Non esistono premi o classifiche al mondo che non suscitino dubbi o perplessità. Figurarsi quando le graduatorie riguardano una tematica come la Csr. In questo ambito, ancora "giovane" e spesso sperimentale, chi stila elenchi gioca col fuoco, e sa di doversi confrontare con le polemiche per quanto possa garantire trasparenza
Crowdfunding per il giornalismo. Anzi, no. Crowdfunding per il giornalismo sociale. Anzi, no. Crowdjournalism per la società. Mettetela come volete, ma sono giorni piuttosto felici per chi aspetta un nuovo giornalismo italiano. Ma anche per chi, attraverso il giornalismo, scommette sull’opportunità di un rinnovo di modello
Nella recente mutazione genetica del Dna italiano, provocata dal crollo di un modello socio-economico ritenuto inossidabile e nel quale ha trovato campo libero il free riding generalizzato (in concreto: lo sfruttamento dell’impegno altrui), sembra prendere corpo una necessaria rivalutazione dell’impresa. Che diventa strumento per
Che il giornalismo vada alla ricerca di una nuova sostenibilità è evidente da anni. Quanto il termine sostenibilità non si limiti alla sua accezione economica, bensì a qualcosa di più vasto che si allarga a nuovi paradigmi sociali, comincia a diventare evidente in questi tempi. Negli ultimi giorni, è stata comunicata la chiusura di
Il mondo sta cambiando. E il motore comincia a essere la finanza Sri (socially responsible investing). Capace di muovere e, soprattutto, di imporsi anche nei piani più alti della governance (ossia, della politica) mondiale. Dietro le quinte, soprattutto nei Paesi del Nord Europa, da tempo i grandi fondi pensione sostenibili giocano
È partita la corsa all’equity crowdfunding (vedi articolo di stamattina). C’è chi dice che potrebbe trattarsi di una bolla tutta italiana che caratterizzerà il 2014. Di certo, si respira un certo entusiasmo dietro le quinte del mondo finanziario. E l’entusiasmo può essere un fattore positivo, ma anche un fattore pericoloso.
La wikidemocrazia passa da Internet. Ma, forse, la consapevolezza non è ancora sufficientemente diffusa. Lo scorso 12 novembre, infatti, è passato in sordina un passaggio dalle grandi valenze per un modello sociale condiviso: sono stati presentati i risultati (vai al documento) di “Partecipa!”, la consultazione pubblica lanciata
Non si può creare fiducia senza governace, ma nemmeno si può creare buona governance senza fiducia. Chissà se il paradosso sarà affrontato domani, nell’incontro organizzato da Nedcommunity, l’associazione dei consiglieri indipendenti, il cui titolo porta, correttamente, il punto interrogativo: “La buona governance interessa ai media?
Una sola unica slide dedicata all’”impresa a proprietà responsabile”, nella quale si evidenziavano i ruoli di affidabilità, longevità (lungo periodo) e ruolo sociale. Poi, il nulla. E, soprattutto, nessuna connessione con il cuore del problema: ridisegnare il sistema finanziario, in modo che i capitali tornino a essere motore
Il degrado dell’Italia può anche essere letto come quello di un Paese governato dai mandarini con la “m” minuscola. La metafora è il risultato di un percorso di riflessioni e analisi emerse la scorsa settimana. Il primo punto riguarda un editoriale di Ernesto Galli della Loggia sulla prima pagina del Corsera, intitola