Sfdr 2.0, Invest Europe: «Più “workable” per il private»
Invest Europe, l’associazione che rappresenta i settori europei del private equity, del venture capital, del private equity quotato e delle infrastrutture, ha pubblicato una nota in merito alla posizione adottata dalla commissione Econ del Parlamento europeo sulla revisione del Sfdr.
Secondo l’associazione, il testo di compromesso del Parlamento contiene diversi miglioramenti positivi per il private equity e il venture capital. In particolare, avvicina il quadro normativo ad alcune posizioni che Invest Europe ha costantemente sostenuto.
La proposta avvicina il nuovo framework alle esigenze del private equity e del venture capital, introducendo maggiore proporzionalità per gli investitori professionali, un più ampio riconoscimento della finanza di transizione, e un regime di trasparenza più semplice, incentrato su informazioni significative piuttosto che su meri adempimenti burocratici.
Tra gli elementi evidenziati da Invest Europe c’è l’esenzione facoltativa dalle nuove categorie Sfdr per i Fia commercializzati esclusivamente a investitori professionali.
«Ciò riflette la realtà – si legge – che gli investitori istituzionali non selezionano i fondi del mercato privato basandosi unicamente su etichette standardizzate. Al contrario, conducono un’accurata due diligence, interagiscono direttamente con i gestori dei fondi e spesso negoziano i propri requisiti di sostenibilità. L’approccio del Parlamento riconosce pertanto che diverse categorie di investitori richiedono diverse forme di informazione e protezione».
In vista del trilogo, l’associazione indica però alcuni punti da approfondire:
- stewardship e active ownership
- trattamento dei periodi di disinvestimento
- metodologie, threshold test e meccanismi di compliance per gli asset privati
- trattamento degli investimenti a impatto sociale.