Bankitalia, l’AI per colmare gap su scope 3 delle banche

31 Mar 2026
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Il Quaderno di Economia e Finanza della Banca d’Italia (L’intelligenza artificiale generativa può aiutare a colmare le lacune nei dati carbonici delle banche?) si concentra su un tema sempre più rilevante per la finanza sostenibile: la qualità dei dati sulle emissioni carboniche indirette (scope 3) delle principali banche legate alle attività finanziate.

Lo studio evidenzia criticità profonde nei dataset forniti dai principali provider internazionali: lacune informative, incoerenze tra provider e una forte volatilità nel tempo. In molti casi, le emissioni scope 3 risultano persino inferiori alle scope 2, un’anomalia difficilmente giustificabile, e non mostrano una correlazione chiara con l’esposizione delle banche verso settori più inquinanti. Problemi che limitano l’utilizzo di questi dati da parte di investitori, autorità e ricercatori.

Questi risultati, si legge nel paper, evidenziano «la necessità di maggiore trasparenza e stabilità nelle metodologie di stima adottate da istituzioni finanziarie e provider, e di regole di misurazione più semplici e applicabili, integrate negli standard internazionali».

In questo contesto, il lavoro esplora il potenziale dell’Intelligenza Artificiale Generativa (GenAI) come strumento per colmare tali lacune. Confrontando i risultati di tre strumenti GenAI (Claude 3.5, ChatGPT e Gemini 2.5 Pro), è emerso che i dati prodotti o recuperati tramite modelli linguistici sono correlati con quelli delle fonti tradizionali e possono contribuire a individuare anomalie e integrare le informazioni mancanti.

Tuttavia, anche questi strumenti presentano problemi di qualità e coerenza, oltre a sollevare questioni cruciali di replicabilità e trasparenza.

 

Il paper sottolinea che i progressi futuri dipenderanno da due fattori chiave: da un lato, la disponibilità di informazioni di base più affidabili, che a loro volta richiedono progressi paralleli nella definizione di standard di misurazione semplici, chiari e applicabili; dall’altro, un contesto normativo che promuova la disclosure climatica da parte delle imprese non finanziarie presenti nei portafogli bancari.

«Questi risultati confermano l’importanza di migliorare la disclosure standardizzata delle emissioni di carbonio e dei modelli di stima – si legge nel report –. Nonostante le attuali difficoltà, le iniziative regolamentari dovrebbero mantenere coerenza nel promuovere la disclosure climatica, che sarà cruciale anche per abilitare tecniche innovative ed efficienti come l’intelligenza artificiale generativa».

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