ESG.IAMA - Analisi dei dati

Private equity, exit solo dopo i target Esg

16 Apr 2026
Notizie ESG Governance Commenta Invia ad un amico
Le statistiche che emergono dall'assessment sui gestori Private mostrano risultati molto positivi di forte responsabilità verso i propri investimenti, nei quali non si cerca solo il profitto, ma si pone al primo piano anche il raggiungimento di target Esg

Nonostante il periodo di confusione e retromarce, l’impegno Esg che i gestori continuano a implementare nei propri investimenti continua a essere alto. È sorprendente come la maggioranza delle Sgr con focus sui Private Market ritenga necessario raggiungere target Esg minimi prima di fare “exit” da un investimento, dunque prima di realizzare il profitto. Lo conferma l’assessment ESG.IAMA Private 2025.

Nel corso degli anni, ESG.IAMA (ESG Identity Asset Manager Assessment) ed ESG.IAMA Private hanno coinvolto un numero sempre maggiore di Sgr internazionali. A fine marzo 2026, infatti, sono stati analizzati e valutati un totale di 119 asset manager, per un Aum complessivo di circa 49,9 trilioni di euro:

Il campione offre già un’ampiezza significativa per potere fare delle valutazioni comparative. In particolare, questo articolo, il sesto di questa serie (vedi qui i precedenti: “Sgr, 7 su 10 confermano il net zero“, “Sgr, il focus Esg è entrato nei board“, “Sempre più Sgr con bonus Esg al board“, “Retribuzioni Esg, boom nelle sgr del private” e “Engagement: 1 Sgr su 2 ascolta l’asset owner“), si focalizza sull’impegno delle Sgr Private a far raggiungere determinati target Esg minimi ai propri asset prima di venderli ad altri investitori.

Alla domanda se l’asset manager abbia un impegno formale a raggiungere uno o più target Esg per i suoi investimenti in Real Estate, Infrastrutture o Aziende non quotate, prima di disinvestire per realizzare profitto, i risultati sono molto positivi, in quanto mostrano un complessivo 70,79% che dichiara di avere formalizzato tale impegno. Entrando nel dettaglio delle percentuali: il 38,71% delle Sgr si impegna a rendere il proprio asset idoneo per i fondi art. 8, prima di venderlo, il 19,35% punta a legare la compensazione dei membri esecutivi dell’azienda alla performance Esg della stessa, un altro 19,35% si impegna a rendere l’asset ammissibile ai fondi art. 9, il 9,68%, per procedere con l’exit, impone al futuro compratore di inserire una clausola nel contratto per cui si impegni a continuare i programmi Esg avviati dalla Sgr, infine il 3,23% punta a far ottenere un rating Esg positivo all’asset almeno da uno dei rating provider più rilevanti.

Attualmente, nessuna delle Sgr partecipanti ha dichiarato di avere tra i target Esg minimi il raggiungere i criteri di disclosure sostenibile necessari per una futuro listing in stock exchange o l’avere l’asset incluso in almeno in uno dei principali indici Esg.

Tenendo in considerazione il contesto geopolitico e la dimensione media dei gestori Private (solitamente più piccoli rispetto alle controparti tradizionali), i risultati di questa analisi sembrano dipingere un’immagine opposta a quella della Sgr Private che punta solo al profitto, a discapito dell’asset e degli Esg. La ricerca svela una realtà di gestori responsabili che, prima di realizzare il profitto, non si lavano le mani rispetto a quello che lasciano, bensì cercano di venderlo meglio di come l’hanno trovato, ancora più Esg.

Alessandro Fenili

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