analisi su 319 società quotate turche

Primo studio sul reporting Issb obbligatorio

11 Mar 2026
Notizie Companies & CSR Commenta Invia ad un amico
L’University of Oxford e la London School of Economics hanno condotto il primo studio sul reporting di sostenibilità secondo gli standard dell’International Sustainability Standards Board su un paniere del principale listino della Turchia. Qui lo standard è stato implementato obbligatoriamente

L’University of Oxford e la London School of Economics hanno condotto il primo studio sul reporting secondo gli standard dell’International Sustainability Standards Board (Issb). La ricerca ha esaminato le disclosure di 319 società quotate turche. La Turchia, infatti, è la prima giurisdizione ad aver implementato obbligatoriamente la rendicontazione di sostenibilità allineata con gli standard Issb “Ifrs S1” e “Ifrs S2” per le società quotate a partire dal 2024, incorporando gli standard nel diritto nazionale senza modifiche sostanziali. Il campione preso in considerazione comprende anche le 100 maggiori società quotate turche che compongono l’indice Bist100. Lo studio ha analizzato le pratiche di rendicontazione degli emittenti nel primo anno di adozione obbligatoria, che prevedeva l’implementazione di tutti gli standard con la sola eccezione delle comunicazioni sulle emissioni di gas serra Scope 3, rinviata di un anno.

I risultati suggeriscono un alto grado di conformità formale con i nuovi standard, ma una sostanziale eterogeneità nelle scelte di reporting chiave, tra cui approcci di materialità, selezione dello scenario climatico, limiti di misurazione delle emissioni e anno di base e anno obiettivo nei piani di riduzione delle emissioni di carbonio. Inoltre, i ricercatori hanno rilevato un certo interesse tra le aziende per applicare la lente della doppia materialità nelle disclosure, nonostante gli standard Issb richiedano solo la divulgazione di informazioni sulla sostenibilità che hanno implicazioni finanziarie dirette. Le conclusioni dello studio mettono in luce come le molteplici differenze rilevate, che derivano dalla grande flessibilità offerta dagli standard, sollevino dubbi che le divergenze sostanziali nella pratica di rendicontazione possano limitare la comparabilità tra le imprese, quanto meno nei primi periodi di adozione.

I RISULTATI

Oltre l’85% delle aziende tenute alla rendicontazione obbligatoria ha presentato reporting in linea con gli standard Issb. Dai risultati emerge che, per quanto riguarda l’anno obiettivo per rispettare gli impegni climatici, solo il 41% delle aziende ha adottato impegni Net zero per il 2050. Circa il 71% del campione ha fissato obiettivi per il periodo dal 2030 al 2035, in linea con le linee guida della Science Based Targets Initiative. Il 40% ha integrato uno scenario climatico di 1,5°C dell’Agenzia Internazionale dell’Energia nel valutare la propria resilienza ai rischi climatici, mentre un ulteriore 17% ha adottato lo scenario Steps dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, che tiene conto solo delle politiche climatiche del governo che sono state annunciate o implementate. Il 73% delle società analizzate ha divulgato un piano di transizione climatica; di queste circa tre quarti ha incluso tutte le emissioni Scope 1, 2 e 3 nel piano, mentre le restanti società hanno limitato i loro piani alle emissioni operative.

Lo studio ha rilevato che il 64% del campione ha incluso stime sugli impatti finanziari dei rischi climatici sulle loro attività, percentuale che sale al 70% se si considerano solo le società incluse nell’indice Bist100. Inoltre, il 18% di tutte le società turche analizzate ha applicato un approccio alla doppia materialità nel reporting, riportando anche l’impatto che le operazioni aziendali possono avere sulla società e sull’ambiente. La percentuale sale al 24% se si considerano solo le società quotate nel Bist100. Questo dato suggerisce che molti emittenti avevano in precedenza già segnalato informazioni sulla sostenibilità su base volontaria, probabilmente sulla base di quadri come gli standard della Global Reporting Initiative.

I ricercatori hanno notato un alto grado di divergenze sostanziali nella pratica di rendicontazione in diversi ambiti e rilevato che la dimensione dell’impresa è risultata un fattore significativo sulle pratiche divergenti. Ad esempio, per quanto riguarda la selezione degli anni base che sono alla base degli obiettivi di riduzione del carbonio, solo il 21% delle aziende Bist100 ha selezionato il 2024 (il primo anno di rendicontazione obbligatoria) come anno di riferimento, contro poco meno della metà delle aziende più piccole che non rientrano nell’indice. Le altre principali aree di divergenza riguardano gli obiettivi di riduzione del carbonio, e se comprendono riduzioni assolute o basate sull’intensità, e l’uso di compensazioni e rimozioni per raggiungere gli obiettivi.

Alessia Albertin

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