RACCOMANDAZIONI DI SHAREACTION SU INVESTIMENTI oil&gas

S.O.S. Transizione, cari gestori tocca a voi

16 Lug 2024
Notizie ESG Market Commenta Invia ad un amico
Proposte cinque raccomandazioni ai gestori interessati a investire in società che producono combustibili fossili affinché queste ultime non ostacolino la transizione. Tra i suggerimenti, attuazione di restrizioni, una maggiore disclosure, ed engagement e stewardship

ShareAction richiama l’attenzione sulla transizione e sulla necessità di un nuovo piano per chi vuole investire nel settore dei combustibili fossili e chiama all’appello direttamente i gestori, poiché «la crescente consapevolezza dei danni economici a lungo termine derivanti dall’aumento delle temperature si traduce in un rischio finanziario sostanziale, che gli asset manager (e più in generale gli investitori) hanno la responsabilità di affrontare e mitigare».

Nel report Undermining transition, risking capital vengono proposte diverse raccomandazioni agli asset manager affinché possano adottare un approccio più selettivo nell’investire in società di combustibili fossili e un uso più mirato delle leve di stewardship, nell’interesse finanziario a lungo termine dei loro clienti.

Gli attori chiamati in causa sono diversi: asset manager, asset owner, consulenti e policy makers.

Tutti soggetti coinvolti nella transizione, che saranno “convocati” in prima persona anche al salone.SRI 2024. Il tema della nona edizione, che si svolgerà il 18-19 novembre a Milano in Borsa Italiana, è appunto “La forza della transizione Esg”.

Con la collaborazione di partner tecnici quali Msci, Morningstar, Pwc e Linklaters, e di numerosi partner istituzionali, la due giorni prevede la partecipazione di asset manager, gestori private, aziende, banche, assicurazioni, casse e fondi pensione, i quali si confronteranno su come il sistema si stia spostando dalla rendicontazione della sostenibilità “passata” (e quindi ciò che è green ora), alla valorizzazione della sostenibilità “futura” (ciò che sarà green o è già sulla buona strada per esserlo).

Tra gli speaker sono ad oggi confermati Consob, Bei, Bce e Banca d’Italia, nonché diversi Ceo e presidenti di importanti aziende italiane.

LA TRANSIZIONE PER CHI PRODUCE COMBUSTIBILI FOSSILI

«Le aziende produttrici di combustibili fossili sono quelle che hanno più da perdere dalla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. La necessità di transizione dell’economia globale è per loro una sfida esistenziale – hanno evidenziato gli autori del report – e se per la maggior parte delle aziende con un’elevata impronta di carbonio la transizione significa cambiare i propri mezzi di produzione (la fonte dell’energia che consumano e le materie prime che utilizzano), per le aziende produttrici di combustibili fossili la transizione significa cambiare il loro prodotto».

Tuttavia, come sottolineato da ShareAction, le aziende produttrici di combustibili fossili non stanno pianificando di ridurre la produzione. Al contrario stanno pianificando di aumentarla, ostacolando la transizione.

IL RUOLO DEI GESTORI

Oggi sono ben note le motivazioni ambientali che spingono alla transizione dai combustibili fossili per limitare l’aumento della temperatura. Oltre a queste, c’è però anche una ragione economica per agire con urgenza per limitare il riscaldamento globale al minimo possibile.

«La crescente consapevolezza dell’opportunità finanziaria di limitare anche modesti aumenti di temperatura incentiva gli asset manager ad influenzare in modo deciso le società produttrici di combustibili fossili nel ridurre la produzione. I gestori hanno sia il bisogno che l’opportunità di influenzare le aziende fossil fuel verso la transizione, adottando una strategia di investimento e di gestione più mirata».

Come evidenziato in un paper tecnico di ShareAction, la maggior parte degli asset manager, anche se non tutti, applica restrizioni agli investimenti legati ai combustibili fossili (21 asset manager su 25). Tuttavia, spesso tali restrizioni si applicano solo ai fondi “labelled” mentre è raro vederle applicate sull’intera offerta (solo due gestori le applicano a tutti i fondi, mentre per i restanti interessano solo i fondi etichettati).

Come indicato nel report, affinché l’engagement sia più efficace, gli asset manager devono assicurarsi che ci siano delle conseguenze quando le aziende non rispondono sufficientemente alle loro richieste. Le conseguenze dovrebbero consistere nell’uso di tool di escalation e, in ultima battuta, nella vendita delle partecipazioni. Tuttavia, l’indagine di ShareAction sulle investment policy ha evidenziato che questa pratica viene applicata in modo debole o non viene applicata affatto.

LE RACCOMANDAZIONI DI SHAREACTION AI GESTORI

  1. Imporre rigide restrizioni agli investimenti delle società che operano nel settore del carbone termico e del petrolio e del gas non convenzionali che stanno espandendo la loro capacità.
  2. Stabilire restrizioni rule-based che limitino l’esposizione alle società petrolifere e del gas convenzionali che stanno espandendo la capacità o pianificando di aumentare la produzione.
  3. Dare priorità e fare engagement in modo serio con le società che operano nel settore dei combustibili fossili nel caso l’investimento sia mantenuto (ad es. stabilire chiare aspettative e tappe temporali per i loro piani di produzione o allineare l’attività di voto a tali aspettative e applicare in modo proattivo altri strumenti di escalation se le aspettative non sono soddisfatte).
  4. Engagement con gli asset owner per allineare gli obiettivi e creare mandati chiari per l’investimento e la gestione delle società di combustibili fossili, con i policy makers per fornire il necessario equilibrio di incentivi per la transizione dai combustibili fossili, con i regulators finanziari per affrontare gli ostacoli che impediscono l’adozione di solide politiche di investimento nel settore dei combustibili fossili e infine con la fossil-fuel value chain.
  5. Migliorare la disclosure sugli investimenti e sulla stewardship delle società che operano nel settore dei combustibili fossili, tra cui l’esposizione del portafoglio, lo scenario di transizione su cui è basato l’engagement, le aspettative del settore e l’engagement nelle policy e nelle membership nelle organizzazioni che si occupano di combustibili fossili.

Noemi Primini

 

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