Consulenza Esg/ PARLA il Ceo Francesco Baldoni

Esalex: «Conta dimostrare non solo dichiarare»

21 Set 2026
Interviste Companies & CSR Commenta Invia ad un amico
La comunicazione Esg è credibile solo se sostenuta da dati, obiettivi e risultati verificabili. Per Esalex sono cruciali processi interni e sistemi di gestione capaci di integrare organizzazione, stakeholder e territorio

La comunicazione Esg non può essere separata dai processi che la sostengono. Credibilità e trasparenza, infatti, dipendono dalla capacità dell’impresa di raccogliere dati, monitorare risultati e affrontare con chiarezza anche gli aspetti ancora da migliorare. In questa intervista della serie dedicata ai protagonisti di TOP.ESG CONSULENTI, Francesco Baldoni, Ceo di Esalex, illustra come costruire una comunicazione fondata sui fatti e come gestire la scelta di abbassare il profilo Esg senza trasformarla in un arretramento dei processi interni. La metodologia dell’advisor si concentra sul rapporto tra comunicazione e organizzazione, il ruolo dei sistemi di gestione nell’integrare sostenibilità e attività aziendale, e la necessità di mantenere un dialogo efficace con stakeholder diversi, in un contesto nel quale anche la partecipazione della società civile e la fiducia nelle istituzioni incidono sempre più sulla realizzazione dei progetti.

Come aiutate i clienti a costruire una narrativa credibile per prevenire possibili accuse di greenwashing?

Da sempre il “marchio di fabbrica” della nostra mission aziendale è il focus sui fatti. E per prevenire possibili accuse di greenwashing, aiutiamo i clienti a costruire una comunicazione che sia non solo credibile, ma anche verificabile. Infatti, la credibilità ha valore solo quando è supportata da dati ed evidenze concrete. Per questo lavoriamo in modo strutturato: raccogliamo dati con continuità, definiamo obiettivi realistici e monitoriamo i risultati nel tempo. Il team Esalex affianca il cliente lungo tutto questo percorso. Un altro elemento fondamentale è la trasparenza. Non significa raccontare solo ciò che funziona, ma comunicare anche gli aspetti ancora da migliorare e i progressi compiuti. Un approccio di questo tipo rende la comunicazione più solida e riduce il rischio di contestazioni o accuse di dichiarazioni fuorvianti. La Direttiva Anti-Greenwashing, entrata in vigore quest’anno, rafforza proprio questo principio: le dichiarazioni ambientali devono basarsi su evidenze scientifiche verificabili e spiegare con chiarezza i criteri utilizzati per misurare i risultati. In altre parole, non conta solo ciò che un’azienda dichiara, ma anche la sua capacità di dimostrarlo.

Come vi comportate e cosa consigliate ai clienti che vogliono “abbassare il profilo” della loro comunicazione Esg?

Con le aziende che intendono “abbassare il profilo” della loro comunicazione Esg cerchiamo innanzitutto di capire le ragioni di questa scelta. La comunicazione verso l’esterno è di solito il risultato di un percorso che coinvolge l’intera organizzazione. E questo “Universo” è composto da analisi e indagini di mercato, prosegue con la progettazione di prodotti/servizi e di processi, la scelta e l’approvvigionamento delle materie prime, fino ad arrivare alla produzione e alla distribuzione. A questo si aggiunge un aspetto spesso sottovalutato: il coinvolgimento delle persone.
È lungo questa filiera che emergono le cause di una minore esposizione sul mercato o di eventuali criticità operative. Quando questi aspetti vengono trascurati o affrontati troppo tardi, finiscono inevitabilmente per riflettersi anche sulla comunicazione esterna. Per questo la comunicazione Esg non può essere considerata un’attività a sé stante, ma la sintesi di un lavoro svolto a monte.

Come aiutate i clienti a mantenere relazioni costruttive con stakeholder multipli e spesso in conflitto in un contesto normativo in rapida evoluzione?

Tutti gli strumenti di gestione organizzativa si basano sulla pianificazione del sistema di gestione, indipendentemente dall’obiettivo specifico, che si tratti di qualità, tutela dell’ambiente, sicurezza dei dipendenti o gestione dei fornitori. Questo significa strutturare un approccio che tenga insieme più elementi: la valutazione delle attività interne, l’analisi del contesto di riferimento e l’identificazione dei principali fattori di rischio e opportunità. In teoria, si tratta di strumenti accessibili a tutte le organizzazioni, ma praticamente la loro efficacia dipende molto da come vengono utilizzati. Non è infatti solo una questione di conoscenza delle norme tecniche, ma anche di comprensione concreta del funzionamento dell’azienda. Per questo motivo diventa fondamentale costruire un rapporto di collaborazione stretto con l’organizzazione: senza una perfetta o alta sinergia, il rischio è che il sistema di gestione si riduca a un esercizio formale, utile più al verificatore esterno che all’azienda stessa. Quando invece viene integrato nei processi, allora diventa uno strumento utile per prendere decisioni, prevenire criticità e gestire in modo più consapevole le relazioni con stakeholder che spesso hanno interessi diversi.

Il coinvolgimento e la pressione da parte di società civile e organizzazioni non governative è ancora rilevante o il loro peso si è ridotto?

Rispondere a questa domanda non è semplice. È però indubbio che in Italia sia piuttosto frequente assistere alla nascita di Comitati “contro” ogni volta che viene proposta una nuova iniziativa o un nuovo intervento sul territorio. Pur riconoscendo la piena legittimità di queste forme di partecipazione e di dissenso, è anche evidente che i procedimenti autorizzativi, soprattutto nei settori dell’energia e del trattamento dei rifiuti, sono spesso caratterizzati da ritardi estremamente significativi, talvolta ben oltre ciò che può essere considerato ragionevolmente sostenibile. Questo comporta conseguenze sia per chi investe e finanzia le opere, sia per i cittadini che attendono servizi necessari e che risultano ancora carenti in determinati contesti. Questa situazione di impasse è dovuta a diversi fattori. Tra questi, uno dei più importanti è la diffusa mancanza di fiducia nei confronti delle Autorità pubbliche e, in particolare, degli organismi istituzionali chiamati a garantire il rispetto della legalità, della tutela ambientale, della sicurezza e dei diritti dei cittadini. Di certo, è lo stato di Diritto ad essere messo a pregiudizio per cui è anche difficile poter rispondere senza pensare a una radicale quanto diffusa opera di informazione e di coscientizzazione tramite Enti preporti e soggetti tecnicamente validi, che possano “parlare” alla testa e al cuore della gente, evitando derive politiche di basso livello.

Matteo Russo

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