Danni all’oleodotto, per Greenpeace condanna da 345 mln $
Venerdì 27 febbraio, un giudice del North Dakota ha emesso una sentenza definitiva di 345 milioni di dollari contro Greenpeace in una causa intentata dalla società di oleodotti Energy Transfer per il ruolo del gruppo ambientalista nelle proteste contro la costruzione dell’oleodotto Dakota Access.
Come riporta Reuters, la sentenza definitiva del giudice James Gion è in linea con una decisione emessa in ottobre, in cui aveva ridotto di quasi la metà il risarcimento danni di circa 667 milioni di dollari che una giuria aveva assegnato a Energy Transfer a marzo.
Greenpeace ha dichiarato in un comunicato che chiederà un nuovo processo e, se necessario, ricorrerà in appello alla Corte Suprema del North Dakota, definendo la causa «un palese tentativo di mettere a tacere la libertà di parola». «Denunciare le aziende che causano danni ambientali non dovrebbe mai essere considerato illegale», ha affermato in un comunicato Marco Simons, consulente legale ad interim di Greenpeace Usa e Greenpeace Fund.
Energy Transfer, continua Reuters, ha definito la decisione «un passo importante in questo processo legale volto a ritenere Greenpeace responsabile delle sue azioni illegali e dannose nei nostri confronti durante la costruzione dell’oleodotto Dakota Access».
Il progetto Dakota Access vicino alla riserva indiana di Standing Rock è iniziato nel 2016 ed è stato completato nel 2017.
La costruzione dell’oleodotto, che ora trasporta circa il 40% del petrolio prodotto nella regione di Bakken nel North Dakota, ha suscitato feroci proteste da parte di gruppi ambientalisti e tribali che sostenevano che avrebbe avvelenato l’approvvigionamento idrico locale e aggravato il cambiamento climatico.
Energy Transfer, con sede in Texas, ha citato in giudizio Greenpeace per la prima volta nel 2017 presso un tribunale federale del North Dakota, accusandola di diffondere falsità sul progetto e di pagare i manifestanti per interrompere la costruzione.
La giuria del North Dakota ha emesso il suo verdetto a marzo, includendo danni per diffamazione, violazione di domicilio e cospirazione.
