Salario minimo? Funziona assieme a un “salario massimo”
Regolare i salari, introducendo un limite minimo e massimo, può ridurre le disuguaglianze senza compromettere occupazione e crescita. È quanto emerge da uno studio dell’Università di Pisa pubblicato sulla rivista internazionale Economic Modelling. La ricerca ha analizzato il caso italiano utilizzando il modello macroeconomico Eurogreen.
Le simulazioni mostrano che un salario minimo fissato a 10 euro l’ora è particolarmente efficace nel ridurre il lavoro povero e le disuguaglianze diffuse, aumentando i redditi più bassi. Il salario massimo, fissato nelle simulazioni a 40 euro l’ora, agisce invece sulla parte alta della distribuzione e contribuisce in modo significativo a ridurre il divario retributivo fra uomini e donne. Sul piano macroeconomico, i risultati indicano che occupazione e produttività restano sostanzialmente stabili nel medio periodo. L’aumento dei salari più bassi tende a rafforzare la domanda interna, compensando gli effetti legati all’aumento dei costi del lavoro, mentre il contenimento dei redditi più elevati non produce impatti negativi rilevanti sull’attività economica complessiva.
«Il salario minimo e massimo – spiega Simone D’Alessandro, professore del Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pisa – funzionano bene insieme perché intervengono su due lati diversi della disuguaglianza: il primo sostiene i redditi più bassi e rafforza la domanda interna, il secondo limita la concentrazione dei salari al vertice. Combinati, permettono di ridurre le disparità in modo più efficace ed equilibrato, senza compromettere la stabilità dell’economia».
Il lavoro è firmato da Guilherme Spinato Morlin, David Cano Ortiz, Simone D’Alessandro e Pietro Guarnieri del Centro di Ricerca Ecohesion Collective del Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pisa, Marco Stamegna della Scuola Normale Superiore.
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