Lyxor

  • OGGETTO – Il Lyxor Green Bond Ucits Etf è il primo clone a ottenere il label nazionale per gli investimenti privati green introdotto dal governo francese nel 2015
  • DATA – 13 marzo 2019
  • FONTE – Lyxor receives TEEC certification for the Lyxor green bond
  • PAROLE CHIAVE: TEEC, Lyxor AM, ETF, green economy, Cop21, France

Lyxor Asset Management ha ricevuto la certificazione Teec (energy and ecological transition for the climate) per il Lyxor Green Bond Ucits Etf, il primo replicante al mondo che offre agli investitori esposizione a green bond investment grade. Il clone, lanciato due anni fa, replica un indice Solactive con il sostegno della Climate Bonds Initiative, ed è il primo Etf a ottenere il label nazionale per gli investimenti privati nell’economia verde introdotto dal governo francese alla fine del 2015 (dopo la Cop21). Oltre a seguire i Green Bond Principles, la certificazione Teec richiede il calcolo della “parte verde” delle obbligazioni, l’esclusione totale di alcune attività (come il nucleare e i combustibili fossili) e il monitoraggio delle controversie Esg che potrebbero influenzare i progetti finanziati. È inoltre necessaria un’analisi dell’impatto ambientale di questi progetti. A oggi sono stati certificati 28 fondi europei, con un patrimonio globale gestito di circa 5,5 miliardi di euro.

Global compact driver per la Csr

  • OGGETTO – Secondo uno studio di EcoVadis le aziende impegnate a rispettare i principi del Global Compact Onu hanno prestazioni di sostenibilità migliori
  • DATA – 6 marzo 2019
  • FONTE – EcoVadis Releases UN Global Compact Performance Report
  • PAROLE CHIAVE:EcoVadis, UN Global Compact, CSR

Le aziende impegnate a rispettare i principi del Global Compact delle Nazioni Unite hanno, in media, prestazioni di sostenibilità migliori. Lo rivela un nuovo studio di EcoVadis, secondo cui le società che hanno adottato i principi del Global Compact hanno raccolto la sfida: mitigare i rischi di responsabilità sociale d’impresa (Csr) all’interno delle loro operazioni e spostare l’ago verso un futuro più sostenibile. EcoVadis valuta ogni anno circa 20mila aziende sulla loro performance di sostenibilità, prendendo in considerazione i temi chiave dell’ambiente, del lavoro e dei diritti umani, dell’etica aziendale e degli acquisti sostenibili. Un dato degno di nota riguarda in particolare le piccole imprese: dimostrerebbero prestazioni migliori rispetto alle grandi imprese. Ciò può essere dovuto al fatto che le Pmi possono agire più rapidamente nell’affrontare le questioni di Csr.

Atp analizza lo scenario climatico “in-house”

ATP ha lanciato il proprio progetto interno di analisi dello scenario climatico. II fondo pensione del mercato del lavoro danese nel suo Responsibility Report, secondo quanto riportato da Responsible Investors, sostiene, infatti, che alcuni strumenti di analisi web-based manchino di trasparenza. L’analisi di scenario è stata uno degli elementi chiave emersi dalla Task Force on Climate-related Financial Disclosures (Tcfd), e gli investitori sono alle prese con le sue implicazioni. «ATP crede fondamentalmente che le analisi di scenario possano essere utili per gli investitori nel valutare la solidità dei loro piani strategici», scrive il fondo nel documento. Atp ha 5,2 milioni di soci e un patrimonio di oltre 785 miliardi di DKK (105 miliardi di euro).

Zurich punta sull’impact

Zurich ha introdotto un nuovo quadro di riferimento per misurare i benefici ambientali e sociali degli investimenti impact. Uno studio pilota condotto dalla società svizzera ha rilevato come gli investimenti a impatto abbiano permesso di evitare 3,4 milioni di tonnellate di emissioni equivalenti di Co2 e, al contempo, abbiano migliorato la vita di 2,4 milioni di persone all’anno. In questo modo Zurich dichiara di essere «già a metà strada verso il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di investimento di impatto introdotti nel 2017». L’obiettivo è quello di raggiungere investimenti per un impatto totale di 5 miliardi di dollari che permetterebbe di evitare 5 milioni di tonnellate di emissioni equivalenti di Co2 e di migliorare la vita di 5 milioni di persone ogni anno. La metodologia di misurazione dell’impatto del portafoglio di obbligazioni verdi di Zurich è stata sviluppata in stretta collaborazione con BlackRock.

Esg, i dubbi dei 401(k)

Aumenta l’interesse verso gli Esg (Environmental, social and governance) e, al contempo, le possibilità di investimento orientate alla sostenibilità. Ma il percorso presenta ancora diverse sfide. È quanto emerge da un’indagine della società di ricerca e consulenza globale Cerulli Associates sulle pensioni integrative Usa. Secondo il Cerulli Edge, U.S. Retirement Edition per il I trimestre 2019, più della metà (56%) dei mille partecipanti al piano 401(k) (i piani previdenziali integrativi Usa, prendono il nome dalla legge che li ha istituiti) intervistati, concorda con l’affermazione: «Preferisco investire in aziende che sono ambientalmente e socialmente responsabili». Tuttavia, quando la società di consulenza ha chiesto di identificare i primi tre attributi più importanti considerati nella selezione degli investimenti del piano 401(k), «responsabilità ambientale e sociale» si è classificata all’ultimo posto con il 16% delle risposte. La performance degli investimenti a lungo termine e il costo degli investimenti sono stati gli attributi più importanti, raccogliendo rispettivamente il 45% e il 38% delle risposte. Cerulli osserva come la sensibilità alle fee, l’idea che l’investimento di Esg comporti un compromesso in termini di performance, e il contesto normativo dei DC (i defined contribution plan Us) nel mercato rappresentino un ostacolo all’adozione dei parametri di sostenibilità.

@raffaelaulgheri

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