CORRELAZIONE NEGATIVA TRA sostenibilità e insolvenza
Assicurazioni, l’Esg riduce i rischi default
La performance Esg delle compagnie assicurative è associata a una significativa riduzione della probabilità di default, sia nel breve sia nel lungo periodo. Questi risultati emergono dal paper scientifico “Does Esg Performance Reduce Default Risk in Insurance Firms? Evidence From Life and Non-Life Sectors”. Il paper analizza un campione di 152 compagnie assicurative operanti in 22 Paesi europei, coprendo un arco temporale di dieci anni, dal 2014 al 2023. Per misurare il rischio di default, gli autori hanno utilizzato le probabilità di insolvenza a un anno e a cinque anni fornite da Bloomberg, mentre le performance Esg sono state valutate attraverso il punteggio composito fornito da Lseg.
POCO ESG, POCO SOLVIBILE
L’analisi entra nel dettaglio distinguendo tra i modelli di business “vita” (life) e “danni” (non-life). I risultati più robusti riguardano il settore danni, dove la performance Esg risulta significativamente correlata negativamente al rischio di default, ovvero, maggiore è la performance Esg, minore è la probabilità che la società assicurativa vada in default. In questo segmento, i ricercatori affermano che «la qualità della governance, la trasparenza e i controlli sui rischi operativi sono i fattori più strettamente legati a una minore probabilità di default». Al contrario, per le assicurazioni vita, l’associazione negativa tra performance Esg e rischio di default è più debole e meno costante: in questo caso, «la solidità del capitale e la gestione delle attività e passività rimangono i driver primari della solvibilità, con le politiche Esg che sono interpretate al meglio come parte della gestione del rischio a lungo termine e della disciplina degli investimenti, e non come un sostituto del capitale core».
SUGGERIMENTI VITA E DANNI
Il paper sottolinea che tali risultati sono utili per i supervisori e la politica, in quanto mostrano la necessità di integrare le variabili di sostenibilità nella governance dei rischi rilevanti per la solvibilità. Per il settore danni, l’attenzione dovrebbe concentrarsi su «la governance dei limiti di sottoscrizione per l’esposizione al rischio climatico e catastrofale, sulla strategia di riassicurazione, sulla governance dei sinistri e delle riserve e sui controlli del rischio operativo con una mappatura esplicita delle politiche Esg nella dichiarazione di propensione al rischio e nella valutazione interna del rischio e della solvibilità, con una supervisione documentata da parte del Cda, regole di escalation e prove che le metriche di rischio relative all’Esg siano utilizzate nelle decisioni di sottoscrizione e di controllo del rischio». Per il settore vita invece la valutazione Esg deve essere legata a «la governance degli investimenti a lungo termine, alle politiche di stewardship, alla gestione del rischio di transizione e alla coerenza con la disciplina di gestione delle attività e delle passività, piuttosto che essere interpretata come un sostituto dell’adeguatezza patrimoniale».
L’integrazione dei criteri Esg non è più solo una questione di reputazione, ma un pilastro per la stabilità finanziaria delle compagnie assicurative. Questi risultati evidenziano come le pratiche sostenibili agiscano come meccanismi di mitigazione del rischio, rafforzando la resilienza operativa e la fiducia del mercato.
Alessandro Fenili
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