ricerca morningstar su proxy voting
Sgr in assemblea, frenata Esg colpa dei big
La dimensione conta, e condiziona al ribasso i trend dei voti Esg degli azionisti. I comportamenti dei gestori nelleassemblee delle large e mid cap americane sono al centro dello studio “US Proxy-Voting Trends: 2025 in Review” sviluppato da Morningstar. La ricerca basata sui record di voto di otto gestori europei e britannici, 50 asset manager e 601 fondi sostenibili statunitensi, evidenzia un quadro di continuità nel rapporto tra investitori istituzionali e management delle imprese, ma allo stesso tempo mette in luce una progressiva ridefinizione delle priorità su temi ambientali e sociali.
Come riportato da Responsible Investor, anche l’aspetto dimensionale sta contribuendo al trend al ribasso del supporto assembleare agli Esg. Le proposte degli azionisti in materia di governance continuano a raccogliere un consenso stabile, intorno al 30 per cento. Mentre si muove al contrario la dinamica osservata sul fronte ambientale e sociale, dove il supporto medio è diminuito di sette punti percentuali nel corso del triennio, oggi all’11,6% dal 18,8% del 2023, e riflette il raffreddamento dell’approccio più attivista che aveva caratterizzato il periodo precedente.
La dimensione conta, ed è positivamente correlata alla simpatia verso le scelte dei vertici aziendali. I pattern di voto dei primi dieci operatori per masse gestite, BlackRock, State Street, Vanguard, Capital Group, Dimensional, Fidelity, Invesco, J.P. Morgan, Schwab, e T. Rowe Price mostrano una netta preferenza per le proposte del management, costantemente superiore alla media di mercato negli ultimi tre anni. Viceversa, le posizioni dei big risultano sempre sotto media rispetto alle proposte degli azionisti riguardanti la sostenibilità.
Alzando ancora l’asticella dimensionale, cioè restringendo il campo ai big three, BlackRock, State Street e Vanguard, il trend è ancora più marcato e, considerando la dimensione delle loro partecipazioni, questo orientamento esercita un’influenza determinante sulle delibere assembleari.
Un dato opposto emerge dall’analisi del proxy voting dei successivi 40 asset manager che adottano un comportamento più critico verso il management e più favorevole alle proposte ambientali e sociali. Più nette le posizioni dei fondi sostenibili statunitensi (grafico a destra), nel complesso circa 5 punti percentuali inferiori rispetto alla media di mercato. Tuttavia entrambe le categorie hanno impatto limitato a causa del loro peso relativo ridotto rispetto ai colossi dell’asset management.
Ancora più evidente è il divario transatlantico. I gestori europei tendono infatti a schierarsi più frequentemente contro le proposte del management e a favore di quelle degli azionisti rispetto ai loro colleghi americani. Nel triennio si notano però due trend. Da un lato l’opposizione alle nomine di amministratori e proposte di remunerazione dei dirigenti è andata scemando. Dall’altro sta venendo meno il supporto alle proposte proveniente dagli azionisti attivisti, su tutte quelle a sostegno del clima e dei lavoratori. Anche se in entrambi i casi rimangono rispettivamente sotto e sopra le medie di mercato.
«Alcuni critici – ha commentato Lindsey Stewart, Direttore dei contenuti per gli investitori istituzionali di Morningstar – hanno sostenuto che impedire ai Big Three di votare porterebbe a un minor attivismo nelle assemblee degli azionisti. Tuttavia, la nostra ricerca indica che queste società sostengono il mercato nel suo complesso e che, se fossero escluse dal voto, aumenterebbe effettivamente la probabilità di successo di una campagna attivista».
Matteo Russo
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