i pareri di Accountancy europe, assonime, esas e bce

Esrs rivisti, i (tanti) dubbi del mercato

25 Feb 2026
Notizie Companies & CSR Commenta Invia ad un amico
In un contesto di consenso per la semplificazione e la struttura degli standard, associazioni e istituzioni hanno messo in guardia la Commissione su molteplici criticità: la fair presentation e i risultati finanziari attesi, le esenzioni permanenti e l'allineamento internazionale. Attenzione anche al rischio politico.

Preservare l’approccio tecnico e disinnescare il rischio di pressioni politiche. Rivedere il principio della fair presentation e la disclosure sugli effetti finanziari attesi. Introdurre limiti temporali ad alcune esenzioni. Aumentare l’attenzione all’allineamento internazionale dei dati. Sono alcune delle osservazioni chiave emerse nei pareri pubblicati a commento della bozza sui nuovi Esrs semplificati, pubblicata dall’Efrag lo scorso dicembre. La Commissione Europea mira ad adottare l’Esrs rivisto tramite un atto delegato entro l’estate del 2026. Ieri, inoltre, è arrivata l’approvazione del Consiglio europeo al pacchetto Omnibus I di semplificazione della Csrd.

IL RISCHIO POLITICO

A mettere in guardia sul rischio di pressioni politiche è Accountancy Europe che chiede stabilità nell’ecosistema di rendicontazione di sostenibilità, invitando a «mantenere il processo di definizione degli standard su un piano tecnico»: la Commissione Europea dovrebbe «astenersi dall’indebolire ulteriormente gli standard o dal riaprire elementi tecnici, poiché ciò comprometterebbe il processo che la bozza di revisione dell’Esrs ha seguito a livello di Efrag». Questo significa che l’attività della Commissione dovrebbe concentrarsi sulle criticità e sui difetti più gravi difetti per «migliorare in ultima analisi la solidità dell’Esrs e la sua capacità di servire gli obiettivi politici, nonché massimizzare l’allineamento con gli standard dell’International Sustainability Standards Board (Issb)». Gli standard rivisti dall’Efrag in 12 mesi di lavoro sono ritenuti dall’Associazione dei contabili e revisori europei «più facili, più semplici e meno granulari», seppur la bozza non sia perfetta e presenti delle difficoltà proprio dovute ai tempi ridotti per la revisione. Inoltre, precisa Accountancy Europe, «alcuni argomenti sollevano questioni di interpretazione e applicazione o non sono supportati da prassi consolidate».

LA FAIR PRESENTATION È “FAIR”?

Dal punto di vista delle imprese, sono due le principali criticità sollevate dall’associazione di categoria Assonime nel Position Paper 1/2026: il principio della fair presentation; gli effetti finanziari attesi. Nel primo caso, Assonime ricorda che tale principio non è previsto né nella Csrd, né nell’Omnibus I e che, mentre è ben consolidato nel reporting finanziario, i suoi confini sono molto meno definiti nell’ambito della rendicontazione di sostenibilità in cui si applica il principio della “doppia materialità” e che richiede un approccio multi-stakeholder. In questo contesto, le imprese sono chiamate a dimostrare che le informazioni assicurano una fair presentation rispetto a tutti i potenziali stakeholder. «Il rischio – avverte Assonime – è un significativo incremento delle responsabilità per i membri degli organi di amministrazione e per i revisori, e un aumento esponenziale delle informazioni da produrre, in contrasto con gli obiettivi della semplificazione». Le opzioni suggerite sono tre: eliminare temporaneamente il principio della fair presentation; prioritizzare nell’analisi di materialità gli interessi dei “primary users”, come nel reporting finanziario e negli Ifrs; oppure restringere l’applicazione della fair presentation ai soli “primary users”. Nel secondo caso, Assonime evidenzia come le informazioni sugli effetti finanziari attesi siano «difficili da misurare, poco affidabili, potenzialmente fuorvianti per gli utenti e rischiose per le imprese, sia sotto il profilo competitivo che legale». Propone quindi di rendere volontaria la comunicazione degli effetti finanziari attesi, almeno fino a che non saranno sviluppate metodologie adeguate in cooperazione con l’International Sustainability Standards Board (Issb).

ATTENZIONE ALLE ESENZIONI SENZA SCADENZA

Per le autorità di vigilanza europee, le Esa (Esma, Eba, Eiopa) i nuovi Esrs migliorano in leggibilità e struttura, beneficiando anche di una riduzione del volume dei requisiti previsti. Tuttavia, c’è preoccupazione unanime per l’introduzione di esenzioni permanenti. In particolare, l’Esma, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati raccomanda di:

  • introdurre limiti temporali fino al 2029 per alcune esenzioni permanenti
  • perfezionare i requisiti relativi ai piani di transizione
  • ripristinare le informazioni sulle competenze in materia di sostenibilità degli organi amministrativi e di gestione
  • migliorare la trasparenza sulle risorse finanziarie destinate alle azioni di sostenibilità
  • adeguare le esenzioni per le filiali escluse dal bilancio consolidato

Preoccupate dall’introduzione di esenzioni permanenti (con la richiesta di introdurre limiti temporali) anche Eiopa (l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali) e l’Eba (European Banking Authority) che incoraggia la Commissione a considerare l’effetto combinato della portata significativamente ridotta della Csrd e l’insieme di dati da riportare secondo i nuovi Esrs.

PIU ATTENZIONE ALL’ALLINEAMENTO INTERNAZIONALE

Preoccupazione analoga è espressa anche dalla Bce, la Banca centrale europea, che ha emesso un parere in cui mette in guardia dal rischio di «compromettere la disponibilità di dati di alta qualità essenziali per la stabilità finanziaria». Nell’accogliere con favore la «significativa semplificazione e il miglioramento della struttura», la Bce individua come l’introduzione di esenzioni permanenti presenti il rischio di una minore trasparenza e comparabilità. Da un lato, perché abbinate alla rimozione di dati chiave, le esenzioni limitano la disponibilità di dati significativi, dall’altro perché generano deviazioni critiche, dagli standard internazionali, come quelli dell’International Sustainability Standards Board (Issb). Inoltre, la Bce rileva come siano necessari chiarimenti specifici per garantire la divulgazione di informazioni significative da parte degli istituti finanziari.

Elena Bonanni

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