PAPER SUL PANORAMA DEI giudizi di sostenibilità
Rating Esg, Icma promuove le “divergenze”
La coesistenza tra regolamentazione formale e codici di condotta rimarrà una caratteristica distintiva del mercato dei rating Esg, favorendo sia i rating provider sia gli utilizzatori. Questi risultati emergono dal paper pubblicato dall’International Capital Market Association (Icma), “The evolving landscape of ESG ratings and data products”. Il paper si struttura attorno a un’indagine condotta nell’ottobre 2025 su quattordici tra asset owner e asset manager rappresentativi di circa 28 trilioni di dollari di Aum.
COME SI UTILIZZANO?
Sul fronte degli utilizzatori, gli investitori ricorrono mediamente a sei fornitori diversi di rating e dati Esg, un numero sensibilmente superiore rispetto al mercato del credito, dove ci si affida tipicamente a due o tre agenzie. I provider più utilizzati risultano Msci, Morningstar Sustainalytics, Iss e S&P Global. Parallelamente, quasi tutti gli asset manager e asset owner intervistati producono internamente propri score Esg, e la maggioranza sviluppa anche rating Esg proprietari, ricavando i dati prevalentemente da fornitori terzi.
Gli usi dei rating Esg sono molteplici: i rating di terze parti vengono impiegati principalmente per rispettare i mandati di investimento e per il dialogo con le entità valutate, mentre quelli interni risultano più rilevanti per la conformità normativa e per l’analisi dei rischi e della doppia materialità, oltre che sempre per rispettare i mandati di investimento. Sulla materialità, quasi tutti i rispondenti, dodici su quattordici, ritengono che i rating Esg dovrebbero incorporare anche la dimensione d’impatto.
IL QUADRO REGOLAMENTARE
Sul piano regolamentare, il documento traccia un quadro in rapida evoluzione. L’Unione Europea ha adottato il regime più completo, con il Regolamento sulla trasparenza e integrità delle attività di rating Esg (Esgr), entrato in vigore a gennaio 2025 e applicabile da luglio 2026, introducendo un sistema vincolante di autorizzazione e vigilanza centralizzato in capo all’Esma. Il Regno Unito si muove nella stessa direzione con un proprio framework, ancora in fase di consultazione da parte della Fca, mentre altre giurisdizioni come Giappone, Singapore e Hong Kong si affidano per ora a codici volontari allineati alle raccomandazioni Iosco del 2021.
Tra i punti aperti che il paper individua, spiccano la difficoltà di tracciare confini netti tra rating, score e dati Esg, il rischio di frammentazione normativa tra giurisdizioni, e la questione, ancora irrisolta, della convergenza metodologica. Oltre il 50% dei rispondenti al sondaggio si dichiara favorevole a una maggiore convergenza, con una preferenza marcata per l’uniformità delle scale di valutazione. Eppure, come nota il documento, la divergenza tra rating riflette spesso scelte metodologiche intenzionali: «Gli investitori utilizzano rating di più fornitori non per carenze di comparabilità, ma perché questi strumenti sono costruiti per supportare finalità di investimento differenti».
Un elemento di riflessione ulteriore riguarda l’impatto della semplificazione normativa europea in materia di rendicontazione di sostenibilità che «anziché ridurre la dipendenza dai fornitori di dati Esg, rischiano di accentuarla».
Il paper di Icma conclude affermando che, in prospettiva, la coesistenza tra normative e codici di condotta volontari continuerà probabilmente a rappresentare una caratteristica distintiva del panorama dei rating Esg, in quanto le iniziative volontarie hanno un ruolo importante nelle giurisdizioni in cui la normativa è ancora in fase di evoluzione, mentre la normativa attuale può garantire un livello minimo di controllo e di tutela degli investitori. Secondo Icma, «resta da vedere se una maggiore trasparenza porterà, in ultima analisi, a una maggiore convergenza dei rating Esg e a scale di rating più comparabili».
Alessandro Fenili
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