ET.DIRECTORIES - I REPORT DELLE ULTIME TRE SETTIMANE
Quelli che… studiano la sostenibilità/ 130
Nella sua attività quotidiana, ETicaNews riporta o menziona con continuità ricerche, analisi, report sul business sostenibile e responsabile. Di seguito, riportiamo una selezione relativa alle ultime settimane, con una breve sintesi del contenuto e con un rimando al relativo articolo. Questi report sono una minima parte delle centinaia di ricerche che ETicaNews ha incrociato nel suo percorso, e costituiscono una parte rilevante del data base accessibile ai registrati ET.pro.
ABBIAMO PARLATO DELLO STUDIO…
“An audit of corporate decarbonisation ambition against low carbon futures” (Scientific Reports)
ARTICOLO: Decarbon, maxi gap tra breve e lungo termine
Le sole strategie di decarbonizzazione delle grandi imprese non bastano a garantire il raggiungimento degli obiettivi climatici globali, secondo uno studio pubblicato su Scientific Reports. Dall’analisi di circa seimila aziende emergono progressi nella rendicontazione ma uno squilibrio tra target al 2030 molto ambiziosi e impegni deboli o assenti al 2050, soprattutto nei settori ad alte emissioni. Inoltre le imprese che comunicano dati tramite Cdp, Institutional Shareholder Services e Science Based Targets initiative coprono circa il 60% della capitalizzazione globale ma solo il 20% delle emissioni. Il confronto con gli scenari del Network for Greening the Financial System mostra quindi la necessità di regole più stringenti, dati comparabili e maggiore integrazione delle informazioni climatiche nelle decisioni finanziarie.
ABBIAMO PARLATO DELLA RICERCA…
“The Climate Solutions Gap An Assessment of U.S. Public Pensions’ Investment Strategies” (Sierra Club)
ARTICOLO: Fondi pensione Usa bocciati all’esame Esg
Lo studio mette in discussione la solidità degli impegni climatici dei maggiori fondi pensione pubblici statunitensi, delineando un quadro fatto più di dichiarazioni che di strategie operative. Su 29 investitori istituzionali esaminati, solo pochi mostrano impegni net zero credibili o politiche di investimento climatico strutturate. Alcuni fondi hanno fissato target finanziari specifici, ma nel complesso la governance resta disomogenea e il rischio climatico non è ancora pienamente integrato nei processi decisionali. Carenze emergono anche sul fronte della trasparenza, report incompleti e scarsa disclosure rendono difficile capire dove gli investimenti vengano realmente indirizzato, mentre il contesto politico polarizzato tra Stati a guida democratica e repubblicana continua a influenzare approcci e priorità degli asset owner.
ABBIAMO PARLATO DEL REPORT…
“ESG due diligence: The new lens for private equity boards” (Kpmg)
ARTICOLO: Private, due diligence Esg anche di filiera
Nei private markets la sostenibilità è diventato un fattore economico centrale, non più solo reputazionale. Secondo il report di Kpmg, la due diligence Esg incide direttamente su valutazioni, gestione del rischio e rendimenti nel private equity. Aziende con profili solidi ottengono multipli più alti in uscita, mentre criticità ambientali, sociali o di governance possono ridurre valore e accesso al capitale. La pressione di investitori istituzionali e regolatori spinge verso analisi più strutturate e trasparenti, estese anche a supply chain, lavoro dei fornitori ed emissioni indirette. I board integrano così l’Esg nella strategia, nei modelli valutativi e nei piani di creazione di valore lungo tutto il ciclo dell’investimento.
ABBIAMO PARLATO DELLA RICERCA…
“US Proxy-Voting Trends: 2025 in Review” (Morningstar)
ARTICOLO: Sgr in assemblea, frenata Esg colpa dei big
Secondo lo studio di Morningstar, il sostegno degli azionisti alle proposte Esg nelle large e mid cap Usa è in calo, con un supporto medio alle mozioni ambientali e sociali sceso all’11,6% dal 18,8% del 2023, mentre resta stabile intorno al 30% quello sulle tematiche di governance. Il trend riflette un raffreddamento dell’attivismo e il peso crescente dei grandi gestori, che tendono ad allinearsi al management. I maggiori operatori, tra cui Blackrock, Vanguard e State Street, votano più spesso a favore delle proposte del management rispetto alla media, influenzando in modo decisivo gli esiti assembleari. Gestori più piccoli e fondi sostenibili risultano invece più favorevoli alle proposte Esg, ma con impatto limitato. Evidente il divario geografico, gli investitori europei restano più critici verso il management, pur mostrando anch’essi un calo del sostegno alle iniziative climatiche e sociali.
ABBIAMO PARLATO DEL PAPER…
“Beyond the shareholders: The impact of M&A on other stakeholders” (Università di Toronto ed European Corporate Governance Institute)
ARTICOLO: M&a, se il valore lo paga lo stakeholder
I ricercatori hanno analizzato se i guadagni per gli azionisti nelle operazioni di M&A derivino da vera creazione di valore o da redistribuzione a danno di altri stakeholder. Le sinergie possono infatti nascere sia da nuove opportunità economiche come innovazione e migliori competenze gestionali sia da trasferimenti di rendite, come tagli occupazionali o maggiore potere di mercato. Le evidenze empiriche mostrano effetti eterogenei. Occupazione e fornitori spesso subiscono pressioni, mentre l’impatto su ambiente e comunità resta incerto. Le fusioni, in media, aumentano produttività e valore complessivo, ma la loro natura non è sempre “win-win” e dipende da come tali sinergie vengono generate.
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