SFDR 2.0 / PARLA Adrien Vannier, Sustainability Strategist
Vannier (Allianz GI): «Sfdr 2.0 riduce il greenwashing, ma non del tutto»
La revisione della normativa europea sulla finanza sostenibile contribuirà a ridurre il rischio complessivo di greenwashing. In questa intervista, della serie dedicata al nuovo Regolamento, Adrien Vannier, Sustainability Strategist di Allianz Global Investors, ha commentato la proposta di revisione del Sfdr dichiarando che «requisiti più standardizzati e categorie di prodotti più chiare migliorano la trasparenza e rendono più difficile per i fondi sovradimensionare le loro ambizioni in materia di sostenibilità». «Tuttavia, il rischio di greenwashing non scomparirà del tutto», ha precisato Vannier, per via di metodologie, dati e criteri di rating non uniformi tra gli operatori finanziari.
Ritiene fosse necessario modificare il Regolamento Sfdr?
Accogliamo con favore questa proposta, che segna un passaggio da norme di rendicontazione talvolta poco chiare a un framework Esg più armonizzato e pragmatico, offrendo ai clienti maggiore chiarezza e comparabilità. Le nuove categorie di prodotti (Esg Basic, Transition, Sustainable) rappresentano un buon equilibrio tra ambizione e flessibilità, mentre la soglia minima del 70% fornisce criteri di classificazione più chiari e oggettivi.
I criteri di esclusione standardizzati, allineati alle regole per i Ctb/Pab, creano inoltre una baseline in tutta l’Ue. Infine, la riduzione delle discloure entity‑level e, per alcuni aspetti product‑level, è una semplificazione ben vista in quanto riduce i costi dove il reporting ha offerto un valore limitato.
Il nuovo Regolamento, nella versione presentata, ha soddisfatto le aspettative? Cosa eventualmente manca?
La Commissione europea ha tenuto in gran parte conto del feedback del mercato e il testo sta andando nella giusta direzione, anche se sono ancora necessari ulteriori chiarimenti.
Quali sono le aree di miglioramento più evidenti? E quali quelle che possono comportare più difficoltà?
Riteniamo che sarebbero utili indicazioni più chiare in tre ambiti. In primo luogo, il trattamento delle obbligazioni sovrane general‑purpose: gli investitori hanno bisogno di flessibilità per riflettere le pratiche di mercato, ma sia nella categoria “Transition” sia in quella “Sustainable” queste obbligazioni non vengono conteggiate ai fini del raggiungimento del minimo del 70%, il che potrebbe incidere in modo significativo sui portafogli obbligazionari multi-asset e aggregate. In secondo luogo, la definizione degli universi di investimento: sono necessarie ulteriori indicazioni per i prodotti privi di benchmark tradizionali, come i fondi obbligazionari ultra‑short‑term. In terzo luogo, i piani di transizione: il concetto di piani “credibili” rimane insufficientemente definito e richiede ulteriori chiarimenti.
Ritiene che l’Sfdr 2.0 possa rendere più trasparente ed effettiva l’integrazione degli Esg nelle strategie del gestore?
Nel complesso, l’Sfdr 2.0 è più pragmatico e ha il potenziale per migliorare sia la trasparenza che l’efficacia dell’integrazione Esg, a condizione che vengano forniti chiarimenti fondamentali. Le soglie minime e i criteri di esclusione semplificati offrono una visione più trasparente sulle diverse classificazioni. Inoltre, la nuova categorizzazione riflette meglio la diversità degli approcci di investimento Esg utilizzati oggi dagli asset manager.
Ritiene che il nuovo Regolamento possa essere un fattore di razionalizzazione e spinta del mercato?
Riteniamo che abbia il potenziale per fungere da fattore di razionalizzazione. Il feedback degli operatori di mercato è stato ampiamente preso in considerazione e gli asset manager potranno competere su basi più sane, mantenendo al contempo la flessibilità in termini di possibili approcci. Se questo nuovo framework diventerà un motore di crescita dipenderà naturalmente dalla domanda dei clienti e dal mercato, che richiede un quadro non solo chiaro, ma anche stabile nel tempo.
Le nuove categorie di prodotti incontrano l’interesse dei vostri clienti e sono in grado di rispondere alle loro preferenze di sostenibilità?
La nuova classificazione dei prodotti rende più facile per i clienti comprendere in cosa stanno investendo e distinguere tra i diversi approcci Esg. L’introduzione di categorie distinte riflette la diversità delle aspettative dei clienti, dall’integrazione Esg “light”, alle strategie di transizione fino agli investimenti completamente sostenibili. Regole di esclusione comuni e soglie minime contribuiscono a ridurre il greenwashing, che è una preoccupazione fondamentale per i clienti, in particolare per gli investitori retail.
Prevede che con il nuovo Regolamento il rischio di greenwashing venga realmente ridotto? Oppure permangono zone d’ombra?
Riteniamo che la nuova normativa contribuirà a ridurre il rischio complessivo di greenwashing. Requisiti più standardizzati e categorie di prodotti più chiare migliorano la trasparenza e rendono più difficile per i fondi sovradimensionare le loro ambizioni in materia di sostenibilità. In particolare, l’introduzione di criteri di esclusione armonizzati e allineati agli standard Ctb/Pab crea condizioni di concorrenza più uniformi a livello Ue, riducendo così i rischi di greenwashing.
Tuttavia, il rischio di greenwashing non scomparirà del tutto. Le metodologie utilizzate dagli attori finanziari non si baseranno sempre sullo stesso livello di rigore o sulla stessa qualità dei dati sottostanti. Ciò include, ad esempio, le metodologie utilizzate per valutare la credibilità di un piano di transizione, nonché i diversi approcci di rating applicati sul mercato.
Alla luce delle nuove categorie, come prevede che si modificherà il mercato? La vostra attuale offerta subirà modifiche? Cosa potrebbe essere incluso/escluso? Come funzionerebbero le vostre strategie nell’ambito della proposta Sfdr 2.0?
Nel complesso, il nuovo quadro Sfdr dovrebbe accelerare la segmentazione dell’universo dei fondi Esg, creando distinzioni più nette tra le strategie sostenibili. Potremmo anche assistere alla riclassificazione di numerosi fondi Article 8 come Articolo 6. AllianzGI gestisce oltre 200 fondi Articolo 8 e Articolo 9, sei dei quali sono Articolo 9. Tutti i fondi Articolo 9 applicano già le esclusioni Pab e non si prevede che i criteri aggiuntivi abbiano un impatto eccessivo; inoltre, mantengono almeno l’80% degli investimenti sostenibili. Siamo quindi fiduciosi di poter soddisfare i nuovi requisiti per i prodotti sostenibili. Per l’articolo 8, prevediamo che la maggior parte dei nostri fondi sarà qualificata come “Esg Basics”, anche se sarà necessaria una valutazione fondo per fondo.
Quanto impatterà la norma sulla vostra struttura dedicata alla finanza sostenibile?
Data la solidità del nostro attuale quadro di finanza sostenibile, operiamo già con un approccio disciplinato alla sostenibilità. AllianzGI dispone di un team dedicato alla sostenibilità composto da oltre 35 esperti. Inoltre, il nostro approccio di classificazione standard per i fondi comuni di investimento articolo 8 richiede criteri di esclusione allineati al Ctb ed elementi vincolanti chiari in tutte le strategie (a seconda dell’approccio sostenibile qualificante). Di conseguenza, non prevediamo che la revisione dell’Sfdr trasformi in modo significativo la nostra gamma di prodotti o richieda risorse aggiuntive significative.
Detto questo, l’implementazione del nuovo quadro richiederà uno stretto coordinamento tra i team Legal & Compliance, il team dedicato al Sustainable Investment, i responsabili dei team di investimento, la Compliance e i team di Marketing.
Ritiene che i criteri proposti per i prodotti di transizione (articolo 7) (considerando anche l’allineamento ai benchmark Ctb e Pab) favoriranno gli investimenti in società che hanno realmente bisogno di una transizione?
L’esistenza di questa categoria evidenzia l’importanza strategica di sostenere la transizione, cosa che accogliamo con favore. Tuttavia, gli attuali criteri previsti per i fondi articolo 7 non incentivano necessariamente la transizione in tutte le aziende: quelle che violano i criteri Ctb, che ricavano oltre l’1% dei ricavi dal carbone o che sviluppano nuovi progetti relativi ai combustibili fossili sono escluse, restringendo così l’universo investibile. La soglia dell’1% relativa al carbone è particolarmente discutibile e potrebbe limitare i finanziamenti per le aziende ad alte emissioni o quelle che hanno già intrapreso un percorso di transizione credibile. Apprezziamo l’attenzione rivolta alla valutazione della credibilità dei piani di transizione e il riferimento alla Tassonomia UE rafforza ulteriormente questo framework nel panorama normativo europeo.
L’articolo 6a fa riferimento alla Trasparenza volontaria sull’integrazione dei fattori di sostenibilità nelle disclosure precontrattuale dei prodotti finanziari non classificati come sostenibili (cioè non rientranti nelle categorie degli articoli 7, 8 o 9). Tali informazioni possono essere fornite, ma solo in modo limitato, marginale, non promozionale e con rigide regole su dove e come comunicarlo.
Individua in questo aspetto qualche punto di incertezza?
Questo testo sembra trovare un buon equilibrio tra la rendicontazione volontaria e la necessità di evitare confusione con i prodotti articoli 6, 8 e 9.
Il nuovo sistema di categorizzazione favorisce la diffusione dei prodotti impact investing? La disclosure richiesta è opportuna o rischia di escludere qualche strategia di impatto?
Anche in questo caso l’approccio appare pragmatico e ben ponderato. L’impatto è trattato come un concetto aggiuntivo che può essere utilizzato, a determinate condizioni, per i prodotti articoli 7 o 9, che riconoscono le caratteristiche specifiche delle strategie di impact investing. Il concetto di impatto sarà inoltre definito in modo più chiaro, in particolare quando viene utilizzato il termine “impact”. Nel complesso, riteniamo che ciò costituisca un modo appropriato per integrare i fondi a impatto nel framework Sfdr, fornendo al contempo una flessibilità sufficiente per sostenerne lo sviluppo.
Ritiene che la disclosure “semplificata” possa agevolare il cliente finale nella scelta consapevole dei prodotti?
Più che la quantità di informazioni disponibili, riteniamo che la priorità sia fornire informazioni chiare, trasparenti, comparabili e utili per gli investitori. Da questo punto di vista, il formato semplificato sembra essere un passo nella giusta direzione, anche se ovviamente i dettagli dovranno essere esaminati con attenzione.
Cosa si attende in termini di costi per il gestore? Una riduzione come previsto oppure un aumento dovuto all’implementazione dei nuovi modelli di disclosure?
Prevediamo costi di implementazione a breve termine dovuti all’adeguamento dei sistemi, delle disclosure e dei processi di governance alla nuova struttura. Nel lungo termine, tuttavia, l’Sfdr 2.0 dovrebbe contribuire a ridurre i costi ricorrenti di compliance. In particolare, riduce la reportistica entity‑level, che richiede molte risorse ma offre un valore aggiunto limitato.
L’articolo 12 prevede che gli operatori finanziari debbano garantire che l’utilizzo di dati forniti da data provider esterni si basi su accordi formalizzati e documentati, e lo stesso vale per le stime e le relative metodologie.
Permane quindi la sfida del dato. Quali sono secondo lei gli aspetti più critici?
Ciò riconosce l’importanza di una maggiore trasparenza riguardo alle metodologie utilizzate, ai data provider esterni e all’affidabilità degli estimated data. In questa fase non abbiamo osservazioni specifiche da formulare al riguardo.
Le esclusioni minime obbligatorie previste possono tralasciare qualche occasione di investimento? Ad esempio per portafogli globali e per quelli che replicano indici.
Sì, queste esclusioni riducono effettivamente l’universo di investimento.
All’interno nuova proposta del Regolamento Sfdr l’unica esclusione relativa agli investimenti nel settore della difesa è legata al fatto che i prodotti classificati articolo 7, 8 e 9 non sarebbero in grado di finanziare armi vietate nella maggior parte degli Stati membri, come le armi chimiche e biologiche. Quali erano le sue attese sul tema della difesa?
Riconosciamo che esistono opinioni divergenti sul ruolo degli armamenti nel causare o prevenire i conflitti. Tuttavia, riteniamo che un ecosistema europeo di difesa e sicurezza ben governato, efficiente e resiliente sia essenziale per lo sviluppo e la crescita socioeconomica del continente e, più in generale, per la sovranità europea. Sebbene non classifichiamo gli investimenti nella difesa come “sustainable investments”, la difesa convenzionale non è inclusa nei criteri di esclusione di base per i nostri “sustainable funds”. In quanto tale, siamo in linea con l’approccio proposto nell’attuale bozza Sfdr 2.0.
In attesa della sua adozione, avete avviato un percorso di allineamento? Pensate di approcciarvi al nuovo regolamento già dal 2026? Ad esempio iniziare a rivedere i nomi dei prodotti, la comunicazione di marketing e la disclosure sui prodotti che potrebbero essere soggetti alla Sfdr 2.0?
Infatti, i lavori preparatori dovrebbero svolgersi nel 2026. Già oggi, nell’ambito della nostra strategia di prodotto, ad esempio quando lanciamo nuovi fondi, teniamo presente lo spirito della proposta Sfdr 2.0. Anche i nostri clienti stanno iniziando a consultarci sulle potenziali implicazioni di questo testo. Tuttavia, l’attuale calendario Sfdr 2.0 non richiede alcuna azione immediata.
Noemi Primini
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