ET.DIRECTORIES - I REPORT DELLE ULTIME TRE SETTIMANE

Quelli che… studiano la sostenibilità/ 75

ET.Pro
15 Ott 2021
Rubriche Tools & Research Commenta Stampa Invia ad un amico
Una selezione di studi e ricerche su business e finanza responsabili che ETicaNews ha incontrato nell'ultimo periodo. In questo numero: S&P Global Ratings, Stanford Sustainable Finance Initiative, World Benchmarking Alliance, Carbonsink e Fondazione Eni Enrico Mattei, University of Calgary, Science Based Target Initiative

Nella sua attività quotidiana, ETicaNews riporta o menziona con continuità ricerche, analisi, report sul business sostenibile e responsabile. Di seguito, riportiamo una selezione relativa alle ultime settimane, con una breve sintesi del contenuto e con un rimando al relativo articolo. Questi report sono una minima parte delle centinaia di ricerche che ETicaNews ha incrociato nel suo percorso, e che stiamo raccogliendo nelle nostre Directories, per offrire un riferimento unico ai professionisti dell’economia e della finanza responsabile. Il servizio Directories fa parte del pacchetto ET.pro.

ABBIAMO PARLATO DEL REPORT…

Climate Change Litigation: The Case For Better Disclosure And Targets (S&P Global Ratings)

ARTICOLO: S&P: cresce il rischio per cause green

«Ad oggi, non siamo a conoscenza di alcuno scenario in cui una controversia ambientale abbia avuto un impatto materiale sull’affidabilità creditizia di un emittente; tuttavia, ci aspettiamo che l’aumento delle controversie sul clima possa essere uno dei molti meccanismi con cui i rischi di transizione e fisici si cristallizzano per le aziende emittenti, portando con sé un potenziale rischio reputazionale e finanziario». Questa è la conclusione del report Climate Change Litigation: The Case For Better Disclosure And Targets con cui S&P Global Ratings ha acceso il riflettore sui crescenti impatti delle cause ambientali a carico delle imprese. Anche in relazione alle accuse di greenwashing. L’analisi, pubblicata il 6 ottobre, ripercorre l’evolversi dello scenario giudiziario che accompagna la lotta al cambiamento climatico.

ABBIAMO PARLATO DELL’ANALISI…

Carbonwashing: A New Type of Carbon Data-Related ESG Greenwashing (Stanford Sustainable Finance Initiative)

ARTICOLO: Il carbonwashing dentro il dato

La transizione verso i livelli degli accordi di Parigi è «altamente inaffidabile». Questo perché nelle pieghe del greenwashing esiste un rischio specifico che riguarda le emissioni di Co2. L’analisi arriva dallo studio “Carbonwashing: A New Type of Carbon Data-Related ESG Greenwashing” pubblicato a luglio dalla Stanford Sustainable Finance Initiative che pone l’attenzione sul pericolo del greenwashing riguardante le emissioni di anidride carbonica, il carbonwashing. Gli autori notano come «la natura orientata al futuro di queste strategie di decarbonizzazione incoraggia le aziende a dichiarare anticipatamente dati di impatto che non esistono ancora». Il carbonwashing si annida soprattutto nella catena della gestione del dato. Se non obbligate a dichiarare le emissioni di Scope 3, «le aziende potrebbero passare le loro emissioni alla supply chain attraverso l’outsourcing».

ABBIAMO PARLATO DEL BENCHMARK…

2021 Food and Agriculture Benchmark (World Benchmarking Alliance)

ARTICOLO: Le aziende food non digeriscono gli Sdgs

Nonostante la sua centralità e rilevanza nel fronteggiare le sfide più complesse, dalla fame nel mondo al cambiamento climatico, il settore agroalimentare non collabora e non progredisce nel percorso verso il raggiungimento dei Sustainable Development Goals (Sdgs). Lo rivela il World Benchmarking Alliance nel suo primo benchmark sul settore agroalimentare, 2021 Food and Agriculture Benchmark, che misura gli sforzi di 350 tra le più influenti aziende globali del settore sul loro contributo agli Sdgs. Le aziende vengono analizzate «dal campo alla forchetta» su 45 indicatori che includono strategia e governance, ambiente, nutrizione e inclusione sociale. Emerge che la maggior parte delle aziende continua a riproporre il business as usual e non contribuisce alla transizione a un sistema di produzione del cibo sostenibile. Ferrero è la prima tra le italiane che, nel complesso, sono in retrovia.

ABBIAMO PARLATO DEL RAPPORTO…

La percezione del rischio climatico delle società quotate al Ftse Mib e Ftse Italia Mid Cap (Carbonsink e Fondazione Eni Enrico Mattei)

ARTICOLO: Impatti clima, silenzio in 9 aziende su 10

Dalla terza edizione del Rapporto “La percezione del rischio climatico delle società quotate al Ftse Mib e Ftse Italia Mid Cap”, realizzata da Carbonsink e Fondazione Eni Enrico Mattei, emerge che solo il 31% delle società dà evidenza nella propria disclosure alle opportunità climate-related, «restituendo l’impressione che i cambiamenti climatici siano percepiti più come un rischio che come un’opportunità». La ricerca si basa sulle informazioni pubbliche in materia di disclosure climatica delle società del Ftse Mib e del Ftse Italia Mid Cap, analizzandone impegni e azioni nella lotta ai cambiamenti climatici. Il 64% delle società esaminate descrive i rischi climatici ai quali è esposta, ma solo il 10% ne quantifica gli impatti finanziari. Inoltre, più dell’80% delle società del campione non comunica informazioni in ordine ai rapporti con la catena di fornitura nella riduzione delle emissioni di gas serra.

ABBIAMO PARLATO DELLO STUDIO…

Why Comparability is a Greater Problem Than Greenwashing in ESG ETFs (University of Calgary)

ARTICOLO: Nella giungla degli Etf Esg

Nello studio “Why Comparability is a Greater Problem Than Greenwashing in ESG ETFs”, Ryan Clements, professore dell’Università canadese “University of Calgary”, rileva come non sia il greenwashing il vero problema dell’industria degli Etf: attira l’attenzione dei media, ma ci sono poche prove che sia diffuso negli Etf. Tanto più che il rischio non varrebbe il gioco: gli Etf affronterebbero un costo reputazionale significativo, e gli investitori non avrebbero costi nel passare da un Etf a un altro, in quanto il mercato è incredibilmente liquido. Al contrario, per Clements il greenwashing distrae dal vero problema: soggettività e mancanza di standardizzazione rendono difficile la comparazione e la comprensione dei fondi passivi Esg e confondono gli investitori. Lo studio propone 3 passaggi per risolvere il problema: ecolabel, metriche standardizzate e prospetti uniformi.

ABBIAMO PARLATO DELLA RICERCA…

Taking the Temperature: Unlocking breakthrough climate action in the G20 (Science Based Target Initiative)

ARTICOLO: Low carbon? Solo il 20% è “scientifico”

Sono 4.215 le aziende dei paesi del G20 che hanno riportato nel questionario Cdp obiettivi di decarbonizzazione. Tuttavia, solo il 20% di questi obiettivi sono stati validati come science-based targets. L’Italia è allineata alla media e su un totale di 99 aziende che rendicontano su obiettivi di decarbonizzazione, il 19% ha definito e adottato obiettivi di decarbonizzazione basati sulla scienza. Il bilancio emerge dall’aggiornamento periodico della Science Based Target Initiative (Sbti) contenuto nel report “Taking the Temperature: Unlocking breakthrough climate action in the G20”. Per supportare le aziende verso gli obiettivi comuni, la Science Based Target Initiative (Sbti) ha previsto un processo a cinque fasi studiato per assicurare la robustezza metodologica degli obiettivi e che include la validazione da parte della stessa Sbti degli obiettivi prima di poterli realmente definire science-based.

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