Women in Business 2021: più donne alla guida delle aziende

8 Mar 2021
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Sempre più donne nelle posizioni di leadership nelle aziende: questa la fotografia scattata dal rapporto annuale Women in Business, curato da Grant Thornton. Nel 2021 le donne a detenere posizioni aziendali di comando sono il 31%: una crescita di 2 punti percentuali rispetto all’anno precedente, nonostante il Covid-19 abbia colpito e rallentato le economie di tutto il mondo.

Se si guarda ai ruoli aziendali, la ricerca registra una crescita del 6% di ceo e cfo donne (che si attestano rispettivamente al 26% e 36%) e del 4% di coo donne (ora al 22%). Dando uno sguardo ai settori, la palma dei vincitori va all’healthcare, all’istruzione, ai servizi sociali e ai servizi alla persona, con il 39% di donne in posizioni di leadership, mentre gli “ultimi” classificati sono risultati l’industria e l’Oil & Gas con solo il 26 per cento.

A livello geografico è l’Africa a registrare il dato più alto con il 39% delle aziende con donne ai vertici. Nelle retrovie delle 30 economie mondiali prese in analisi troviamo invece l’Italia, con un calo del numero di donne ai vertici aziendali dal 23% del 2020 al 18% del 2021: un valore al di sotto la media dell’Eurozona, pari al 21%, e al dato medio globale, pari al 26 per cento.

Un dato rassicurante è rappresentato dal 92% delle aziende che a livello globale afferma di intraprendere misure per garantire il coinvolgimento e l’inclusione dei propri dipendenti sullo sfondo negativo della pandemia. Inoltre, con la normalizzazione del lavoro a distanza, i datori di lavoro stanno diventando sempre più flessibili su come, dove e quando le proprie risorse svolgono le loro mansioni.

Maggiore flessibilità da un lato, ma anche contrazione delle opportunità di carriera nel quadro della crisi pandemica, come evidenzia Simonetta La Grutta, Partner, Head of Vat e Head of People Hub di Bernoni Grant Thornton: «Seppure il prolungato ricorso emergenziale allo smart working ha per molti versi portato a una condivisione delle responsabilità familiari e dunque a una forzata riduzione del gap esistente nel work/life balance tra uomini e donne, la contrazione dell’economia ha di fatto ridotto drasticamente le reali opportunità di sviluppo dei percorsi di carriera».

 

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