Francoforte non rileva l'integrazione dei rischi

Stress test Bce, banche bocciate sul clima

14 Lug 2022
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Se da un lato le banche Ue compiono sostanziali passi avanti rispetto al 2020, dall’altro i risultati dello stress test sul rischio climatico della Banca Centrale Europea 2022 non danno la sufficienza. Istituti lontani da una corretta integrazione dei rischi connessi al clima

I rischi connessi al clima non vengono incorporati sufficientemente da parte delle banche all’interno dei framework di stress testing e all’interno dei loro modelli di carattere strategico, di governance e gestione del rischio. Questo il giudizio complessivo emerso dalle evidenze dello stress test sui rischi climatici concluso dall’Istituto di Francoforte, che ha riguardato più di 100 banche vigilate, i cui risultati sono stati pubblicati il 7 luglio all’interno del report “2022 climate risk stress test” (scaricabile qui).  All’origine dello stress test la volontà da parte della Banca Centrale Europea di sensibilizzare gli istituti di credito sottoposti a vigilanza sul rischio climatico e fotografare il grado di vulnerabilità e di resistenza da parte delle banche alla materializzazione dei rischi legati al clima. Un esercizio di carattere esplorativo e al tempo stesso formativo, il cui risultato non avrà implicazioni dirette sui requisiti di capitale degli istituti vigilati, dal momento in cui i risultati confluiranno in maniera indiretta nel processo di revisione e valutazione prudenziale annuale (Srep).

METODOLOGIA

All’interno di questo scenario l’analisi compiuta dalla Bce ha focalizzato la sua attenzione sulle seguenti tematiche:

  • i progressi già compiuti dalle banche nello sviluppo di strutture di stress test sul rischio climatico;
  • la capacità delle banche di produrre fattori di rischio climatico, che rappresenta un passo intermedio verso lo sviluppo di stime di stress test sul rischio climatico;
  • la capacità delle banche di produrre proiezioni di stress test sul rischio climatico;
  • i rischi che le banche stanno affrontando sotto forma di rischi di transizione, a breve e a lungo termine, e di eventi di rischio fisico acuto.

A tal fine la Banca Centrale Europea ha preso in esame una serie di informazioni qualitative e quantitative, a partire dagli aspetti legati alla governance, alla disponibilità di dati, l’adeguatezza dei canali di trasmissione, la capacità di sviluppo degli scenari, la copertura delle classi di attività, le emissioni di gas serra finanziate e le proiezioni ipotetiche delle prove di stress.

ASSENZA DI FRAMEWORK DI STRESS TESTING

Se da un lato, come accennato, i risultati dello stress test hanno evidenziato timidi progressi da parte delle banche nell’integrare il loro rischio climatico all’interno dei loro framework di stress testing, dall’altro la maggior parte degli istituti sottoposti a vigilanza si trova ancora in una fase embrionale. Circa il 60% delle banche analizzate, infatti, non dispone ancora di un quadro di stress-testing integrato con il rischio climatico e la maggior parte di esse prevede tempi medio-lunghi per l’integrazione del rischio climatico fisico e/o di transizione all’interno del proprio framework.

Tra le banche che dispongono di un quadro di stress testing integrato con il rischio climatico, lo stress test evidenzia come i framework includano eventi legati al clima che impattano il rischio operativo e/o l’analisi di scenario. Meno comune risulta invece essere l’inclusione dei rischi reputazionali derivanti dagli eventi legati all’ambiente.

LA NECESSITÁ DI ENGAGMENT

Oltre alle lacune in termini di modelli di stress testing, l’esercizio concluso dalla Bce mette in evidenza sostanziali lacune da parte degli istituti bancari in termini di data management climatico. Un deficit che trae la sua origine soprattutto dal legame con le controparti industriali degli istituti di credito. Dal momento in cui gli istituti sottoposti a vigilanza generano un reddito non trascurabile da attività legate all’industria ad emissione di gas a effetto serra, l’entità del rischio climatico dipende in gran parte dai piani di transizione delle controparti degli istituti. In quest’ottica, affinché le banche siano in grado di valutare la loro esposizione ai rischi climatici in futuro, la Banca Centrale Europea sottolinea l’importanza di migliorare il grado di engagement tra banche e clienti industriali, affinché vengano fornite da quest’ultimi maggiori informazioni sui piani di transizione. In quest’ottica l’esercizio compiuto dalla Bce ha messo in evidenza il grado di eterogeneità delle stime di emissioni di gas serra emerso dai dati forniti dalle banche in relazione alle controparti, pur essendo paradossalmente in alcuni casi le medesime.

RISCHI FISICI

All’interno della mappatura dei rischi, lo stress test ha evidenziato l’esposizione da parte degli istituti di credito alla materializzazione di rischi fisici acuti in Europa, quali siccità, gli eventi e rischio di inondazione. A tal proposito le banche saranno chiamate ad affrontare tali rischi sulla base dell’ubicazione geografica delle loro attività finanziate. Prendendo in considerazione uno scenario di rischio di transizione della durata di tre anni e due scenari di rischio fisico, lo stress test ha rivelato come le perdite in termini di rischio di credito e di mercato delle 41 banche che hanno fornito proiezioni ammonterebbero a 70 miliardi di euro. Un cifra che secondo la Bce sarebbe sottostimata a causa della mancata comprensione degli effetti collaterali, come quelli legati alla recessione economica, alla mancanza di stime e proiezioni bancarie ancora rudimentali e infine non includendo questa stima due terzi degli istituti vigilati.

RISCHIO DI CREDITO

Prendendo in considerazione gli shock climatici rappresentati dagli scenari, lo stress test ha evidenziato come la maggior parte delle banche sia ancora in una fase iniziale per quanto riguarda l’inserimento del rischio climatico all’interno dei modelli di rischio di credito. In molti casi infatti, i parametri di rischio di credito previsti dalle banche sono risultati insensibili agli shock climatici rappresentati negli scenari.

LA RESPONSABILITÁ DELLE BANCHE

Tali evidenze mettono in luce l’assenza da parte delle banche di strategie di lungo termine definite in relazione alle politiche di allocazione del credito che riflettano i vari percorsi di transizione. Secondo quanto evidenziato dall’Istituto di Francoforte, le banche devono compiere un passo di maturità, intensificando la loro pianificazione strategica a lungo termine, attraverso piani e obiettivi di transizione verde, alla luce di un reddito non trascurabile generato dal finanziamento di industrie ad alta intensità di carbonio.

Stefano Ferrari

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