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Etf Esg sulle montagne russe con timori petrolio e tassi

31 Mar 2026
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Settimane ad alta volatilità per gli Etf Esg, con l’azionario sostenuto a tratti dai settori difensivi ed energetici e l’obbligazionario sotto pressione per il rialzo dei rendimenti. Le tensioni geopolitiche e il petrolio restano le variabili chiave.

Sono settimane sulle montagne russe per gli Etf Esg a disposizione degli investitori italiani. Il quadro dei trend resta instabile, con movimenti alternati tra fasi di correzione e tentativi di recupero. Nell’ultima settimana si è osservato un puntellamento ai trend di fondo dei cloni sostenibili di tipo equity che ha favorito il rimbalzo del mercato azionario nella giornata di lunedì 30 marzo dopo alcune sedute complicate, mentre l’obbligazionario continua a mostrare segnali di crescente fragilità del trend delle quotazioni.

AZIONARIO ESG: ENERGIA E DIFENSIVI GUIDANO IL RIMBALZO

Le borse europee e tutti gli Etf azionari di tipo Esg hanno chiuso la seduta di lunedì 30 marzo in deciso rialzo, con gli indici sui massimi di giornata grazie al contributo dei settori energetici e delle utility. In un contesto dominato dagli sviluppi geopolitici in Medio Oriente e dal rialzo delle materie prime, sono stati proprio i comparti difensivi e legati all’energia, tra cui real estate e oil & gas, a guidare i movimenti.

Il mercato resta fortemente influenzato dalle notizie sul fronte iraniano. Da un lato emergono segnali di possibile dialogo, anche alla luce delle dichiarazioni di Donald Trump sui progressi nei colloqui; dall’altro permangono rischi concreti di escalation, con nuove tensioni e attacchi che alimentano l’incertezza.

In questo scenario, gli Etf Esg azionari continuano a seguire la direzionalità generale dei mercati, con il fattore Esg che resta in secondo piano rispetto alle dinamiche macro e settoriali.

OBBLIGAZIONARIO ESG: RENDIMENTI IN SALITA E MAGGIORE NERVOSISMO

Più complesso il quadro per gli Etf Esg obbligazionari, dove cresce il nervosismo. Il rialzo dei rendimenti riflette le aspettative di una politica monetaria più restrittiva, in risposta al rischio di un nuovo shock inflazionistico legato all’aumento dei prezzi energetici.

Il rendimento del Treasury statunitense a 10 anni è salito oltre il 4,43%, mentre il Bund tedesco decennale si è portato sopra il 3,10%. I mercati monetari stimano ora circa il 60% di probabilità che la Federal Reserve possa alzare i tassi nel corso dell’anno, segnando un netto cambio di scenario rispetto alle attese di fine febbraio.

In Italia, il Btp decennale ha chiuso la seduta del 30 marzo con un rendimento in calo al 3,98%, con uno spread rispetto al Bund tedesco sceso a 93 punti base. Dinamiche che evidenziano un contesto ancora frammentato per il reddito fisso europeo, con movimenti differenziati tra Paesi core e periferici.

EVOLUZIONE DEGLI INDICI SOTTOSTANTI ESG

Sul fronte dell’offerta, emergono novità rilevanti anche per alcuni Etf Esg quotati. MSCI ha aggiornato la metodologia degli indici utilizzati da diversi fondi della gamma Xtrackers, tra cui quelli legati a mercati globali, statunitensi e giapponesi.

Le modifiche includono l’eliminazione del filtro di esclusione delle armi convenzionali, il restringimento dei criteri sulle armi nucleari e l’introduzione di un periodo di sospensione di 12 mesi per la regola di riduzione delle emissioni di carbonio. Gli indici continuano comunque a escludere società coinvolte in attività controverse e non allineate ai principi del Global Compact delle Nazioni Unite.

Infine, in un contesto di volatilità, la componente reddituale sotto forma di distribuzioni di dividendi resta un elemento di attenzione anche nel mondo Etf Esg. Alcuni strumenti obbligazionari e azionari hanno comunicato i dettagli delle distribuzioni periodiche, contribuendo alla lettura del rendimento complessivo. Tra i vari esempi delle ultime settimane, il BMO ESG Corporate Bond Index e l’Invesco S&P US Dividend Aristocrats ESG Index.

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