ET.beyond_csrd/3 - Matteo Colle, Direttore Relazione Esterne e Sostenibilità
Gruppo Cap: «Omnibus semplifica la norma, non la strategia»
Quando la norma arretra, la strategia resta. Lo racconta Matteo Colle (in foto), Direttore Relazione Esterne e Sostenibilità di Gruppo Cap, in questa nuova intervista della serie che ETicaNews dedica alle aziende che verranno escluse dall’obbligo di rendicontazione Csrd una volta entrata in vigore la Direttiva Omnibus. All’intervista ha partecipato e contribuito anche Serena Malomo, Responsabile Ufficio Sostenibilità di Gruppo Cap.
«L’approvazione dell’Omnibus ha ridotto in modo significativo il perimetro di applicazione della Csrd, ma non ha modificato la nostra strategia», spiega Colle, chiarendo come la possibile esclusione non sia stata interpretata come un cambio di rotta. Per una utility pubblica che gestisce un servizio essenziale come il ciclo idrico, «la trasparenza su impatti, rischi e opportunità non è un adempimento, ma un elemento strutturale della nostra governance e del rapporto di fiducia con cittadini, istituzioni e stakeholder finanziari». Nell’intervista emerge anche la volontà di garantire continuità organizzativa e metodologica: la pianificazione 2025–2027 è stata confermata senza arretramenti, perché l’Omnibus è stato valutato come «una semplificazione normativa, non come un cambio di direzione strategica». Una posizione chiara, che trasforma la Csrd da obbligo regolatorio a infrastruttura informativa strategica.
Alla luce dell’esclusione dall’obbligo Csrd, come avete scelto di posizionarvi?
L’approvazione dell’Omnibus ha ridotto in modo significativo il perimetro di applicazione della Csrd, ma non ha modificato la nostra strategia. Pur rientrando tra i soggetti potenzialmente esclusi dal 2027 poiché non superiamo le nuove soglie (>1.000 Fte e >€450M turnover), Cap Group ha scelto di proseguire volontariamente il percorso di rendicontazione secondo gli Esrs. Per un’azienda pubblica che gestisce un servizio essenziale come il ciclo idrico, la trasparenza su impatti, rischi e opportunità non è un adempimento, ma un elemento strutturale della nostra governance e del rapporto di fiducia con cittadini, istituzioni e stakeholder finanziari.
L’esclusione dall’obbligo ha avuto impatti su priorità, budget e commitment del management?
No, non ci sono stati arretramenti. La pianificazione 2025–2027 era già stata costruita incorporando i requisiti della Csrd e del quadro europeo sulla sostenibilità; il management ha confermato l’impegno a mantenere processi, strumenti e governance già avviati, valutando l’Omnibus come una semplificazione normativa, non come un cambio di direzione strategica. La scelta di continuità rafforza credibilità e coerenza tra impegni dichiarati e azioni concrete. Inoltre, preservare la comparabilità dei dati nel tempo permette di dimostrare progressi misurabili e aumentare l’affidabilità dei Kpi Esg.
Prima dell’esclusione avevate già rafforzato governance e processi interni? Oggi pensate di mantenere queste strutture?
Sì. Nel 2024–2025 abbiamo consolidato:
- un modello di Esg governance più strutturato;
- flussi informativi interfunzionali per raccolta dati, controlli e audit trail;
- un presidio più solido su rischi, opportunità e Kpi, in linea con la logica Pamt richiesta dagli Esrs.
Prevediamo di mantenerle, perché funzionali non solo alla reportistica, ma alla pianificazione industriale, ai rapporti con gli enti regolatori e all’accesso a fondi pubblici (Pnrr, Pniissi), ambiti in cui la qualità dei dati Esg è già un requisito sostanziale. Inoltre, oltre alla complessità del business di un gestore idrico integrato, è rilevante anche la dimensione stessa di Gruppo Cap. L’attuale standard volontario Vsme, infatti, è stato concepito per micro, piccole e medie imprese e, solo a seguito della revisione già programmata, potrà risultare maggiormente adeguato anche per realtà come la nostra che, pur potenzialmente escluse dal perimetro Csrd, presentano struttura, processi e complessità operative significativamente superiori.
Come è evoluta la raccolta dei dati Esg? Continuerete a investire su sistemi e digitalizzazione?
Cap utilizza da anni il sistema Rnf365 come piattaforma centrale per la raccolta, gestione e governance dei dati Esg. Grazie a Rnf365, la tracciabilità, l’evidenza documentale e i controlli interni sono già consolidati e perfettamente integrati nei processi aziendali. Nel passaggio alla Csrd non sono stati introdotti nuovi sistemi, ma sono stati potenziati i flussi e ampliato il perimetro informativo per allinearsi agli Esrs. Rnf365 rimane il backbone della data governance, con un percorso di continua ottimizzazione, integrazione e automazione.
Il piano è di mantenerli e ottimizzarli, evitando regressioni che comprometterebbero coerenza e robustezza informativa. Anche senza obbligo formale, la qualità e verificabilità dei dati rimangono essenziali per neutralizzare i rischi di greenwashing, già pienamente applicabili tramite la normativa sui consumer claims.
Avete svolto l’analisi di doppia materialità? Come pensate di usarla in futuro?
Sì, Cap Group ha già realizzato la Dm per il ciclo di rendicontazione 2024, come previsto per gli enti nella “prima ondata” Csrd.
La manterremo come strumento strategico, aggiornandola con cadenza periodica in linea con gli sviluppi normativi. Anche se la Csrd dovesse non essere più obbligatoria, la doppia materialità rimane per noi un supporto utile per la definizione delle priorità del piano industriale.
Le semplificazioni Esrs e i Vsme possono essere utili?
Sì: accogliamo positivamente la semplificazione degli standard, purché preservino robustezza e comparabilità. Semplificazioni mirate, soprattutto sul piano dei dati quantitativi, favoriscono efficienza interna senza ridurre trasparenza.
Monitoreremo con attenzione l’evoluzione dei Vsme e dei futuri standard volontari. Per ora la nostra direzione è restare allineati agli Esrs completi, dato che riflettono al meglio la complessità del business di un gestore idrico integrato.
Quali stakeholder hanno inciso di più nelle vostre scelte?
Le principali leve sono:
- stakeholder istituzionali (Arera, Comuni soci), che richiedono trasparenza e solidità dei dati;
- finanza pubblica e bancaria, che basa sempre più valutazioni e accesso ai fondi sulla qualità delle informazioni non finanziarie;
- clienti e cittadini, che chiedono maggiore accountability su temi ambientali e infrastrutturali;
- dipendenti e management, che riconoscono la sostenibilità come parte integrante del modello operativo.
In questo contesto, arretrare avrebbe creato un disallineamento rispetto alle aspettative del nostro ecosistema.
Come avete comunicato i cambiamenti legati all’Omnibus?
Abbiamo scelto un approccio chiaro ma prudente: comunichiamo l’evoluzione normativa, sottolineando che non modifica il nostro impegno. L’obiettivo è rassicurare stakeholder, soci e cittadini che la trasparenza sui dati Esg resterà invariata.
Posizionamento chiaro o attendista?
Cap ha mantenuto una posizione chiara: anche in assenza di obbligo formale, continueremo con una reportistica solida e allineata agli standard europei. L’attendismo non sarebbe coerente con il nostro ruolo di gestore pubblico e con i rischi crescenti di greenwashing, già regolati a prescindere dalla Csrd.
Guardando al 2026, quali sono le priorità? In che modo la Csrd continuerà a influenzarvi?
Tre priorità principali:
- Consolidare il modello di raccolta dati e controlli avviato con la Csrd.
- Mantenere la doppia materialità come strumento di pianificazione strategica.
- Allineare Taxonomy e investimenti per massimizzare accesso a finanziamenti pubblici e credibilità degli interventi infrastrutturali, dato che per una utility idrica la Taxonomy resta rilevante anche volontariamente.
La Csrd rimane un riferimento metodologico essenziale: anche se l’obbligo venisse meno, il quadro Esrs garantirebbe trasparenza, comparabilità e capacità di dialogo con investitori, istituzioni e territorio. Per questo Cap continuerà a utilizzarla come infrastruttura informativa strategica, non come adempimento.
Giulia Bandini
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