ET.beyond_csrd/6 - Mafalda Maffettone, ESG Lead
Seco: «Omnibus, meno complessità per restituire significato»
L’uscita dal perimetro della Csrd non segna la fine del percorso, ma l’inizio di una fase più selettiva e consapevole nella gestione della sostenibilità. Lo racconta Mafalda Maffettone (in foto), Esg Lead di Seco, in questa nuova intervista della serie che ETicaNews dedica alle aziende che verranno escluse dall’obbligo di rendicontazione Csrd una volta entrata in vigore la Direttiva Omnibus. Per il Gruppo, Omnibus non è stato interpretato come uno stop: «Non lo abbiamo interpretato come un punto di arrivo, né come un segnale di stop», osserva Maffettone. Il percorso avviato negli anni precedenti ha infatti portato alla prima pubblicazione del Report di Sostenibilità secondo Csrd e ha contribuito a chiarire metodo e priorità. In questo senso, aggiunge la Esg Lead, «la semplificazione degli Esrs va nella direzione che sentiamo più vicina: togliere complessità per restituire significato». Il primo anno di applicazione ha però evidenziato anche alcune criticità, tra cui il rischio di trasformare la sostenibilità «in una raccolta di informazioni fine a sé stessa, invece che in uno strumento capace di aiutare a leggere il business», sottolinea Maffettone. In questo contesto, anche la comunicazione evolve: «Le semplificazioni hanno reso ancora più centrale il tema della selezione dei contenuti», osserva la Esg Lead, rendendo la comunicazione sulla sostenibilità progressivamente più mirata e qualitativa, sempre coerente con l’identità del Gruppo.
Alla luce dell’esclusione dall’obbligo Csrd, come avete scelto di posizionarvi?
Con il pacchetto Omnibus, il Gruppo Seco rientrerà tra le società che usciranno dall’obbligo di rendicontazione Csrd. Non lo abbiamo interpretato come un punto di arrivo, né come un segnale di stop. Il percorso avviato negli anni precedenti ci ha portato alla prima pubblicazione del Report di Sostenibilità secondo Csrd e, soprattutto, ci ha aiutato a chiarire metodo, priorità e linguaggio. La semplificazione degli Esrs va nella direzione che sentiamo più vicina: togliere complessità per restituire significato. Il primo anno di applicazione è stato intenso e utile per mettere ordine e allineare l’organizzazione, ma ha anche reso evidente un rischio: trasformare la sostenibilità in una raccolta di informazioni fine a sé stessa, invece che in uno strumento capace di aiutare a leggere il business. Oggi il focus è diverso. Meno adempimento, più capacità di raccontare in modo chiaro e onesto ciò che è davvero rilevante per il nostro modello di business, per il management e per gli stakeholder.
Prima dell’esclusione avevate già rafforzato governance e processi interni? Oggi pensate di mantenere queste strutture?
La governance Esg non nasce con la Csrd. Il lavoro era già avviato negli anni della Dichiarazione Non Finanziaria, con una progressiva strutturazione di presìdi, responsabilità e flussi informativi. La Csrd ha rappresentato un passaggio di maturazione, rafforzando l’impianto e migliorando l’integrazione tra le funzioni del Gruppo. Un elemento introdotto riguarda anche il collegamento tra governance e sistemi di incentivazione: a livello di vertice, alcuni obiettivi Esg sono stati integrati nei meccanismi di responsabilizzazione e di remunerazione. In questo contesto, nel 2025 Seco ha scelto di rafforzare il presidio dei temi Esg a livello di Gruppo, attribuendo una responsabilità chiara e dedicata, che oggi ricopro come Esg Lead. Il mio ruolo è quello di garantire una visione unitaria, coordinando la rendicontazione, la definizione delle priorità e l’integrazione della sostenibilità nei processi aziendali. L’obiettivo è fare in modo che la sostenibilità diventi una chiave di lettura condivisa delle scelte e delle priorità del Gruppo, nelle sue diverse realtà.
Come è evoluta la raccolta dei dati Esg? Continuerete a investire su sistemi e digitalizzazione?
Non abbiamo introdotto strumenti IT dedicati esclusivamente alla rendicontazione di sostenibilità. È stata una scelta consapevole: evitare sistemi paralleli e lavorare sul rafforzamento dei dataset esistenti, concentrandoci sulla qualità del dato, sulla tracciabilità e sull’omogeneità tra le diverse realtà del Gruppo. Questo ha significato chiarire responsabilità e modalità di consolidamento, riducendo disallineamenti e rendendo le informazioni più confrontabili nel tempo. L’attenzione non è stata sull’automazione fine a sé stessa, ma sull’affidabilità dei dati. L’obiettivo non era solo supportare la pubblicazione del report, ma costruire una base informativa stabile. In questa direzione stiamo sviluppando dashboard nella Business Intelligence aziendale, per rendere i dati Esg utilizzabili anche in chiave gestionale e superare una logica puramente annuale.
Avete svolto l’analisi di doppia materialità? Come pensate di usarla in futuro?
Abbiamo svolto l’analisi di doppia materialità e, col senno di poi, è stato uno dei passaggi più significativi del percorso. Non tanto per la mappa finale, quanto per il framework che ci ha fatto guardare il Gruppo da più punti di vista, andando oltre il perimetro immediato e mettendo in relazione impatti, rischi e priorità. Il primo anno ha però mostrato anche un limite: il rischio di usare la doppia materialità come un contenitore in cui far rientrare tutto, per cautela o per eccesso di zelo, appesantendo la rendicontazione. Le indicazioni più recenti vanno nella direzione opposta, che condividiamo. L’intenzione è mantenerla, ma in una forma più essenziale e leggibile, senza disperdere il lavoro già fatto.
Quali stakeholder hanno inciso di più nelle vostre scelte?
Per Seco, la scelta di dare continuità al percorso avviato con la Csrd è maturata nel tempo, a fronte di esigenze operative e relazionali sempre più ricorrenti. Clienti e partner chiedono con maggiore frequenza informazioni strutturate su temi ambientali e sociali, anche perché questi aspetti fanno ormai parte delle loro catene del valore. Anche il dialogo con il sistema finanziario ha contribuito: i temi ESG sono oggi parte integrante della valutazione complessiva dell’azienda, soprattutto in termini di gestione dei rischi e solidità nel medio-lungo periodo. Questo rende necessario disporre di un impianto informativo coerente e affidabile. Internamente, il lavoro avviato ha già prodotto effetti concreti su processi, raccolta dati e allineamento tra le diverse società del Gruppo.
Come avete comunicato i cambiamenti legati all’Omnibus? Posizionamento chiaro o attendista?
Non abbiamo introdotto cambiamenti significativi nel modo in cui comunichiamo. La scelta è stata quella di dare continuità: stessi canali, stesso tono, stessa attenzione alla coerenza tra ciò che facciamo e ciò che raccontiamo. Allo stesso tempo, il contesto sta evolvendo. Le semplificazioni hanno reso ancora più centrale il tema della selezione dei contenuti, spingendo a riflettere con maggiore attenzione su cosa sia davvero utile comunicare e su come farlo in modo chiaro e comprensibile. La comunicazione sulla sostenibilità è quindi destinata a diventare progressivamente più mirata e qualitativa, mantenendo un approccio coerente con l’identità del Gruppo.
Guardando al 2026, quali sono le priorità? In che modo la Csrd continuerà a influenzarvi?
Guardando ai prossimi anni, la priorità sarà consolidare quanto costruito. Il lavoro fatto finora ha reso più chiaro come il Gruppo legge impatti, rischi e priorità, e continuerà a orientare le scelte anche al di fuori di un obbligo normativo. Come accade spesso nei percorsi di sostenibilità, dopo una prima fase di strutturazione dei processi l’evoluzione naturale è quella di renderli sempre più integrati, selettivi e utili per la gestione. In questa direzione, il focus sarà integrare progressivamente la sostenibilità nel funzionamento complessivo del Gruppo, affinché accompagni in modo coerente le decisioni e le priorità, senza diventare un esercizio separato dal business.
Giulia Bandini
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