si alza l'asticella della veridicità e coerenza delle notizie
Esg information, ai mercati serve integrità
Quando il presidente brasiliano Inacio Lula da Silva, nel 2024, lanciò l’iniziativa, è probabile che ancora non avesse le idee ben chiare su quanto la stessa iniziativa sarebbe diventata centrale in tempi brevissimi. A Rio de Janeiro, in occasione di un G20, il Brasile, l’Onu e l’Unesco presentarono la Global Initiative for Information Integrity on Climate Change, il cui obiettivo era rafforzare le azioni di individuazione e contrasto della disinformazione climatica.
La parola chiave, nel corso dei mesi, ha assunto toni sempre più rilevanti: integrità.
DIVARICAZIONE DI INTENTI
La questione, in particolare, si è amplificata nella prima parte del 2026. La guerra contro l’Iran, in parallelo al persistere dei conflitti europei e israeliani, ha evidenziato la fragilità del sistema energetico globale di fronte agli shock geopolitici. E ha dunque rilanciato l’urgente necessità di un deciso spostamento verso le energie rinnovabili. Insomma, ha messo le basi per una convinta e convincente strada di transizione, quanto meno, sul piano ambientale.
Ma questo non ha cambiato il passo delle scelte globali. Il grande sistema petrolifero continua a registrare entrate straordinarie, le banche, specie quelle americane, accelerano i finanziamenti all’oil, i giganti della tecnologia prosciugano ogni genere di energia e le capitali occidentali sono ormai prigioniere della strada maestra della militarizzazione, sulla quale ogni altra esigenza viene lasciata indietro.
Il senso della parola “integrità” nell’informazione diviene chiaro se si considera il vasto appoggio teorico di cui gode l’azione climatica: secondo i sondaggi, registra livelli di percezione altissima (superiore al 90%) nell’opinione pubblica, così come è altissima la quota di favorevoli a un maggiore impegno degli Stati in questa direzione. Come è possibile mantenere una rotta suicida sul fronte ambientale, quando il sentire comune, così largamente, chiede un preciso obiettivo di salvaguardia planetaria? Quali meccanismi di mistificazione consentono tale asimmetria?
Infatti, è in questa distanza tra l’obbligo di sterzare e la discrezionalità di proseguire, che si alimenta la disinformazione climatica. E, necessariamente, il tono della disinformazione si alza all’accrescere della distanza: un caso su tutti, l’abiura sul clima di Bill Gates di fine 2025.
La stessa Onu, qualche giorno fa, è parsa quasi rassegnata nell’ammettere, per la prima volta in modo ufficiale, ciò che era chiaro da tempo: il mondo non raggiungerà gli obiettivi di contenimento delle temperature fissati dall’accordo di Parigi ormai 11 anni fa. La notizia non ha smosso più di tanto il sistema. E lo stesso report scientifico che ha certificato il fallimento ha virato la sua comunicazione su toni di accettazione. Di fatto, è una guida su come convivere con le temperature che verranno.
L’OPPORTUNITÀ DI BUSINESS
In questa fase di progressiva disconnessione tra etica dei principi comuni ed etica delle responsabilità individuali, l’integrità informativa sembra proporsi come un’occasione di business a livello di singola azienda. Il recente aggiornamento del Consumer Lab di Bain & Company conferma che la relazione tra consumatore e brand si sta evolvendo: non è più costruita esclusivamente sul prodotto o sul prezzo, ma anche sulla capacità dell’azienda di essere rilevante nella vita delle persone. Questo si traduce in un mercato che chiede all’azienda ciò che non arriva dalle istituzioni: impegno Esg. Secondo i dati della ricerca, il 53% degli italiani, e soprattutto la fascia più giovane, ritiene importante che i brand prendano posizione sui temi che stanno loro a cuore.
Ma l’occasione di business può anche trasformarsi in rischio di completo rifiuto da parte dei clienti. Il 46% degli europei dichiara infatti di aver boicottato almeno una volta l’acquisto di una marca perché percepita come non allineata ai propri valori. In Italia la quota supera la media europea, attestandosi oltre il 50 per cento.
LA GRANDE INTELLIGENZA
Il mondo è cambiato, dunque, rispetto al lancio della Global Initiative for Information Integrity on Climate Change di due anni fa. La distanza dagli obiettivi condivisi si è allargata, la fiducia è sempre più ridotta verso i timonieri della polis e si frammenta sui soggetti intermedi, più raggiungibili e influenzabili. Questi spostamenti moltiplicano la confusione informativa. Anche perché si è rapidamente affermato un fattore non secondario, quale l’intelligenza artificiale.
A inizio ottobre, un gruppo internazionale specializzato nella gestione strategica degli stakeholder ha proposto un appuntamento online dal titolo molto accattivante: Does the story AI tells about your company match what stakeholders believe?
La domanda è opportuna, visto che «le piattaforme di intelligenza artificiale – si legge nell’invito – sono diventate un nuovo livello dell’ecosistema mediatico. Sintetizzano le informazioni provenienti da tutto il web e influenzano sempre più la prima impressione che gli stakeholder si formano della vostra organizzazione».
Quindi, non si tratta nemmeno più di comunicare, ma di educare le piattaforme AI che parlano di noi. In questa prospettiva, il concetto di “integrità” non si riduce. Ma sembra esplodere in una miriade di specchi che moltiplicano i contenuti, gli strumenti, i destinatari e le responsabilità.
Racchiudere queste proiezioni in una coerente e credibile ESG Identity può rivelarsi la partita chiave del futuro.
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