ad aprile 2026, presenti 853 fondi riconducibili a criteri religiosi

Finanza religiosa, “fede” senza governance

27 Ott 2026
Notizie SRI Finance Commenta Invia ad un amico
Il mercato degli investimenti faith-based vale circa 5mila mld di dollari, ma l'integrazione dei valori religiosi nei processi di investimento resta incompleta. Secondo FaithInvest, tra prevalenza delle esclusioni e carenze nella formazione, solo l'11% delle organizzazioni religiose analizzate presenta policy di investimento solide

La finanza cattolica e, più in generale, gli investimenti faith-based rappresentano una delle più importanti espressioni della finanza orientata ai valori. Secondo FaithInvest, un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro fondata nel 2019 che aiuta i gruppi religiosi e gli asset owner faith-based a investire in linea con i propri valori etici, sociali e ambientali, il settore vale circa 5.000 miliardi di dollari e coinvolge una platea crescente di diocesi, ordini religiosi, fondazioni e altri investitori istituzionali che cercano di allineare la gestione del patrimonio ai principi della propria fede. Eppure, nonostante la diffusione di questo approccio, la piena integrazione dei valori religiosi nei processi di investimento resta ancora un obiettivo lontano.

Su questo argomento è stato pubblicato un approfondimento all’interno del numero 16 di ESG Business Review (richiedi qui la copia gratuita).

Il tema della finanza religiosa sarà affrontato anche alla prossima edizione di salone.SRI, con la partecipazione del direttore dell’Istituto per il Sostentamento del Clero della Diocesi di Milano.

UN MERCATO IN CRESCITA MA ANCORA FRAMMENTATO

Secondo il report Faith-Based Investing: Global Landscape di Morningstar, a fine aprile 2026 erano presenti 853 fondi riconducibili a criteri religiosi per un patrimonio complessivo di circa 169 miliardi di dollari.

 

L’universo faith-based rimane tuttavia estremamente eterogeneo. I fondi islamici rappresentano la componente più numerosa con 650 prodotti, seguiti da 114 fondi cristiani non confessionali e 87 fondi cattolici.

Secondo Morningstar, la mancanza di standardizzazione rappresenta una delle caratteristiche distintive del settore. L’appartenenza a una determinata tradizione religiosa non è sufficiente per comprendere il reale approccio di investimento adottato da un fondo, che deve essere valutato attraverso l’analisi concreta dei criteri applicati e delle esposizioni di portafoglio.

IL PUNTO DEBOLE: I VALORI IN PROCESSO

Se Morningstar analizza l’offerta di prodotti disponibili sul mercato, il report Good Intentions 2026 di FaithInvest sposta l’attenzione sul comportamento degli investitori religiosi.

L’analisi ha esaminato 275 policy e linee guida di investimento adottate da organizzazioni religiose in diversi Paesi e confessioni, con l’obiettivo di valutare il grado di integrazione tra principi religiosi e gestione finanziaria. Il risultato principale è che l’impegno verso investimenti coerenti con la fede è diffuso, ma la piena integrazione dei valori religiosi nelle policy e nei processi di investimento rimane ancora limitata.

Nessuna delle organizzazioni analizzate raggiunge infatti il livello più elevato previsto dal framework di valutazione sviluppato da FaithInvest. Solo l’11% ottiene una valutazione considerata solida, mentre la maggioranza si colloca in una fascia intermedia caratterizzata da progressi importanti ma ancora incompleti.

Noemi Primini

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