Pulse: i 10 trend social che legano Gen Z alla ESG Identity

12 Gen 2026
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Dagli obiettivi dei giovani sui social arrivano sorprese importanti per il mondo Esg. Un’analisi di Pulse Advertising, infatti, ha delineato i 10 trend del 2026 che caratterizzeranno la relazione tra Gen Z e social media. La gran parte delle tendenze evidenzia un forte legame con la sostenibilità sociale, e ricerca una forte ESG Identity nelle controparti.

1. HERITAGE VS HUMAN: STORICO NON SIGNIFICA DEGNO DI FIDUCIA
Il 71% della Gen Z pensa che i brand non li capiscano, pur rappresentando il 40% dei consumatori globali. Risultato? I colossi storici e più tradizionali sono in difficoltà mentre i brand fondati dai creator decollano. L’autenticità batte l’heritage.

2. CREATOR VS PUBBLICITÀ TRADIZIONALE: IL ROI PARLA CHIARO
I costi delle collaborazioni con content creator sono aumentati di 20 volte dal 2014, ma il ritorno sull’investimento è salito vertiginosamente.
Non più megafoni a pagamento: i creator sono co-creatori di valore, autori di contenuti originali, ambasciatori autentici che si guadagnano la fi ducia degli utenti.

3. HOST VS POST: I CREATOR ESCONO DALLO SMARTPHONE
Podcast live in teatro, attivazioni in flagship store, convention tematiche: gli utenti si aspettano che i creator abbiano una vita professionale attiva dentro e fuori dal digitale. La capacità di influenza va oltre lo smartphone e deve diventare vita vera e comunicazione autentica.

4. INSEGNAMI VS INTRATTIENIMI: L’EDU-TAINMENT È MEMORABILITÀ
Stanche di contenuti troppo leggeri, le persone cercano contenuti utili che permettano di sviluppare competenze. I social media sono diventati motori di ricerca: gli utenti ricercano, fruiscono e salvano sempre più contenuti educativi. Poco importa se si tratta di come pelare creativamente una carota o ripassare un concetto matematico: vince chi trasferisce valore.

5. REAL VS PERFECT: I VALORI BATTONO L’ESTETICA
Basta campagne patinate con musichette accattivanti. Basta contenuti “robotici” generati dalla AI. Le persone sono sempre più attratte e spinte a spendere se si riconoscono nei valori promossi da un marchio. Pretendono brand attivi e attivisti con valori chiari e coerenti nel tempo. La saturazione da AI, premia oggi i marchi e i profili che mostrano il tocco “artigianale”. Le aziende sui social media sono chiamate ad evidenziare la presenza della mano umana dietro ciò che fanno, per costruire fi ducia e distinguersi. Vince chi comprende che il purpose aziendale non è optional. Vince chi propone la realtà, non la perfezione.

6. DARK SOCIAL: L’80% DELLE CONDIVISIONI È INVISIBILE
Messaggi privati, chat di gruppo, WhatsApp, Discord: l’80% delle condivisioni Gen Z avviene nel “dark social”, invisibile alle metriche tradizionali. Il contatto con un’intera generazione si gioca conoscendone le regole: marchi e creator devono presidiare e dialogare con gli utenti usando lo stesso linguaggio.

7. CONTENUTI PER IL CONSUMO MULTITASKING: LA MULTI-SCREEN ERA La Gen Z fruisce di 2-3 contenuti contemporaneamente attraverso il multitasking digitale: video guardati senza audio, videopodcast YouTube ascoltati mentre si scorre Instagram, Netflix in sottofondo durante l’interazione sui social. Questa frammentazione dell’attenzione sta rivoluzionando la produzione: vincono contenuti fruibili in sottofondo e formati ludici interattivi che trasformano l’ascolto passivo in partecipazione attiva. I contenuti giocosi, interattivi o basati su abilità coinvolgono profondamente l’utente e aumentano l’efficacia della comunicazione.

8. SERIALITÀ: CREARE APPUNTAMENTI RICORRENTI FIDELIZZA Creare un appuntamento fisso signifi ca fidelizzare gli utenti. Lo storytelling a episodi entra nella vita delle persone e rimane a lungo. Lontani i tempi del contenuto virale one-shot: oggi funzionano podcast a puntate, newsletter periodiche, serie che partono da una piattaforma (streaming, Substack, Spotify) per irradiarsi sui social o viceversa.

9. EVERYWHERE VS SOMEWHERE: L’UTENTE VIAGGIA TRA I CANALI
L’utente viaggia tra diversi canali contemporaneamente, on e offline, contaminando la vita reale con contenuti digitali e viceversa. I contenuti devono seguire lo stesso percorso: viaggiare dentro e fuori lo smartphone senza soluzione di continuità, adattando linguaggio e formato al medium.

10. GOD SAVE THE AI (MA NON TROPPO)
Grazie all’intelligenza artificiale di TikTok Symphony e Meta Live Translations, i social abbattono le barriere linguistiche permettendo produzione centralizzata con rilevanza regionale. Ma attenzione: l’AI accelera, non sostituisce. I content creator e i professionisti della comunicazione, come esseri umani, rimangono determinanti per la comprensione del contesto culturale e per garantire autenticità.

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