REPORT BANKING ON CLIMATE CHAOS 2026

Banche Usa senza freni nel finanziare l’oil

18 Giu 2026
Notizie SRI Finance Commenta Invia ad un amico
Nel 2025 le 65 maggiori banche mondiali hanno erogato 906 miliardi di dollari all'industria dei combustibili fossili, quasi l'8% in più rispetto all’anno precedente. Le banche europee, invece, mostrano i segnali più incoraggianti di riduzione

Le 65 maggiori banche mondiali hanno stanziato complessivamente 906 miliardi di dollari in finanziamenti per l’industria dei combustibili fossili nel 2025, in aumento di 64 miliardi rispetto all’anno precedente, pari a quasi l’8% in più. Come indicato nella rassegna stampa di questa settimana, il dato emerge dal “Banking on Climate Chaos 2026”, rapporto annuale prodotto dalla coalizione di organizzazioni ambientaliste Rainforest Action Network, Banktrack, Oil Change International e Urgewald, che monitora le scelte di prestito e sottoscrizione delle principali istituzioni finanziarie globali verso il settore fossile.

Jp Morgan Chase si conferma il principale finanziatore mondiale dei combustibili fossili, con 58,2 miliardi di dollari erogati nel 2025, in crescita del 12,5% rispetto all’anno precedente, Bank of America si colloca al secondo posto con 47,3 miliardi, seguita dalle banche giapponesi Mufg con 47 miliardi e Mizuho Financial con 46,5 miliardi, infine Citigroup chiude la top five con 45,3 miliardi. Barclays è l’unica banca europea a figurare nella cosiddetta “Dirty Dozen”, ovvero «il gruppo delle dodici banche che da sole controllano quasi il 39% di tutti i finanziamenti bancari mondiali al comparto fossile».

CONCENTRAZIONE ED ESPANSIONE DEI CAPITALI

Il rapporto documenta anche una progressiva concentrazione dei capitali verso un numero sempre più ristretto di imprese, con solo tre società di midstream oil and gas che hanno assorbito 77 miliardi nel 2025, pari al 6,3% del totale mondiale: Venture Global, Enbridge ed Energy Transfer. Di non meno importanza la voce relativa all’espansione: le 65 banche analizzate hanno erogato 508 miliardi a imprese impegnate nello sviluppo di nuovi progetti fossili, il 27% in più rispetto al 2024: Niko Lusiani, curatore del rapporto, ha affermato che «i colossi del fossile non stanno uscendo di scena in punta di piedi, bensì stanno raddoppiando l’impegno per espandere un sistema energetico sempre più fragile, inaffidabile e rischioso».

L’ECCEZIONE EUROPEA

In controtendenza, rispetto al quadro globale, «le banche europee hanno mostrato i segnali più evidenti di riduzione dei finanziamenti a carbone, petrolio e gas». Bnp Paribas, Groupe Bpce e Ubs hanno guidato i cali più significativi nel 2025, mentre La Banque Postale è diventata la prima delle 65 istituzioni analizzate ad azzerare completamente i propri finanziamenti in scope. I progressi europei «non bastano tuttavia a compensare l’accelerazione delle banche statunitensi, che coprono oggi il 32% del totale mondiale», né il rimbalzo degli istituti giapponesi e cinesi.

INCOMPATIBILE CON GLI ACCORDI SUL CLIMA

Secondo il rapporto, la traiettoria complessiva è incompatibile con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, infatti dal 2016 le grandi banche hanno convogliato complessivamente 8,7 trilioni di dollari nel settore fossile e l’impennata dei nuovi prestiti «rispecchia una dinamica strutturale, per cui le sole dichiarazioni d’intento non sono sufficienti a correggere la traiettoria: i legislatori, le autorità di regolamentazione bancaria, le autorità di vigilanza e i responsabili politici devono trarne insegnamento sin da ora e adottare misure urgenti e durature per allineare le attività finanziarie agli obiettivi climatici, a garanzia della stabilità economica di fronte all’aggravarsi delle emergenze climatiche ed energetiche».

Alessandro Fenili

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