«Ogni situazione ha la propria malattia». Così il professore Massimo Belcredi dell’Università Cattolica e co-autore del Rapporto Governance di Assonime, ha descritto la situazione che si è venuta a creare sul fronte della partecipazione delle donne ai board delle società . Se ormai infatti, complice la legge sulle quote rosa, si può dire ampiamente raggiunta la quota di oltre il 30% di donne presenti nei cda delle società quotate, allo stesso tempo si è venuta a creare “una malattia secondaria” di questo andamento: l’aumento delle posizioni di interlocking in capo alle donne. L’interlocking si crea quando chi siede in un board ha ache altre cariche in altri cda come consigliere o sindaco. Ebbene, se questo fenomeno è in riduzione per gli uomini, è invece in crescita per le donne: il peso sul numero totale di consiglieri donna è salito dal 18,6% del 2013 al 31% del 2017 con una progressione costante negli anni. Ci si deve allora interrogare sulle cause. Mancanza di apertura? Mancanza di preparazione? Un po’ di pigrizia nelle società e nei consulenti nel presentare sempre le stesse persone?
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