SFDR 2.0 / Parlano gli esperti di BNP Paribas Asset Management
Bnp Paribas: Sfdr 2.0 necessaria, ma servono criteri più chiari
Una revisione dell’Sfdr era necessaria per semplificare le disclosure e introdurre requisiti minimi più chiari per i prodotti sostenibili. La proposta della Commissione rappresenta un buon punto di partenza, soprattutto per l’obiettivo di rendere la disclosure più semplice. Sono le considerazioni di Bnp Paribas Asset Management, che ha preso parte alla serie di interviste su Sfdr 2.0, preferendo la formula del contributo scritto (del quale sono riportati di seguito i contenuti). Il gestore segnala tuttavia alcune criticità nella proposta di revisione, sottolineando la necessità di ulteriori chiarimenti e di un affinamento dei criteri minimi previsti per le nuove categorie di prodotti, al fine di ridurre il ricorso a interpretazioni e garantire un’applicazione armonizzata da parte di tutti i regolatori nazionali. «Una sfida importante sarà l’allineamento con le preferenze Esg dei clienti – sottolinea il gestore francese – e il momento del passaggio dal vecchio sistema a quello nuovo in tutto il settore».
SFDR 2.0: SEMPLIFICAZIONE PROMOSSA, ORA SERVONO CHIARIMENTI
Sì, la normativa esistente necessitava comunque di alcuni aggiustamenti, anche solo per semplificare le disclosure poiché l’attuale quadro è troppo lungo, troppo dettagliato e si basa su concetti troppo complessi. Inoltre, l’assenza di standard comuni sotto forma di requisiti minimi, rende chiaramente complesso il confronto tra due prodotti finanziari. Un aggiornamento del livello 2 esistente era già in lavorazione, indipendentemente dalla revisione del livello 1, quindi questo punto di vista era già di consenso all’interno del settore e dei regolatori. Inoltre, credevamo che l’Sfdr necessitasse di un numero maggiore di “requisiti minimi” rispetto alla “pura disclosure” e che questo punto sarebbe stato meglio affrontato con una revisione del livello 1, poiché implicava una revisione della filosofia del testo.
La proposta di legge di revisione dell’Sfdr presentata dalla Commissione introduce due principali cambiamenti: semplificazione delle disclosure e definizione di criteri minimi (es. esclusione) per l’eleggibilità dei prodotti nelle categorie. Il testo proposto è un buon inizio, la semplificazione della “disclosure” è molto apprezzata. Per i criteri minimi sono necessari ulteriori lavori e chiarimenti per fornire una valutazione approfondita. Nella loro forma attuale, sollevano troppe domande e necessitano di qualche miglioramento.
L’obiettivo di semplificazione della disclosure è stato raggiunto. Per quanto riguarda i criteri, restano ancora due questioni in sospeso: la precisione e le modifiche del testo per mitigare la necessità di interpretazioni e un’attuazione armonizzata da parte di tutti i regolatori nazionali. Una sfida importante sarà l’allineamento con le preferenze Esg dei clienti e il momento del passaggio dal vecchio sistema a quello nuovo in tutto il settore.
IL CONFRONTO DIVENTA PIÙ SEMPLICE
L’Sfdr 2.0 non riguarda l’efficacia dell’integrazione Esg nel processo di investimento, ma il livellamento del “campo di gioco” della comunicazione sul posizionamento Esg dei fondi. A tal fine, criteri minimi chiari per le categorie sono positivi, poiché allineano le aspettative dei clienti ai vincoli di investimento e facilitano il confronto. Quanto al suo possibile effetto di razionalizzazione e spinta per il mercato, molto dipenderà dalla definizione finale di tali criteri: al momento è ancora presto per valutarne l’impatto.
NUOVE CATEGORIE SFDR: IMPATTO SULLE PREFERENZE ANCORA DA DEFINIRE
Le preferenze di sostenibilità rimangono regolamentate dalle versioni precedenti di Mifid/Idd che si basano sulle nozioni esistenti di Sfdr, Si, Pai e Taxo. Non è possibile a questo stadio “trasporre” le preferenze dei clienti sulle nuove categorie poiché non conosciamo (i) i criteri finali per essere ammissibili alle categorie, (ii) l’evoluzione dei criteri Mifid/Idd e (iii) se ci sarà qualche forma di corrispondenza tra i nuovi e vecchi sistemi nel periodo di transizione.
REGOLE PIÙ CHIARE PER GLI INVESTITORI FINALI
La revisione dell’Sfdr riguarda la costruzione di una normativa pienamente volta allo scopo. Ciò significa che i requisiti devono essere definiti per gli investitori finali che non possono fare affidamento su altre fonti di informazione se non le dichiarazioni standardizzate e i criteri di prodotto. La nuova versione dell’Sfdr è orientata per il raggiungimento di questo obiettivo, poiché i criteri minimi consentono la definizione delle aspettative per ogni categoria e le disclosure semplificate significano informazioni accessibili ai non professionisti. Ci saranno costi di trasformazione significativi, ed è per questo che in futuro abbiamo bisogno di un testo che affronti con precisione le carenze del regime precedente, garantendo al contempo la stabilità normativa per il futuro.
LA SFIDA DEL DATO E LA RESPONSABILITÀ DEI DATA PROVIDER ESTERNI
Sono necessari ulteriori chiarimenti nel testo dell’Articolo 12a relativo all’utilizzo di dati e stime, poiché sembra creare una responsabilità eccessiva per i partecipanti ai mercati finanziari riguardo alle metodologie relative ai dati messi a disposizione da fornitori di rating Esg stabiliti al di fuori dell’Unione Europea. Infatti, attualmente i partecipanti al mercato potrebbero incorrere in problemi di accesso e affidabilità in relazione alle metodologie sottostanti i dati poiché oggi questi fornitori non sono considerati equivalenti agli omologhi presenti nell’Ue. Ecco perché molti operatori europei ritengono che nell’Ue debba essere introdotto un quadro che fissi una responsabilità minima per quei fornitori extra Ue in linea con le raccomandazioni mondiali emesse dall’Organizzazione Internazionale delle Autorità di controllo dei mercati finanziari (Iosco) nel 2021. Ad esempio, l’Ue potrebbe introdurre un Codice di Condotta sulla base di quello pubblicato dall’International Capital Market Association (Icma) nel 2023 e già approvato e applicato dal Regno Unito, Hong Kong, Singapore e Giappone, tra gli altri.
TUTTO FERMO IN ATTESA DELLA VERSIONE FINALE SFDR
È importante notare che la norma può cambiare significativamente tra la proposta legislativa e il testo finale. Fino a quando non ci sarà quest’ultimo, il regime regolatorio esistente (inclusi i livelli 1, 2 e 3) rimane pienamente in vigore e tutti i nostri prodotti devono conformarsi a tale regime, quindi, non possiamo prevedere l’attuazione di un testo di cui non conosciamo la forma definitiva. Si noti che, attualmente, i nomi dei prodotti sono regolati dalle Linee Guida Esma a livello europeo e che, sebbene vi sia una certa coerenza tra le Linee Guida Esma e le proposte legislative, esistono anche alcune differenze.
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