analisi delle esg performance di 150 stati

Robeco, non si alzano i rating Paese

9 Lug 2026
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Il report evidenzia che nessun Paese ha ottenuto un punteggio superiore a 9,0, a riprova del fatto che anche i Paesi con le migliori prestazioni devono ancora affrontare sfide in ambito Esg. Il numero di Paesi con punteggi Esg superiori (8,0 o più) rimane invariato a 14.

Nel ranking Esg dei Paesi 2026, le emissioni, le energie rinnovabili e la gestione delle risorse idriche sono stati i fattori determinanti sia per i Paesi con i migliori risultati sia per quelli con i risultati più modesti. Inoltre, alcuni casi dimostrano che un punteggio basso nella categoria “G” accentui gli scarsi risultati nelle categorie ‘S’ ed “E”. Mentre spunta un altro “paradosso Trump”, ovvero un effetto collaterale sostenibile legato alle scelte del presidente Usa.

Sono alcuni dei messaggi chiave che emergono dal report “From leaders to laggards: Tracking country ESG performance” diffuso nei giorni scorsi da Robeco con dati riferibili alla primavera 2026, riguardanti 150 Paesi del mondo.

Come nell’aggiornamento precedente, si legge nel report, nessun Paese ha ottenuto un punteggio superiore a 9,0, a riprova del fatto che anche i Paesi con le migliori prestazioni devono ancora affrontare sfide in ambito Esg. Il numero di Paesi con punteggi Esg superiori (8,0 o più) rimane invariato a 14.

AL VERTICE, UN CALO GENERALE

La Danimarca, si legge in una nota, mantiene la sua leadership in ambito Esg, per la quarta volta consecutiva negli ultimi due anni. Come in passato, i Paesi scandinavi hanno ottenuto ottimi risultati e (insieme alla Svizzera) hanno completato la top five.
Le prestazioni Esg dei Paesi in testa alla classifica non sono state però eccezionali: la maggior parte di essi ha registrato un calo dei punteggi ambientali. La Danimarca e la Svezia hanno registrato un rallentamento nella diffusione delle energie rinnovabili in termini di quota sul proprio mix energetico complessivo. La Norvegia ha perso terreno nella gestione dello stress idrico e dei rischi climatici. La Finlandia, al secondo posto, è stata l’unico paese a registrare un leggero aumento dei punteggi ambientali, grazie a un maggiore ricorso alle energie rinnovabili e a un uso più efficiente dell’acqua.

IL PARADOSSO AMERICANO

I punteggi dei principali emittenti di debito sovrano a livello mondiale (Usa e Giappone) continuano a divergere. Il punteggio Esg di Tokyo (7,46 su 9,0) ha registrato un leggero calo, mentre quello degli Stati Uniti (6,61 su 9,0) è rimasto sostanzialmente stabile. Nel caso del Giappone, la causa è da ricercarsi nel peggioramento dei criteri relativi al clima e all’energia.
Ironia della sorte, negli Stati Uniti i punteggi più bassi in materia di governance (dovuti a livelli più elevati di corruzione e a istituzioni più deboli) sono stati compensati da punteggi ambientali più alti, grazie ai dazi introdotti in occasione del “Liberation Day”, che hanno ridotto le emissioni di Co₂ associate alla produzione di beni importati.

Il punteggio Esg della Cina è leggermente migliorato grazie agli sforzi compiuti per la salvaguardia delle specie estinte, un indicatore dello stato di salute della biodiversità.

 

 

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