Consulenza Esg/ PARLA la Sustainability Manager Annalisa Casino
Eticae: «Filiera di evidenze per costruire credibilità Esg»
La comunicazione Esg è chiamata a superare la logica della rendicontazione periodica per diventare uno strumento di dialogo, apprendimento e responsabilità condivisa. In un contesto in cui il rischio di greenhushing si intreccia con l’evoluzione normativa e con aspettative sempre più articolate da parte degli stakeholder, la sfida per i consulenti è aiutare le organizzazioni a comunicare in modo credibile, valorizzando le evidenze e rendendo comprensibili impatti e decisioni. Nell’intervista della serie dedicata alle società di TOP.ESG CONSULENTI, Annalisa Casino, CSR, Sustainability Manager & DEI Specialist di ETICAE- Stewardship in Action, approfondisce il ruolo della valutazione d’impatto, dello stakeholder engagement e della società civile nei percorsi di sostenibilità, con un approccio orientato alla corresponsabilità e alla creazione di valore condiviso.
Come aiutate i clienti a costruire una narrativa credibile per prevenire possibili accuse di greenwashing?
La credibilità Esg non si costruisce con uno storytelling efficace, ma con una filiera di evidenze. Affianchiamo le organizzazioni nell’integrare analisi di materialità, stakeholder engagement, sistemi di gestione, certificazioni e valutazione degli impatti. Verifichiamo la tracciabilità dei dati e la coerenza tra politiche, decisioni e risultati, distinguendo performance misurate, obiettivi e criticità ancora aperte. Anche parità di genere, inclusione e conciliazione diventano così dimensioni verificabili, non dichiarazioni di principio. La comunicazione è l’ultimo miglio di un percorso partecipato: restituisce ciò che l’organizzazione può dimostrare, senza semplificazioni che alimentino il greenwashing.
Stanno emergendo nuovi strumenti narrativi per sostituire o affiancare i tradizionali approcci della comunicazione Esg?
Il reporting resta un’infrastruttura informativa, ma non può esaurire il dialogo Esg. Sperimentiamo formati modulari: dashboard di indicatori, data visualization, mappe degli impatti, restituzioni partecipate e strumenti operativi costruiti con le persone. Interviste e laboratori fanno emergere conoscenze che i soli kpi non intercettano; la valutazione d’impatto collega attività, cambiamenti osservati e contributo generato. L’innovazione non è produrre contenuti più accattivanti, ma rendere i dati interrogabili, comprensibili e utili a chi decide, lavora e partecipa. È il passaggio da una comunicazione periodica a un sistema di apprendimento e accountability condivisa.
Ritenete che vi sia una differenza tra un greenhushing “difensivo” (paura di accuse) e un semplice riposizionamento strategico della comunicazione?
La differenza è nella funzione del silenzio. Il greenhushing difensivo può sottrarre al confronto dati rilevanti; un riposizionamento consapevole può invece ridurre gli slogan e aumentare la qualità delle informazioni. Aiutiamo le organizzazioni a definire criteri di comunicazione coerenti con le evidenze disponibili, con i sistemi di gestione e con gli impegni assunti. Audit, indicatori e verifiche indipendenti rafforzano l’affidabilità delle affermazioni, senza sostituire il confronto con gli stakeholder. La prudenza è utile quando rende più precise le parole e visibili i limiti; diventa un rischio quando nasconde scelte, impatti o responsabilità.
Come aiutate i clienti a mantenere relazioni costruttive con stakeholder multipli e spesso in conflitto in un contesto normativo in rapida evoluzione?
Per noi lo stakeholder engagement è una componente della governance, non una consultazione a valle del bilancio. Attraverso mappature, analisi di materialità, interviste e processi facilitati rendiamo leggibili aspettative e conflitti, coinvolgendo direzione, personale, comunità e filiera. La Stewardship orienta il metodo: dalla semplice raccolta di opinioni alla corresponsabilità sulle soluzioni. Traduciamo gli esiti in priorità, piani d’azione, responsabilità e kpi, anche nei percorsi di certificazione e miglioramento organizzativo. Restituire le decisioni prese, comprese quelle che non accolgono tutte le istanze, è essenziale per generare fiducia e impatto misurabile.
Il coinvolgimento e la pressione da parte di società civile e organizzazioni non governative è ancora rilevante o il loro peso si è ridotto?
La società civile e le Ong restano interlocutori essenziali, ma il loro ruolo non si misura soltanto dalla pressione pubblica esercitata. Portano competenze territoriali, conoscenza dei bisogni e capacità di individuare impatti che gli indicatori aziendali possono non cogliere. Nei nostri percorsi di Stewardship promuoviamo un coinvolgimento strutturato, dall’ascolto alla coprogettazione e alla verifica dei risultati, senza confondere partecipazione e consenso. Anche quando emergono posizioni critiche, il confronto può migliorare strategie Esg, progetti sociali e ambientali e sistemi di gestione. La sfida è trasformare la pressione in accountability e la relazione in valore condiviso.
Matteo Russo
Annalisa Casinoet.consulenza 2026ETICAEnarrativa ESGtop.esg consulenti 2026