Il maggiore fondo sovrano in Europa
Norges, stress test drammatici su clima e IA
Norges Bank Investment Management ha condotto per la prima volta un esercizio di stress test sugli effetti degli shock climatici e dell’intelligenza artificiale (IA) sul fondo sovrano della Norvegia che gestisce. È emerso che il Government Pension Fund Global, che ha asset per duemila miliardi di dollari, perderebbe quasi un quarto del valore del suo portafoglio azionario in caso di gravi eventi climatici e più della metà verrebbe spazzata via da una correzione delle valutazioni dell’IA. L’esercizio di stress test ha preso in considerazione quattro aree chiave di rischio: l’impatto ipotetico di uno scenario climatico che prevede uno shock dell’approvvigionamento alimentare dopo diffusi fallimenti dei raccolti, il crollo del boom dell’IA, le crisi del debito e la frammentazione geopolitica.
Come anticipato dalla rassegna sostenibile di questa settimana (OB/ 435 “Norges Bank fa uno stress test su clima e IA”), i risultati mostrano che condizioni metereologiche estreme ridurrebbero il valore del portafoglio azionario del più grande fondo sovrano al mondo del 24%, con un impatto del 39% dovuto a una crisi del debito e del 49% dovuto a una frammentazione geopolitica, mentre un crollo dell’IA ne eliminerebbe il 53%. Lo stress test arriva dopo una serie di modifiche in materia di investimenti responsabili condotte nel 2025 dal fondo patrimoniale norvegese, come la revisione delle esclusioni e la sospensione di alcune regole etiche per non dover disinvestire dalle Big Tech.
ALLA PROVA DI CLIMA E IA
Lo stress test, basato sulle partecipazioni di dicembre 2025, traccia «risultati di mercato estremi» per il breve e medio termine. Su tutta la base del portafoglio, il rischio più elevato rimane la frammentazione economica e i dazi, che potrebbero spazzare via il 37% del valore, seguiti dagli effetti del crollo del boom dell’IA, dalla rottura geopolitica e dal cambiamento climatico. Quando invece sono stati presi in considerazione gli investimenti obbligazionari e a reddito fisso nell’intero portafoglio, il rischio principale è diventato una crisi del debito, mentre una correzione dell’IA è risultata positiva per le obbligazioni.
Parlando con il Financial Times, Nicolai Tangen, amministratore delegato del fondo, ha detto di aver scelto deliberatamente scenari ad alto impatto che era relativamente improbabile che si verificassero. Tuttavia, ha sottolineato che alcuni aspetti degli scenari usati hanno finito per verificarsi in scala minore nell’ultimo anno, e che i vari rischi testati potrebbero aggravarsi e innescare reazioni a catena.
LE MOSSE PRECEDENTI
Per far fronte a tali rischi, peraltro, Norges non ha stretto i vincoli di investimento. Al contrario, sembra averli allentati. Lo scorso novembre, infatti, il parlamento norvegese aveva votato a favore della sospensione per un anno dei disinvestimenti etici da parte del fondo sovrano, mentre è in corso un aggiornamento delle linee guida etiche del fondo, introdotte per la prima volta nel 2004. Le linee guida, infatti, stabilivano che il fondo non può investire in società coinvolte in gravi violazioni dei diritti individuali in situazioni di guerra o conflitto e, avrebbero potuto portare all’esclusione delle principali Big Tech americane (Leggi l’articolo “Norges sospende regole etiche per non disinvestire dalle big tech”).
A maggio dell’anno scorso, invece, il fondo sovrano ha annunciato nuove misure in materia di investimenti responsabili, revocando l’esclusione di alcune società energetiche, tra cui la tedesca Rwe, e avviando un dialogo con altre società coinvolte in attività estrattive in Amazzonia (Leggi l’articolo “Norges Bank rivede le esclusioni”).
Alessia Albertin
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