Negli usa politiche di voto aggiornate sulla gestione dell'IA
Governance, i fondi pensione alzano il tiro
La supervisione dell’intelligenza artificiale entra nell’agenda di voto dei fondi pensione Usa che si dichiarano pronti a votare contro i consiglieri di amministrazione che non attuano una supervisione adeguata o che non implementino una adeguata gestione del rischio. Un segnale che i fondi pensione sono sempre più attenti alle politiche e alle pratiche di governance messe in atto dalle società. Non solo oltreoceano. Anche in Italia si sta registrando un trend analogo con i fondi pensione sempre più impegnati a comprendere la capacità delle aziende di gestire sfide e impegni per la creazione di valore. Ne è un esempio l’iniziativa di Assofondipensione che dal 2025 avvierà il monitoraggio dei risultati di ESG Identity Corporate Index (promosso da dieci anni dal gruppo che edita eticanews.it e che nelle ultime edizioni ha incluso tra l’altro una sezione dedicata alla gestione responsabile dell’Ai) per le loro attività di engagement con le aziende (progetto Engagement). Misurare la governance degli Esg rappresenta infatti uno strumento per valutare la credibilità del commitment aziendale e la capacità delle aziende di agire e reagire alle sfide future, in particolare su tematiche disruptive come climate change e intelligenza artificiale.
NEGLI USA, OBIETTIVO IA
Negli Stati Uniti i fondi pensione hanno di recente alzato l’attenzione sulla supervisione del consiglio di amministrazione in relazione all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, inserendo specifiche indicazioni nelle loro politiche di voto, sulla spinta delle preoccupazioni sia per i rischi emergenti dalle nuove tecnologie sia per un utilizzo responsabile della stessa. Tra questi, il fondo pensione di San Francisco (33 miliardi di masse gestite) che, come riportato in un articolo di Responsible Investor, ha indicato che potrebbe votare contro ai consiglieri di amministrazione «laddove ci sia evidenza che un insufficiente supervisione e/o gestione delle tecnologie IA abbia portato un danno materiale agli azionisti».
La questione è entrata nell’agenda dei fondi pensione trasversalmente per area geografica e per posizione politica. Al fondo di San Francisco si è aggiunta la commissione di investimento del Vermont (7 miliardi di dollari), stato di orientamento prevalentemente democratico, così come lo State Board of Administration (Sba) della Florida, nella storia recente un safe-state repubblicano. Proprio quest’ultimo, che gestisce 257 miliardi di dollari di masse, ha adottato una posizione particolarmente progressista sottolineando come potrebbe opporsi ai membri del consiglio di amministrazione responsabili della supervisione dell’IA «quando c’è evidenza di una mancata definizione delle linee guida sul rischio, della revisione delle proposte di gestione e della presenza di competenze a livello di consiglio». Non solo. Lo Sba ha affermato di essere disposto a sostenere proposte ragionevoli sulla disclosure dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale, dando un segnale di discontinuità rispetto alla storia recente in cui a fronte di proposte presentate nelle assemblee degli azionisti sul tema IA, nessuna ha avuto supporto della maggioranza.
Alcuni osservatori non si aspettano una larga diffusione di queste politiche in una fase storica di riduzione del livello di dettaglio delle politiche per preservare la flessibilità di voto. A essere maggiormente influenzate saranno soprattutto le attività di engagement, con l’obiettivo di comprendere come i rischi collegati alla tecnologia sono supervisionati e quali competenze sono presenti nel board, che si tratti nello specifico di IA, di cybersecurity o di altre questioni. Una tendenza che, a fronte della rapida adozione e sviluppo dell’IA in tutti i settori, mette l’accento sulla capacità dell’aziende di gestire, comprendere e governare i rischi e sulle strutture e processi implementati.
Elena Bonanni
AiAssofondipensioneengagementET.iafondi pensioneintelligenza artificialepolitiche di votoRaiUsa
